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Lo storico incontro tra GIovanni Paolo II e Ali Agca

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Il 13 maggio del 1981, quasi quaranta anni fa, un killer professionista di nome Alì Agca sparò a distanza ravvicinata a Karol Wojtyla, al secolo papa Giovanni Paolo II, e la sua pallottola sfiorò l’aorta senza reciderla. Woytila era stato il capo della Chiesa cattolica polacca, aveva resistito ai nazisti e ai comunisti e attraverso la sua rete sindacale cattolica guidata dall’elettricista Lech Walesa occupava materialmente tutto il territorio polacco, eterna chiave strategica per il controllo dell’Europa.

Ieri l’altro il presidente americano Donald Trump ha dato ordine di dislocare alcune migliaia di soldati americani lungo il confine polacco nel corso di esercitazioni molto tecnologiche e intimidatorie che hanno lo scopo di avvertire Mosca del fatto che l’America non scherza, non intende consentire altri colpi di mano dopo la Crimea.

La Polonia nel corso degli ultimi tre secoli è stata spartita, smembrata, riassemblata, aggredita e minacciata dalla Russia e dalla Germania.

Wojtyla avrebbe dovuto morire perché lui e lui soltanto contendeva all’agonizzante impero sovietico il controllo del territorio sul quale avrebbe dovuto combattersi una eventuale prima fase della guerra che tutti temevano.

A me toccò l’imprevisto compito di riaprire formalmente le indagini sulla vicenda dell’attentato e la cosa provocò un clamore mondiale, ma non in Italia, dove la custodia del mistero, anzi del cover-up, è affidata ad una cupola che meriterebbe la serie televisiva che nessuno invece farà mai perché in Italia nessuno osa fare ciò che americani, inglesi e persino francesi fanno con normale coraggio.

RASSICURANTI BUGIE

Ve lo figurate in Italia un film in cui un presidente della repubblica, d’accordo con il comandante dell’arma dei carabinieri fa assassinare il capo dei servizi segreti… Per gli italiani, solo rassicuranti bugie, addomesticamenti e retorica.

Una prova? La nostra inchiesta risolse il mistero grazie alla determinazione del deputato Enzo Fragalà che impose un expertise di medicina legale computerizzata affidata a un team di massimo livello, che riconobbe nell’uomo accanto al killer Ali Agca il capo dei servizi segreti Bulgari a Roma Antonov. Ai tempi dell’attentato le foto non potevano consentire un riconoscimento anatomopatologico perché non esisteva una medicina computerizzata.

Fragalà si batté come un leone, Antonov venne finalmente riconosciuto e l’opposizione di sinistra chiese irritata una seconda expertise con un altro team di fiducia, che ebbe lo stesso incarico e confermò il risultato: lo “handler”, il gestore del killer accanto a lui era il capo dei servizi bulgari.

IL SERVIZIO SEGRETO RUSSO

A Parigi l’ufficio del parquet che aveva fatto condannare il terrorista Carlos all’ergastolo mi confermò che l’attentato al papa polacco era stato gestito direttamente dal GRU, il servizio segreto militare sovietico da non confondere con il KGB, perché l’eliminazione del papa polacco era considerato un problema militare. Aver provato in una Commissione d’inchiesta, sia pure ventiquattro anni dopo, come si erano svolti i fatti, fu un successo enorme di cui si parlò in tutto il mondo.

L’ARRESTO DI ALÌ AGCA

Davanti alla mia abitazione stazionavano i grandi pullman delle stazioni tv americane, canadesi, australiane, francesi e inglesi, ma nessuno delle televisioni italiane aprì bocca. Interrogai tutti i bravi magistrati che si erano avvicendati nelle indagini ai tempi dell’attentato e furono tutti concordi nel dire che le cose stavano come avevamo provato.

Ali Agca fu subito arrestato e interrogato: disse di essere un killer assoldato dai servizi bulgari per far fuori il papa e chiese di patteggiare in cambio di una confessione completa. Arrivarono allora da Sophia due sedicenti magistrati militari che chiesero ai magistrati italiani di poter vedere l’imputato. Uno dei due fu accompagnato a fare un tour del palazzo di giustizia, mentre l’altro restava da solo con Ali Agca. Poi se ne andarono.

Immediatamente dopo la loro partenza Agca dichiarò di essere Gesù Cristo reincarnato e fece il pazzo. Tutto da buttare. Specialmente la memoria. Nessuno ne sa più nulla. Quanto aprii l’indagine, motivata dal fatto che il vecchio papa prima di morire aveva per la prima volta dichiarato in un libro di sapere benissimo da dove venisse la pallottola che lo aveva colpito, io e chi lavorava con me fummo derisi e additati al pubblico linciaggio.

IL DELITTO FRAGALÀ

Persino il giornale del sindacato di polizia “Polizia e Democrazia”, che dio solo sa che cosa c’entrasse, scrisse che “Una nuova indagine della Commissione Mitrokhin” stava “riesumando ipotesi rivelatesi vent’anni or sono frutto di una montatura”. Il deputato Enzo Fragalà il 26 febbraio del 2010 fu assassinato sotto il suo portone da un motociclista armato di bastone che gli fracassò il cranio.

Caso irrisolto.

Lech Walesa, che dopo la caduta del comunismo fu anche Presidente della Polonia, quando ci incontrammo mi fece una scenata: “Avete tutti parlato del muro di Berlino che è stato soltanto uno show propagandistico di Gorbaciov e non avete voluto ammettere che l’impero russo è crollato a Varsavia, e che Wojtyla doveva morire per questo, ma Iddio l’ha protetto”. Con Fragalà Iddio fu meno generoso.

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