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Visco: senza il Sud e l'Europa l'Italia non ripartirà

Il governatore di BankItalia: «Non servono sussidi»

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La sede della Banca d'Italia
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Il governo gialloverde snobba le “letterine” di Bruxelles ed è intenzionato a sfidare le istituzioni comunitarie sulle regole di bilancio. Un gioco pericoloso. L’esecutivo a trazione leghista rischia di fare la fine di Sisifo. Nella mitologia greca Zeus condannò Sisifo a portare un macigno sulla cima di una montagna. Una fatica enorme e inutile perché il macigno puntualmente rotolava a valle. La parabola di Sisifo emerge con chiarezza dalle considerazioni di Ignazio Visco.

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Il governatore di Bankitalia ha smontato la narrazione del governo con due semplici numeri. Quota 100 e reddito di cittadinanza generano un aumento del Pil dello 0,6% nel triennio 2019-2021. Al tempo stesso l’aumento dello spread tra Btp e Bund tedesco di 100 punti in un solo anno provoca una contrazione del prodotto interno lordo dello 0,7%.

I PIÙ DEBOLI A RISCHIO

Il monito di Visco è cambiare radicalmente rotta. «Limitarsi alla ricerca di un sollievo congiunturale mediante l’aumento del disavanzo pubblico può rivelarsi poco efficace - è l’analisi impietosa del governatore - addirittura controproducente qualora determini un peggioramento delle condizioni finanziarie e della fiducia delle famiglie e delle imprese». L’Italia corre il serio rischio di trovarsi in una «espansione restrittiva» dagli effetti dirompenti sull’economia reale, in particolare sulle aree e le fasce più deboli del Paese. L’enorme debito pubblico rimane «un vincolo stringente». Il governatore di Bankitalia sollecita la definizione di una «strategia rigorosa e credibile per la sua riduzione nel medio termine».

L’Italia, insieme alla Grecia, è l’unico paese del club dell’euro dove il costo del debito è più alto della crescita economica. Un divario pari a un punto percentuale che dà una spinta all’aumento del rapporto tra debito e Pil di 1,3 punti l’anno. In un anno il governo ha dilapidato il tesoretto rappresentato dalla riduzione dei tassi d’interesse. A marzo 2018 i Btp decennali rendevano poco più dell’1%, in linea con i Bonos spagnoli e meno di quelli portoghesi. L’Italia sta deragliando rispetto al club dell’euro. Oggi paghiamo rendimenti più elevati di quasi tre volte rispetto ai titoli emessi da Madrid e Lisbona. La rotta per far ripartire il Paese necessita di una rapida e netta inversione.

LA RIFORMA FISCALE

Visco indica che servono «interventi profondi» sulla composizione della spesa e delle entrate. I conti pubblici possono contribuire a un aumento del tasso di crescita del Pil ma è necessario indirizzare le risorse a «programmi in grado di stimolare l’attività economica» piuttosto che a «sussidi e trasferimenti».

Visco lancia un messaggio sul tema fisco. Non si esprime sul progetto di Flat tax ma sottolinea che il paese ha bisogno di «un’ampia riforma fiscale» che interrompa il processo di «stratificazione» iniziato negli anni 70. Rivedere alcune agevolazioni o modificare la struttura di una singola imposta significa continuare a intervenire sul fisco senza un disegno organico. Qualcuno lo spieghi a Matteo Salvini.

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