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Condono fiscale, regalone di Stato alla Lombardia

Mentre per il Sud ci sono solo le briciole

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Una sede dell'Agenzia delle Entrate
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Matteo Salvini conosce bene il suo elettorato. Lo zoccolo duro della Lega è stabilmente radicato al Nord e le piccole aziende, artigiani e partite Iva gli hanno assicurato l’appoggio necessario a spiccare il volo nel gradimento registrato negli ultimi mesi di governo. Anzi, di co-governo. Dall’avvio della legislatura i pesi della difficile convivenza con il Movimento 5 stelle si sono ribaltati, ma entrambe le forze politiche sono riuscite ad avviare, non certo portare a termine, i provvedimenti che stanno alla base del mandato ricevuto dal loro popolo.

In cambio del reddito di cittadinanza grillino, la Lega ha ottenuto di poter attivare il condono dei condoni, quello fiscale, legato alle odiatissime cartelle esattoriali che tolgono il sonno a tanti contribuenti. Soprattutto residenti al Nord, Lombardia in particolare. Il reddito di cittadinanza è stato stigmatizzato come un regalo ai fannulloni ma anche agli evasori, coloro cioè che pur avendo un lavoro o un’attività li svolgono in nero senza emettere le dovute fatture o pagare i contributi alle casse di previdenza e assistenza. E questo solo perché, come previsto, il provvedimento ha ottenuto maggior successo in Meridione.

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Bene, se questo è il metro con cui si giudica la bontà di una legge dello Stato, allora lo stesso si può dire per il condono voluto dal Carroccio. La valanga di richieste ricevute dall’Agenzia delle entrate è arrivata proprio dalla Lombardia a guida leghista e in generale dal Settentrione, dove coloro che vengono, troppo spesso ingiustamente, accusati di dimenticare volontariamente nel registratore di cassa le ricevute fiscali, risiedono.

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La locomotiva economica d’Italia ha, secondo i dati forniti dalle Entrate, il record delle domande di “saldo e stralcio”, vale a dire quel provvedimento dedicato alle persone fisiche che dispongono di un reddito Isee inferiore a 20mila euro e per sopravvenute difficoltà economiche non sono in grado di onorare il debito con il Fisco. Allora lo Stato da tiranno si trasforma in amico e non solo non fa pagare gli interessi di mora e le varie sanzioni accumulate negli anni per il ritardo nel pagamento, ma accetta di incassare dal 16 al 35% della somma originariamente dovuta. Uno sconto non da poco: dal 65 all’84%.

La perdita precedentemente stimata per le casse pubbliche era di circa mezzo miliardo di euro. Ma le adesioni hanno già ampiamente superato le previsioni e questa cifra è destinata a lievitare. Un bel regalo di Stato fatto soprattutto alla Lombardia, visto che è da lì che arrivano 14.448 domande di saldo e stralcio, record tra tutte le regioni italiane.

Il reddito di cittadinanza ha ottenuto, secondo le ultime rilevazioni, circa 800 mila adesioni. Il provvedimento leghista complessivo (saldo e stralcio più la rottamazione-ter) 710 mila, numero destinato ad aumentare considerevolmente visto che la scadenza è prevista per fine mese.

Se al primo posto nella classifica regionale c’è come detto la Lombardia per il solo saldo e stralcio, il podio per i due provvedimenti, compresa quindi la rottamazione-ter spetta al Lazio, recente terra di conquista di Salvini. In totale provengono dal Centro-Nord oltre il 70% delle domande presentate, il 40,45% dal solo Nord. 
Considerando solo il saldo e stralcio sono Centro-settentrionali il 62,7% delle domande, solo “padane” quasi il 40%. La rottamazione ter non è comunque meno generosa rispetto al saldo e stralcio perché in ogni caso prevede la cancellazione degli interessi di mora e delle sanzioni, non sono certo briciole, visto che sono in grado di raddoppiare l’importo contestato.

La Pace fiscale non è un’invenzione dell’attuale esecutivo. Diversi governi ne hanno fatto, chi più che meno, ampio uso. Un modo comodo per fare cassa senza doversi impegnare nella vera rivoluzione che potrebbe cambiare volto a questo Paese: quella fiscale.
Di recente è intervenuto anche il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, chiedendo una profonda revisione di tutto il sistema di tassazione italiano e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha aggiunto la sua voce al coro. Ci permettiamo soltanto di sottolineare che è fondamentale discutere non solo di flat-tax o scaglioni di reddito, di Iva o di prelievi alla fonte, ma anche della burocrazia che governa la macchina fiscale e tributaria. 
Tagliare i prelievi senza renderli facili potrebbe diventare uno sforzo eccessivo rispetto al risultato.

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