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Flat Tax, il governo promette un risparmio da 50 miliardi

Ma 11 vanno alla già ricca Lombardia e solo 7 a tutto il Sud

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Mentre sulla scrivania del ministro Giovanni Tria atterrava la “letterina” spedita da Bruxelles per avere chiarimenti sull’aumento del debito italiano, i fedelissimi di Matteo Salvini erano riuniti per avviare la messa a punto della Flat tax. La bandiera dell’esecutivo sempre più a trazione leghista in realtà è un altro regalo al Nord. L’ennesimo trasferimento di risorse a chi ha di più. Trenta miliardi di flat tax che vanno ad aggiungersi ai 32 da trovare per disinnescare le clausole iva e agli 11 di cui chiede conto la Ue nella lettera inviata ieri al governo italiano. Un totale di ben 73 miliardi di euro.  

L'EDITORIALE DEL DIRETTORE ROBERTO NAPOLETANO: PIETRA TOMBALE DEL SUD

A Basiglio, in provincia di Milano, si stanno comunque già sfregando le mani. È il comune più ricco d’Italia, quasi 48mila euro di reddito pro-capite. Numeri che si sognano anche in Svizzera. Sono pronti a brindare anche a Cusago, sempre Milano, con 37.500 euro di reddito pro-capite, Pieve Ligure e Pino Torinese. Perché la flat tax avvantaggia quasi esclusivamente il Settentrione, mentre nelle regioni del Mezzogiorno i benefici saranno marginali, quasi inesistenti.

IL SOGNO DI BOSSI

La flat tax alle partite Iva con redditi fino a 65mila euro è stata l’antipasto. Il “capitano” Matteo Salvini preme per completare l’opera di sussidiare il Nord con ogni mezzo, anche a costo di sfidare l’Europa che molto probabilmente dopo la presentazione del rapporto sul debito pubblico ci chiederà una manovra correttiva da svariati miliardi per rispettare gli impegni sui conti pubblici sottoscritti dal governo Conte. La tassa piatta e il progetto di autonomia differenziata sarebbero il completamento del disegno secessionista sognato da Umberto Bossi e Gianfranco Miglio ma realizzato dal vice premier assenteista al grido “prima gli italiani”.

Il progetto al quale sta lavorando la componente leghista del governo è una flat tax sui redditi familiari fino a 50mila euro. Salvini ha indicato una manovra di riduzione delle tasse da 30 a 50 miliardi. Come finanziarla è un mistero, considerando i 25 miliardi da reperire per scongiurare l’aumento dell’Iva. Ma questi sono dettagli.

Con la flat tax saranno i residenti della Lombardia i maggiori beneficiari. L’imposta piatta è una misura asimmetrica. I vantaggi aumentano con il crescere dei redditi e la distribuzione del reddito in Italia è fortemente squilibrata.

CHI CI GUADAGNA

Sul totale di oltre 21 milioni di contribuenti tra lavoratori dipendenti e pensionati, in Lombardia l’imponibile medio supera i 27mila euro. Al secondo posto il Lazio con quasi 25mila euro, poi Piemonte (24.550) e Emilia Romagna. In tutte le regioni del Nord il reddito imponibile a fini Irpef supera i 20mila euro. Mentre in nessuna regione del Mezzogiorno raggiunge quella soglia. In Calabria si ferma addirittura a 15.750 euro, 17.430 in Puglia, 17,910 in Basilicata e 18.100 in Sicilia.

Sulla base dei dati del Dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi 2017, l’insieme di lavoratori dipendenti e pensionati lombardi versano un’imposta netta del 22,27% a fronte di un Irpef lorda del 28,12%.  Con la flat tax al 15% lo sconto fiscale è notevole. Si può stimare un risparmio di circa 10,8 miliardi di euro. Per gli oltre 7 milioni di contribuenti lombardi una riduzione media dell’Irpef di  1.500 euro.

 CHI CI PERDE

Di contro, per i residenti della Calabria la flat tax rischia di essere penalizzante. I contribuenti calabresi infatti sono sottoposti a un’imposta netta del 15,47%. Non a caso il progetto della Lega dovrebbe prevedere la clausola di salvaguardia. Il contribuente potrà decidere di non aderire al regime dell’aliquota fissa se l’imposta fosse superiore rispetto al sistema attuale a scaglioni.

Anche per i residenti in Puglia e Basilicata la flat tax non comporta risparmi rilevanti. Oggi l’imposta netta media è intorno al 16% contro il 21% della Provincia di Bolzano e il 20,45% di Piemonte e Emilia Romagna.

RISULTATI INCERTI

La flat tax ha poche certezze e molti interrogativi. È una regalia certa per il Nord e con impatto molto limitato al Sud. Squilibra ancor di più la distribuzione della ricchezza in quanto favorisce i redditi più elevati. Ma è molto difficile che possa stimolare la crescita dell’economia. Studi della Bce, del Fmi e dell’Ocse concordano sul fatto che non ci sono evidenze che l’introduzione della tassa piatta abbia effetti positivi sul Pil e riduca l’evasione fiscale. 

La dimostrazione è che il fisco è un po’ come i sistemi elettorali. Ogni Paese ha il proprio, come un vestito su misura. Ed è emblematico che tra i paesi più industrializzati nessuno adotta la flat tax. Nemmeno gli Stati Uniti dove è stata concepita da Hall e Rabushka.

L’aliquota unica esiste in una ventina di nazioni, in larga parte dell’Est Europa. E qualcuno ha fatto marcia indietro come la Slovacchia che introdusse la flat tax nel 2004 per tornare poi al sistema a più aliquote dopo 10 anni. 

Il motivo è che la tassa piatta incide negativamente su deficit e debito pubblico.

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