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BARBA E CAPELLI - Carlo Borgomeo, l’equivoco secolare

Cosa ha portato a casa il comunicatore per il Sud? Chiacchiere e noia

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Didascalia Foto: 
Carlo Borgomeo
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Che cosa ha portato a casa per il Sud, in concreto e in soldoni, ma anche in soldini, l’esimio Carlo Borgomeo supremo (anche se noiosissimo) comunicatore del Sud, per il Sud, nel Sud e anche con il Sud? Diciamocelo con garbata tristezza. Un piffero. Chiacchiere. Libri, presentazioni, congressi, convenevoli, convenzioni, tavole rotonde, quadrate, a ferro di cavallo, tavole dall’andamento mosso con grazia, sempre con qualcuno che dorme mentre qualcun altro seguita a dormire aggrappato al microfono. Che sia la persistenza della forza collante della vecchia DC? 

Da Presidente della Fondazione Sud presentò  nel 2013 un suo libro dall’eloquente titolo “L’equivoco del Sud”, presenti Mario Calabresi, Marco Rossi Doria e Marco Revelli. La tesi era onesta, anche se inutile perché già nota nelle foto segnaletiche: il Sud è povero, ed è povero perché è il Sud. Le tautologie rafforzano il pensiero. 

L’ACUTEZZA E LA CRISI

Al Sud, sosteneva con acutezza Borgomeo, non mancano soltanto i posti di lavoro, ma tutta la struttura economica e civile che poi genera, fra l’altro, imprenditoria e dunque ricchezza e vita civile finalmente accettabile e persino desiderabile. Per buona dose, e come maionese aggregante, l’autore ricordava con la potenza dell’ovvietà (mai sottovalutare l’ovvietà perché è ovvia: diffidarne solo quando è paravento) gli sprechi, i soldi a pioggia e a grandine, gli interventi sbagliati (che poi sono sempre gli sprechi), oggi aggiungeremmo anche l’innaffiata di reddito di cittadinanza in comode confezioni spray a chi ha già due o tre lavori in nero, e poi le solite parole al vento, come: “Occorre discontinuità”. Affermazione ardita, quasi temeraria. Ma quale, quando, dove e come?

MODELLI ESTRANEI

 Capovolgete la pagina e lo saprete. E poi la scuola, naturalmente, perché ci va sempre come il cacio sui maccheroni e il vizio – di cui non ci eravamo accorti ma dev’essere vero – di “importare modelli estranei alla cultura e alle tradizioni” che inevitabilmente portano a “una dimensione politica di dipendenza”.  Non è incredibile? Probabilmente al Sud pretendono di introdurre i cori del Cadore e si sforzano di sostituire la pasta con le sarde con i cappellacci di zucca ferraresi. Come vuoi che una cultura possa resistere e senza poi cedere arrendendosi? Però il Borgomeo-pensiero, molto laborioso anche se mai veramente ardito, su questo punto ha ragione: la guerra civile americana tra Confederati e Unionisti fu anche uno scontro di culture e civiltà. Ma non ci sembra che a Messina cantino Dixieland e le scuole bene o male funzionano, benché a Napoli le statistiche dicono che si è perso il “bilinguismo” a favore della lingua napoletana, essendo l’italiano riservato ai soli spot pubblicitari. Difficile certificare. 

LA LEGGE 44 E IL NORD

Sta di fatto che il commissario Montalbano in questo momento è veramente grave e quella è cultura del Sud esportata al Nord, guarda come si è irritato Feltri. Ma ciò che vogliamo sottolineare è l’insostenibile leggerezza della chiacchiera senza fatti pesanti, che facciano da ancora, da pietra miliare, da turning point. La legge 44 sull’imprenditoria giovanile, poi modificata, alla fine ha portato ricchezza al Nord e non al Sud. E non ci sembra onestamente che abbiano lasciato il segno gli anni di Presidenza della Fondazione con il Sud (Banche e Terzo settore, più volontariato) né la Mission di fornire servizi alle imprese, alle  associazioni e alle amministrazioni locali per programmi – come recita la ragione sociale della C. Borgomeo & Co. S.r.l. – di creazione e consolidamento di imprese e per interventi di sviluppo locale. 

BOLLE DI SAPONE

Infine, un’opera titanica: la Fondazione BNC, Banca Nazionale delle Comunicazioni, che mette spavaldamente insieme bolle di sapone come se fossero cose oggetti reali, i seguenti pezzi tratti dall’enciclopedia dei Ragazzi: Volontariato, Filantropia, Beneficenza, Protezione e qualità ambientale, Arte, conservazione e valorizzazione delle attività culturali, istruzione, salute pubblica, medicina preventiva e riabilitativa, eccetera. 

 L’eccetera è nella lista. Ora, a parte la medicina preventiva e riabilitativa che sembra una cosa seria ma di cui non si conoscono risultati di rilievo, tutto il resto sembra (ed è) fuffa, panna montata, chiacchiere da convegno fra assessori sfigati, fumo senza arrosto, baggianate e prese per i fondelli. Voi ve la figurate una tale “impresa” con un tale proclama nel Friuli? A Bolzano? Suvvia. 

Idem per le nobili imprese a favore dei bambini: i bambini . si sa - portano un sacco di voti, selfie, foto strazianti, i loro problemi gravissimi sono lucrativi, se trovi un bambino da curare, trovi un tesoro. 

Bene, nel curriculum di Borgomeo c’è una folla di bambini virtuali nominali astratti anche sotto forma di pupazzetti sulle copertine utili per dibattiti con esausti psichiatri dell’infanzia, assessori dell’infanzia, panel in rapporto speculare come il fatto che nulla, ma proprio nulla di nulla sia cambiato in meglio nel nostro lieto Sud, in cui gli Ulivi secolari sono stai sostituiti da congressi secolari, dichiarazioni secolari, copertine e brossure secolari, in una lentezza estenuante, soporifera, inutile. Anche di questo è fatta la cultura del Sud. Obiettivo centrato.

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