Vincenzo De Luca e Michele Emiliano

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Passando dall’amministrazione alla politica il quadro della comunicazione social inevitabilmente cambia.

Per il sindaco, il governatore, l’assessore e così via attività, e presenza costante su queste piattaforme sono soprattutto una vetrina, foriera di consensi elettorali. L’attività di informazione diventa più curata e spesso accompagnata da video, foto e prese di posizione. È il personaggio che prende il sopravvento sull’istituzione.

Se, dunque, il posizionamento e la comunicazione sui social network delle Regioni del Sud (intese come pa) sono tutt’altro che positivi con i governatori qualcosa cambia. Emblematico il caso calabrese: per un ente territoriale colpevolmente assente sia su Twitter che su Facebook c’è un presidente che twitta e posta con una certa frequenza. Capacità di coinvolgimento e penetrazione andrebbero riviste, visto che Mario Oliverio ha seguito bassino sia su Fb (poco più di 25mila like alla sua pagina) che su Twitter (non arriva nemmeno a 7mila follower) ma è già qualcosa.

Ai primi posti solo un personaggio di respiro nazionale come Michele Emiliano (Puglia) può spezzare il monopolio campano/partenopeo che avevamo registrato nell’analisi di Regioni, Comuni e sindaci. Il gradino più alto è un ex aequo con Vincenzo De Luca. Emiliano va meglio su Twitter (circa 149mila follower contro 66.800), De Luca su Facebook (quasi 220 mila like a circa 130.700). Numeri non proprio trascurabili se si pensa che il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, non arriva a 40mila su Facebook e a 4mila su Twitter.

E che Luca Zaia (Veneto, il migliore per performance al Nord) ha sì agganciato oltre 371.500 fan su Facebook ma su Twitter si ferma a 57.500; peggio sia di Emiliano che di De Luca. Nicola Zingaretti (Lazio) fa però meglio di entrambi su tutti e due i social (circa 271.800 like su Facebook e 429mila follower Twitter). Ma, diciamolo, si tratta di dati dopati, visto che il ruolo di segretario nazionale del Pd gli assicura un ampio seguito in tutto il Paese. Torniamo al Mezzogiorno.

Al secondo posto solitario troviamo il governatore della Sicilia, Nello Musumeci. #Saràbellissima è l’hashtag/filo conduttore del suo impegno politico e amministrativo ma, latu social, l’ottimismo lascia spazio a una distanza siderale dai due colleghi. Su Facebook Musumeci ha sinora raggiunto poco più di 85.430 like, mentre su Twitter non riesce sfondare il muro dei 10mila follower (ne ha qualche centinaia in meno). Cambiando isola troviamo Francesco Pigliaru. Su Facebook non ha una fanpage ma un comune profilo. Scelta non così rara ma poco lungimirante visto il limite di 5mila amici previsto dalla piattaforma. Se la cava (in parte) con i “seguaci”, circa 9.400. Su Twitter, invece, ha un account da circa 10.700 follower.

Con i presidenti di Molise e Basilicata entriamo nel campo della trascuratezza, di come restare comunicativamente al palo nell’era del web 2.0. L’unico posizionato su entrambi i social media è Donato Toma (Molise) con un seguito, però, abbastanza imbarazzante. Su Facebook è il peggiore in assoluto tra i colleghi del Meridione (circa 5.600 like), mentre su Twitter supera a malapena i 50. Ed è anche normale visto che non pubblica contenuti da marzo. Per Vito Bardi, invece, Twitter non esiste proprio. La scelta di non aprire un profilo è francamente incomprensibile. Gli va meglio, rispetto a Toma, su Facebook, dove ha raggiunto quasi quota 7mila like. Con queste performance le possibilità di allargare sul web il proprio bacino elettorale (in particolare fra i giovani) sono davvero poche.

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