Pierfrancesco Favino nei panni di Bettino Craxi in una scena di Hammamet

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L’Italia non sa fare i conti con se stessa e ha un solo racconto: l’arte. “Hammamet”, il film di Agostino Saccà con la regia di Gianni Amelio su Bettino Craxi, fa quello che la strada più ovvia – la storiografia – non sa fare. La pellicola comincia con Bettino piccolo che con una fionda rompe il vetro di una finestra del suo collegio. E finisce, il film, col prete che lo fa inginocchiare per dirgli tutti gli improperi possibili che cominciano con “M”. Maleducato, mascalzone, malfattore, manigoldo, maligno… Ecco, glieli dice tutti, il prete, eccetto quello più sfacciatamente sottinteso: Mussolini.

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