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Radical Chic. Amanda Knox, i media e la riforma della giustizia

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Amanda Knox
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Ha ragione Amanda Knox: la Cassazione l'ha assolta definitivamente ma in un angolino nemmeno tanto nascosto della mente delle persone lei resterà per sempre il demone con la faccia d'angelo regista dell'uccisione della sua coinquilina Meredith Kercher.

È tornata dopo otto anni da quel giorno in cui nell'aula della corte d'assise d'appello di Perugia risuonò forte la parola innocente (assoluzione poi confermata dalla Cassazione) per ribadire quello che già la sentenza aveva affermato: "Non sono un mostro". Più di una volta, durante l'intervento al festival della giustizia penale a Modena, ricordando le paure, il carcere, l'impotenza davanti ad accuse che si fondavano solo su un teorema, le sofferenze sue e della sua famiglia, la sua vita di giovane donna sconvolta...

... l'idea del suicidio che le si era affacciata nella mente e che per fortuna poi non si è concretizzata, raccontando tutto questo Amanda si è commossa e ha pianto. Se non fosse innocente, sarebbe un'attrice da oscar. Ma Amanda è innocente. Titolare, ancora oggi - come qualcuno ha fatto - "la versione di Amanda", è un modo subdolo per continuare a insinuare il dubbio nella testa delle persone.

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Dovrebbe davvero far riflettere il ruolo della stampa, i danni irreparabili che giornali e giornalisti possono fare. Raffaele Sollecito, l'altro protagonista della triste vicenda della villetta di Perugia, l'allora fidanzatino di Amanda anche lui accusato dell'assassinio della povera studentessa inglese e anche lui assolto definitivamente, ha raccontato in questi giorni che nonostante la sua laurea in ingegneria nessuna azienda lo assume per timore di pubblicità negativa. Un'altra vita sconvolta dalla voglia di scoop a tutti costi dei media e dagli errori giudiziari.

Questi ragazzi hanno passato quattro anni della loro vita in carcere, ma erano innocenti. E resteranno marchiati per sempre, nell'animo, nella psiche e nell'opinione pubblica. Gli investigatori che poi, come è stato dimostrato dagli atti giudiziari, hanno sbagliato tutto, che hanno puntato sulla pista morbosa del festino a luci rosse, che si sono impuntati nel credere e far credere che i colpevoli fossero Amanda e Raffaele insieme a Rudy Guede (poi unico condannato), ebbene la loro vita come è cambiata dopo questi fatti?

«Di recente sto pensando al mio pm, vorrei avere un faccia a faccia con lui, al di fuori dalle aule, al di fuori del ruolo di buono e di cattiva" ha detto Amanda. Io credo che anche alla luce di tutto quello che sta venendo fuori in questi giorni con la bufera Palamara che si è abbattuta sulla credibilità del Csm e sulla correttezza della magistratura nel suo complesso, sarebbe ora di fare una riforma seria della giustizia. Introducendo una vera responsabilità dei giudici, così da tutelare chi incappa in magistrati che per ostinazione o semplice incompetenza non si fanno alcuna remora a rovinare la vita a persone oneste. Il "chi sbaglia paga" deve valere per tutti, anche per chi indossa una toga.

eva.kant@quotidianodelsud.it

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