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Per combattere il nuovo coronavirus 2019-nCoV, che l’OMS ha deciso di chiamare SARS-CoV2, la corsa contro il tempo si gioca su più fronti: il primo è trovare al più presto un vaccino, e già un’azienda italiana, l’Advent srl, divisione vaccini dell’IRBM Science Park di Pomezia ha dichiarato di poter rendere disponibili, grazie alla collaborazione con l’Università di Oxford, i primi mille vaccini per i test clinici entro l’estate, “per iniziare la sperimentazione sull’uomo entro l’autunno”.

La seconda urgenza è riportare in patria gli italiani rimasti bloccati sulla nave britannica Diamond Princess, ormeggiata a Yokohama in Giappone, divenuta un focolaio di infezione. La terza, è diffondere informazioni capillari e corrette alla popolazione perché siano applicate e rispettate le misure di prevenzione per evitare il contagio, arginando le fake news, motivo per cui il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha incontrato lunedì scorso i vertici di Facebook Italia. Intanto, non si arrestano i contagi, i decessi e i ricoveri – più di 73mila 450 i primi, ben oltre i 43 mila del 23 gennaio, più di 1870 i decessi, che erano 1018 meno di un mese fa, prevalentemente concentrati nella provincia dell’Hubei, in Cina. La progressione in quel territorio è spaventosa.

I dati vengono aggiornati in tempo quasi reale e visualizzati sulla mappa on line realizzata dalla giovane scienziata ingegnere Lauren Gardner della Johns Hopkins University, grazie a un sistema che elabora le informazioni raccolte dall’OMS e dalle banche dati epidemiologiche di Usa, Europa e Cina. La Cina ha inasprito le misure di contenimento, ricorrendo “sia alla quarantena forzosa per le persone colpite dal virus, sia minacciando di varare la pena di morte per chi nasconde il proprio contagio al Sistema sanitario e militare”, ha riferito durante l’ultima puntata di Frontiere la corrispondente RAI a Pechino, Giovanna Botteri. “Contro il virus è in atto una vera e propria guerra” – ha aggiunto. Gli sforzi a livello globale per impedire la diffusione della SARS-Cov2 sono ingenti.

L’Italia, che è stato il primo fra i Paesi europei ad adottare misure stringenti preventive per la popolazione, oltre a una task force governativa che quotidianamente fa il punto della situazione, ha predisposto appositi canali informativi. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), attraverso il portale dell’epidemiologia – Epicentro – consente di reperire tutte le informazioni sul nuovo coronavirus. Ha pubblicato anche un decalogo di raccomandazioni con il Ministero della Salute, le Regioni, gli Ordini Professionali e le Società scientifiche, da diffondere sia via social, sia fisicamente, per arginare l’”infodemia”, ovvero il diffondersi di notizie infondate. Per consentire di fronteggiare l’eventuale impatto con il SARS-CoV2, è in preparazione un corso di formazione online, affinché i medici, gli infermieri e tutti gli operatori del SSN “siano informati e formati, avvalendosi delle attuali evidenze scientifiche”.

I coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus, chiamati così per le punte a forma di corona che hanno le proteine superficiali – “Spike” – del virus. Ed è proprio partendo da queste proteine superficiali che si gioca la sfida del vaccino. Un’azienda italiana , l’IRBM Science Park Spa di Pomezia, attraverso la sua divisione vaccini Advent srl, ha avviato con lo Jenner Institute dell’Università di Oxford le procedure per la produzione di un primo lotto di mille vaccini per il Coronavirus 2019-nCoV da utilizzare entro l’estate, per avviare i test clinici. Il vaccino – ha spiegato Matteo Liguori, managing director di Irbm Science Park spa – è costruito utilizzando una versione non pericolosa di un adenovirus, un virus che può causare una comune malattia simile al raffreddore.

L’adenovirus è stato modificato in modo da non riprodursi nell’organismo umano. All’interno del genoma adenovirale è stato inserito il codice genetico necessario alla produzione della proteina ‘Spike’ del coronavirus. Negli individui vaccinati gli anticorpi prodotti contro la proteina Spike possono legarsi al Coronavirus che è entrato nell’organismo umano e impedirgli di causare un’infezione. Quanto ai tempi per la produzione del vaccino, Liguori ha ricordato che l’OMS ha parlato di 18 mesi come tempi di riferimento. Ciò detto, ha precisato che, per l’IRBM, “i tempi dipenderanno dall’andamento dell’epidemia. E’ possibile accorciarli rispetto agli iter tradizionali, perché l’adenovirus è una piattaforma che abbiamo prodotto più volte per altre malattie infettive”- ha spiegato. L’inoculo virale è attualmente in produzione al Clinical biomanufacturing facility dell’Università di Oxford e sarà poi trasferito a Pomezia, nei laboratori della divisione vaccini dell’Irbm, Advent srl, che procederà alla produzione delle prime mille dosi entro l’estate per i test clinici”.

Il manager è molto fiducioso: “Lo Jenner Institute – ha affermato – ha già lavorato contro il Coronavirus responsabile anni fa della MERS, (la Sindrome Respiratoria Mediorientale) mentre la nostra realtà ha competenze speciali sull’adenovirus, che è un vettore virale. Nel 2014 abbiamo sviluppato e prodotto il vaccino contro l’Ebola. Inoltre abbiamo creato un consorzio pubblico-privato, CNCCS, con CNR e ISS per sviluppare la ricerca farmaceutica”. Il virologo Rino Rappuoli, uno dei maggiori esperti a livello mondiale nel campo dei vaccini, chief scientist e head of external Research & Development dell’azienda GSK vaccine ha affermato in più occasioni che per ottenere un vaccino sono oggi disponibili varie strade. Grazie alle nuove tecnologie oggi si può conseguire l’obiettivo più rapidamente. Rappuoli ha riferito all’Ansa di un “vaccino a Rna”, a cui sta lavorando negli USA il NIAD, l’Istituto Nazionale per lo Studio delle malattie infettive, in collaborazione con l’azienda biotecnologica Moderna e con la Coalition for Epidemic Preparedness Innovation – CEPI-, partendo dalla mappa genetica del virus per arrivare a costruire un gene sintetico utile a stimolare la reazione del sistema immunitario.

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