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C’è da chiedersi con Dante –“se non piangi, di che pianger suoli?” – leggendo di Valentina Cortese.

Da contessa scalza qual è, cresciuta nella miseria dei semplici – non sapendo che fosse miseria – porta sempre sul capo un foulard: “Lo devo ai miei contadini, la mia mamma Rina che ho portato alla Scala tante volte, suo marito Giuseppe… era il modo in cui lo usavano nei campi; per me è come una loro carezza”.

Lei è Giovanna d’Arco, è Lulù, è Maria Stuarda. Ed è Ljuba che dà incanto, pausa e respiro al Giardino, tra i ciliegi. Da oggi è nel Giardino.