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Mario Draghi

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Vi ricordate quando il sommo genio di noi italiani sfornò i miniassegni da dieci lire, cento, cinquecento e li facevamo circolare come moneta corrente? E quando allo stesso tempo la nostra lira correva come una barca sfondata perdendo pezzi e dignità? Quelli erano tempi. Ma attenzione. A volte ritornano. Adesso non si tratta più di assegnini, ma di minibot, titoli di stato nani, i dworf della moneta, gnomi bancari alla macchia e lepriconi dell’italica invenzione. Il titolo di mastro Ciliegia di questa formidabile furbata è Claudio Borghi, oggi presidente della Commissione Bilancio della Camera in conto Lega, che tirò fuori dal cappello estivo questa idea nel 2012. Ci risero dietro anche allora, cionondimeno la cosa piacque proprio per questo: rompeva le scatole al nemico (vecchia ossessione mussoliniana: datemi un nemico da colpire alle gonadi e noi là saremo là, puntuali) e dunque doveva considerarsi buona. Ci davano dei cretini e degli incompetenti? Meglio: molti psichiatri, molto onore.

MADAME POMPADOUR. Adesso, in questa nuova Italia da incubo in cui chiunque ne abbia voglia depone un uovo di serpente in qualche stazione televisiva accogliente e plaudente, l’idea torna in auge. Come diceva Madame Pompadour alle sue damigelle «in fondo, perché no? agli uomini piace tanto e a noi non costa nulla». Gli italiani impazziscono per qualsiasi vigorosa e sfolgorante assurdità. Dunque, a loro piace, e perché no? La Pompadour Borghi è della stessa idea: agli italiani questa trovata procurerà fremiti innominabili e quanto agli altri, che crepino. D’invidia o di paura, poco importa. Il fatto è che l’Europa nel suo complesso, sovranisti e non, ha paura di noi ma non ci ammira. Il made in Italy della finanza a gogò fa paura per ignoranza, avventatezza e autolesionismo. Specialmente l’ultimo: l’autolesionismo italiano, come l’autarchismo fascista, porta cancrena, infetta il vicinato e propaga logoramento come le tarme negli armadi. In che consiste dunque la geniale idea? Si prendono dei pezzi di carta sui cui si scrive “Debito Insoluto della Pubblica Amministrazione Pari a euro Tot”. Il Tot è una quantità a piacere, nell’economia Montessori in cui improvvisiamo. Dunque, si pubblicano mazzi di carte, rotoli di carta igienica, fogli di quaderno, file di computer e ologrammi con su scritto, come in un quadro di Magritte, questa banconota non è una banconota. Ma funzionerà come una banconota perché a noi – come diceva Fausto Bertinotti – piace fare scherzi come in una nuova serie di “Amici miei”. Troppo rumore per nulla? Non proprio: nell’Europa normale, sia ostile che oppure amica a geometria variabile e giorni alterni, quel che fanno gli italiani fa comunque paura. E’ l’unico sentimento che ispiriamo: non quello della bravata, del coraggio, dell’invenzione geniale, ma la demenza del fanciullo lombrosiano che si tura le orecchie, si chiude gli occhi e proferisce slogan a scartamento ridotto.

LA CARNEVALATA Così Mario Draghi si è sentito il dovere di prendere sul serio la nuova carnevalata pe dire che «I minibot o sono moneta e perciò sono illegali, oppure rappresentano debito, il che fa aumentare lo stock esistente. Non credo che esista una terza possibilità». Tertium non datur. L’idea apparentemente innocente che sta dietro la trovata del minibot circolante in strada senza patente, è quella del creditore nei confronti dello Stato debitore, che mette in circolazione gli avatar miniaturizzati del suo credito: avatar usabili solo per pagare le tasse. Una cosina così italiana, così made in Italy, così patrimonio dell’umanità come la pizza coi funghi e l’amatriciana del vero terremoto. La Camera distratta ha fatto passare una settimana fa una mozione che porta come prima firma quella di Simone Baldelli di Forza Italia, un deputato che è un formidabile imitatore per l’occasione travestito da Claudio Borghi di cui sa rifare voce, tic e identiche follie. Al governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco sono saltati giustamente i nervi: «Sono sempre debito e non è la soluzione: è altro debito». I grandi giornali europei suonano l’allarme, non tanto per la minaccia di monete antimateria con valore negativo, ma per l’infaticabile creatività italiana quando si tratta di barare, non rispettare, imbrogliare spargere fumo negli occchi. Non soltanto per questa trovata – o le altre del doppio governo dimezzato – l’Italia è considerata un pericolo a prescindere.

LE TELEVISIONI La massima responsabilità per questo stato delle cose è ancora una volta delle televisioni italiane con rare e svogliate eccezioni che sembrano incapaci di contrastare, col coltello fra i denti, le pazzie e demagogie dei prepotenti di turno. Le televisioni in genere registrano le follie senza insorgere, ma anzi con deferenza, sempre il cappello in mano, inventando nuove categorie di condizionale e congiuntivo ipotetica – modello base: qui lo dico e qui lo nego – e secernono solo querula loquacità in talk show in cui tutti si impediscono di parlare e navigano a svista, intimidendosi con bestialità logiche, storiche ed economiche. Altro che Italexit: qui si marcia cantando e ballando verso il baratro, oltre il quale c’è soltanto il ridicolo.

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