Attività di intercettazione

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Che i magistrati, a differenza di qualunque disgraziato, non finiscano in galera quando incappano in qualche vicenda giudiziaria, vabbè, si sa.

Ma che le intercettazioni – solitamente squadernate sui giornali per sputtanare la vita dei poveri disgraziati – nel caso specifico dei suddetti magistrati restino sempre immancabilmente custodite nei cassetti della riservatezza un fior di dilemma lo pongono: c’è forse un deficit di professionalità del giornalismo solitamente informato o è solo un capovolgimento di senso del potere – dello stesso giornalismo – altrimenti detto lapsus rivelatore, di mafia va da sé?


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