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«Il pensiero che ho fatto adesso è che qualcuno dirà che papa Francesco Bergoglio è con la mafia perché già nel 2014 aveva detto che l’ergastolo, soprattutto quello “ostativo”, “è una pena di morte nascosta” chiedendo che venisse abolito. E credo che nessuno possa dire che papa Francesco è un “simpatizzante” della mafia che ha sempre condannato”.

Questo il primo “pensiero” di Ornella Favero, direttrice del mensile “Ristretti Orizzonti” (un giornale dedicato alle problematiche sulla carcerazione e che ha tra i suoi “giornalisti” alcuni condannati all’ ergastolo ostativo) e Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia quando ha appreso, ieri pomeriggio dopo essere uscita dal carcere di massima sicurezza di Padova dove sono ristretti molti ergastolani “Ostativi” (cioè che non potranno mai uscire dal carcere se non da morti ) che la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti Umani, aveva respinto il ricorso presentato dall’Italia contro la sentenza del 13 giugno del 2019 che riguardava il caso di un boss della ’ndrangheta, Marcello Viola.

UN VOTO CONTRARIO

I giudici di Strasburgo hanno stabilito a maggioranza – uno era contrario – che la condanna al carcere a vita “irriducibile” inflitta al ricorrente viola l’articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti umani.

Si tratta di una sentenza storica perché nelle condizioni di Marcello Viola ci sono oltre mille ergastolani ostativi condannati per le stragi mafiose, per terrorismo, che non hanno mai preso le distanze in alcun modo dalle loro organizzazioni criminali. Viola (condannato a quattro ergastoli per omicidi plurimi) si era rivolto alla corte di Europea dei Diritti dell’ Uomo perché non poteva accedere, dopo tanti anni di detenzione, all’assegnazione al lavoro esterno, ai permessi premio ed alle misure alternative alla detenzione, visto che non ha offerto alcuna collaborazione, anche quella che risulta oggettivamente irrilevante alle indagine.

DIBATTITO ACCESO

Strasburgo gli aveva dato ragione: ora conferma quella decisione respingendo il ricorso dell’Italia. La Cedu, infatti, aveva definito “trattamento inumano e degradante” l’istituto giuridico dell’ergastolo ostativo. 

E naturalmente, in questi giorni, in attesa del pronunciamento della Corte di Strasburgo, si è avviato un acceso dibattito tra chi è contro è chi è favorevole all’ abolizione dell’ergastolo ostativo e, soltanto per citarne alcuni il Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia Cafiero De Rhao (contrario all’ abolizione) e l’ex Pm di Mani Pulite, Gherardo Colombo (favorevole).

RAGIONE A VIOLA

Alla fine la Corte Europea dei Diritti Umani, ha dato ragione, non soltanto a Papa Francesco, ma anche agli avvocati di Marcello Viola e di quanti da anni (compreso l’ex senatore Manconi) si sono battuti per l’ abolizione dell’ “ergastolo ostativo”.

Ecco cosa aveva detto nell’ottobre del 2014 papa Francesco ( nel discorso rivolto alla delegazione dell’associazione internazionale di diritto penale nella Sala dei Papi il 23 ottobre del 2014) che aveva definito quella pena una “morte nascosta”: «Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono dunque chiamati oggi a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. E questo, io lo collego con l’ergastolo. Nel Codice penale del Vaticano non c’è più l’ergastolo. L’ergastolo è una pena di morte nascosta».

E Papa Francesco non lo ha solo detto ma lo anche fatto: dal 2013 nel Codice Penale del Vaticano, non c’è più l’ergastolo. Aggiunge Ornella Favero che “un Paese che toglie la speranza alle persone è un Paese che ha perso la sua umanità”.

NON USCIRANNO I BOSS

«È non vero, specifica – Ornella Favero – che usciranno dal carcere molti mafiosi. Ogni caso sarà esaminato dai giudici. E, per chi non lo sapesse, ci sono alcuni “ergastolani ostativi” che hanno già lasciato il carcere, tra questi Carmelo Musumeci, adesso 64enne che era finito in carcere a 34 anni per una serie di reati, compreso l’omicidio e che ha fatto un percorso ammirabile».

«Entrato con la quinta elementare in carcere ha studiato, si è laureato in Giurisprudenza e poi in filosofia, ha fatto dei corsi, ha scritto libri e da qualche anno è fuori, sia pure in libertà condizionale».

«Sto seguendo queste vicende della sentenza della Corte Europea – dice Ornella Favero – con molta apprensione, questa sentenza dà speranza, e la speranza è la migliore medicina per sconfiggere i fenomeni criminali. La speranza è l’arma piu potente, soprattutto per quei giovani ergastolani ai quali si potrebbe dare una possibilità di rifarsi una vita. Adesso Carmelo Musumeci fa volontariato nella casa famiglia “Giovanni XXIII” a Belagna, in provincia di Perugia, è in semilibertà e deve rientrare in comunità entro le 22».

LA LEZIONE DI ROMEO

Ma è un altro uomo a insegnare agli altri che le mafie non portano da nessuna parte. Come mi ha detto Tommaso Romeo, ergastolano ostativo anche lui, che ho incontrato nel carcere di massima sicurezza di Padova, che fa il “giornalista” nella rivista “Nuovi Orizzonti” che incontra gli studenti che vanno in visita al carcere e tante altre cose. Lui era uno ndranghetista, e vede raramente i suoi figli ed i suoi nipoti, ai quali dice:”vedete che fine ho fatto, non fate come me , quella strada che avevo intrapreso era sbagliata e non vi ho potuto vedere, sentire e toccare”.

Proprio nei mesi scorsi, Francesca Romeo, la figlia di Tommaso, aveva chiesto disperatamente che venisse concesso al padre di accompagnarla all’altare: «Anche con dieci o venti agenti di polizia penitenziaria. Ma non me l’ hanno concesso, quel giorno, quello del mio matrimonio è stato un giorno bello ma triste perché lui (suo padre ndr), non c’era».