Carlo Calenda

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Wu Ming, ovvero l’entità fichissima che qualifica il collettivo di letteratura in assoluto più esclusivo, dice che Carlo Calenda è un “nemico”.

Sono, questi di Wu Ming, i letterati del marxismo-leninismo titolati a scagliare gli anatemi. E su Calenda – pur sempre tra i leader del Pd – così twittano: “Non facciamo teatrini coi nemici, non ci sediamo a tavola coi nemici, non prendiamo tarallucci e vino coi nemici…”.

Luigi Castaldi, attento osservatore di lapsus, lo spiega bene il non detto, anzi, il sollievo: “meno male che so’ finiti gli Anni di Piombo”.

Meno male davvero, “equivale a una sentenza della direzione strategica delle BR, a quei tempi l’avresti letta su un volantino, oggi su Twitter”. Meno male.

E però, caro Castaldi, un’intransigenza così inorgoglisce le istituzioni. Perfettamente coerente, Wu Ming, al codice etico prossimamente in uso al Salone del Libro di Torino (LEGGI LA CARD SUL CASO DEL SALONE DI TORINO).


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