Giorgia Meloni

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Ma sapresti fare un ritratto di Giorgia Meloni non cattivo? Capisco la sfida perché Giorgia mi inquieta e al tempo stesso la percepisco per quel che è: il famoso “animale politico” che parla con la stessa lingua della gente che lei sente e con cui sta in sintonia. E dunque cominciamo col dire che Giorgia è una creatura scattante e viva nel suo ecosistema e non una figura terza, figlia di, discendente da, causata in qualche modo da lezioni, libri, manuali e artifici.
Un ritratto onesto, se posso e volentieri perché l’essere umano, non c’è niente da fare, è non odiabile. Ho visto gente odiosa a sangue di destra e di sinistra che ti fa venire l’eczema alla morale, al buon giusto, al senso banale della verità minima necessaria e Giorgia non può suscitare odio o preoccupazione esistenziale. Però, sì, ti fa saltare il nervo con le sue semplificazioni, la sua storia imparata malamente e i suoi strafalcioni generazionali.

UN PEZZO DELLA NOSTRA IDENTITÀ

Ma questa ragazza è un pezzo della nostra identità e lo prova il fatto che la gente si riconosce e si vede con le sue immagini.
Io no – lo dico con rispetto e per onestà – perché la Giorgia Meloni che sta vincendo, che è diventata di forza doppia rispetto a una Forza Italia votata all’estinzione come una balena spiaggiata, è un dato di fatto.

E il fatto è che una donna così, in Italia, ancora non si era mai vista. Prendete, non faccio nomi, le varie deputate che si auto delegano a parlare in tv nei telegiornali per dire piripì e perepè, siamo dalla parte della gente e blablabla, si vede che è tutto un appiccicume imparato a memoria, manca la dote, il politico popolare, e non dico populista perché ormai questa parola ha fatto la muffa, è piena di formiche e va lasciata nel cassonetto.

Giorgia viene da quella destra delle borgate e della rudezza reale, viene da quel che la gente dice così come lo dice e dunque lo dice di pancia e senza vergognarsi di mediare con altre parole che sarebbero più appropriate.
Giorgia parla come magna, si dice a Roma, e la gente lo sa anche fuori Roma perché poi la vede scarna, essenziale, biondina, con un par di palle così, quel modo fascistoide della destra sociale che le resta attaccata – e questo per la sinistra col sopracciò è davvero in-to-lle-ra-bi-le, perché nasce dall’aspetto socialista del fascismo e anche del post-fascismo che fu una ingegneria socialista di social security, pupi al mare in colonia, tutti abbronzati per divertirsi perché le radici della Meloni stanno in quel nazional socialismo che seguì i socialismi internazionalisti della Prima Guerra Mondiale, dopo che si fecero tutti nazionalisti e sociali, bolscevichi, fascisti e anche hitleriani – va detto con rossore ma va detto, il mostro della Shoà poi è un cancro più mostro e unico degli altri cancri del fosco fin del secolo già morto.

LE SIA RESO ONORE

E quel socialismo borgataro, da organizzazione territoriale sottoproletaria, roba che veniva da Pasolini e dal cosiddetto lumpen-proletariat, è diventato la destra che non somiglia alle destre del capitale o dell’industria, ma fa parte della destra borgatara e sfegatata dove le squadre di calcio, il tifo, l’amore, la questione della droga, la gente, il sesso, la connessione sociale segue rivoli che la sinistra non ha seguito perché le facevano schifo e alla fine li ha seguiti invece una paranza di ragazzi e ragazze per lo più romani e romane come Giorgia che hanno imparato a stare in piedi, reggere le botte sessiste, fare mucchio come nel football americano, correre per difendere, per riunire e adesso basta perché sennò ci provo troppo gusto e mi sputtano io stesso, ma insomma credo di aver spiegato quel che ho capito.

Poi tutto il resto un casino: filorussa a caciocavallo, la storia imparata a pezzi e bocconi, semplificazioni e uso della lingua anche da brivido, ma tutto compensato da sincerità franca, provocatrice, schietta, leale, quella per cui la gente poi non si sente presa per i fondelli e dice io a questa le credo, mi sembra che sia sincera e così la votano; e ora ha fatto quel pieno in Umbria che l’ha incoronata vera vincitrice, a fronte di una Forza Italia che ha ceduto il passo, che non sa che dire e anche se l’avesse ha perso i mezzi di comunicazione di massa, mentre la Meloni li recupera, se ne fa parte vociante e, spero non si offenda perché da parte mia è un complemento, ignorante. Ignorante nel senso usato dalla lingua dei romani dove ignorante vuol dire spudorato, sincero proprio quando è brutto, sfrontato e chiaro, una portata in faccia senza tanto birignao: uno se è ignorante, alla fine è anche autentico e questo non andrà bene per la marchesa O’ Connor del famoso tè delle 5, ma va bene per chi cerca sincerità anche brutale. Giorgia è tutto questo. E lo è di suo, di forza, di pancia, di esperienza, di donna che non si piange addosso. Ecco, e ha vinto. E ha vinto bene. Sarei più contento se vincessero persone più sofisticate e meno rustiche, ma lei è un rappresentante del popolo e il popolo la conosce e la riconosce e dunque Giorgia ha vinto e le sia reso onore, anche da chi come me teme un mondo così semplificato e inadatto a evolversi, ma questa è la mia opinione di uomo molto antico di un mondo che si vede ormai solo in cartoline col dagherrotipo, che non sapete bene neanche che è, almeno credo.

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