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Tempo di lettura 4 Minuti

Nel grande Circo Barnum del coronavirus alcune considerazioni mi sono sembrate sobrie e realistiche e, soprattutto, meritevoli di approfondimento. “A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così”. Lo ha scritto sulla sua pagina Facebook Maria Rita Gismondo, direttore responsabile del laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano (LEGGI LA NOTIZIA).

Ma l’ordine di scuderia è diverso. Il prof. Roberto Burioni, forte del suo ‘’io l’avevo detto’’, non usa mezzi termini: paragonare il nuovo virus ad un’influenza un po’ più seria, sarebbe, a suo avviso,‘’ una scemenza di dimensioni gigantesche’’.

Sarebbe il caso, allora, di tracciare con maggiore precisione il quadro clinico della contaminazione, per non correre il rischio di fornire alla ormai delirante confusione delle autorità e al panico dell’opinione pubblica, soltanto delle definizioni in negativo della patologia: come la peste del manzoniano Don Ferrante, che non era ‘’né sostanza né accidente’’. Un ulteriore avvertimento a tener conto della realtà e a perseguire ricerche in grado di arrivare alle origini effettive del fenomeno Codip-19, è venuto da Hans Kluge, direttore dell’OMS per l’Europa: ‘’ E poi non dobbiamo mai dimenticare il contesto: il 98% dei casi sono in Cina, in più dell’80% dei casi le persone infettate hanno avuto sintomi lievi, mentre meno del 15% sono in condizione serie e solo nel 5% dei casi si registra una patologia grave. Al momento osserviamo una mortalità di poco sopra il 2%, la maggior parte persone anziane con patologie pregresse’’.

Ha aggiunto, inoltre, il direttore ‘’ “Quello che preoccupa della situazione italiana è che non tutti i casi registrati sembrano avere una chiara storia epidemiologica, cioè un legame con viaggi in Cina o contatti con altri casi già confermati”. A me pare che quest’ultimo rappresenti un aspetto cruciale del coronavirus all’italiana. Quale legame può esservi tra il circondario di Lodi, i Colli Euganei e la Cina? E’ sufficiente che un manager – che si è portato appresso il virus dalla Cina senza neanche fare uno starnuto – vada a cena con un amico perché questo infetti la sua famiglia e tutto il vicinato? E la storia dei cinesi che, impediti dal volare direttamente dal loro Paese all’Italia, sono tanto testardi da arrivare via Mosca? Non sarà questo virus come la c.d. bomba N che, ai tempi in cui si temeva una guerra atomica, aveva la funzione di uccidere solo le persone lasciando intatte le infrastrutture e le città?

Probabilmente vi sono delle ragioni specifiche di infezione che vanno oltre il contagio e che possono determinarsi ovunque: non solo in Cina, nei Paesi limitrofi, In Iran e in Italia. Comunque sia l’epidemia sta scappando di mano. Le autorità non avevano scelte diverse rispetto a quelle che sono state adottate. Per settimane ci hanno mostrato le politiche di contenimento assunte in Cina, fornendoci un’accurata contabilità dei contagiati e dei defunti. Il Codip-19 è divenuto il male assoluto, da evitare e isolare prima che dilaghi come una terribile pandemia. Si è perduto ogni senso del relativo. Dall’ottobre scorso ad oggi si sono messi a letto con l’influenza di stagione circa 5,6 milioni di italiani, vi sono ancora dei casi gravissimi e dei decessi per complicazioni che hanno aggravato preesistenti patologie. Tra i contagiati non risulta, almeno per ora, la presenza di cinesi residenti in Italia. Se fosse questa la ‘’nazionalità’’ del supervirus, Prato dovrebbe essersi trasformata in un lazzaretto.

Ci siamo incamminati lungo una strada che non porta da nessuna parte. Solo verso il caos. E’ normale attendersi l’emergere di altri focolai dove saranno adottate le medesime misure di contenimento, con effetti devastanti che susciteranno ancora di più l’intolleranza, la mancanza di solidarietà, la paura irrazionale che valicherà i confini con un passo molto più veloce ed esteso di quello del virus. Quando si avviano misure tanto gravi, come quelle assunte in questi ultimi giorni, non si torna più indietro. Le chiusure a tappeto per ora sono a tempo determinato. Ma tra una settimana le cose non saranno migliorate. Anzi, l’epidemia è naturalmente destinata a diffondersi, perché il suo ceppo, ammesso e non consesso che sia stato importato, ormai lo coltiviamo nel giardino di casa. Ci vorrebbe un’altra filosofia di vita che ci conduca ad accettare la morte come un episodio dell’esistenza. Magari riesumando la fede che ci hanno insegnato da bambini. Ma purtroppo hanno chiuso anche le chiese e sospese le messe. Come la metteranno con i funerali?

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