Matteo Salvini

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Con la caduta di Matteo Salvini il giornalismo altolocato torna a respirare. Le grandi firme si sentono finalmente a loro agio potendosi occupare del Pd tornato in grande spolvero o di Romano Prodi senza evocarlo in seduta spiritica e di sognarselo già al Quirinale.

L’informazione restituita alla mistica del ribaltone è diventata perfino magnanima. Al M5S degli Ursula al seguito dei due Letta, dei Casini e dei Franceschini, tutto è perdonato: i congiuntivi, le scie chimiche e lo stesso curriculum di Conte. Dove non ha osato lui, glielo gonfiano i commentatori più titolati. È già statista. E Rocco Casalino editorialista.


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