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Mafie al Nord, gli affari della criminalità organizzata

In Lombardia fanno affari con By Night e ristoranti

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Nell’ambito dell’inchiesta a puntate sulle infiltrazioni delle organizzazioni malavitose nell’Italia settentrionale, “Il Quotidiano del Sud” si occupa oggi della Lombardia. Riallacciandoci alle parole del comandante del Ros, Pasquale Angelosanto, che nel corso di una intervista resa a “Il Sole 24 ore”, aveva parlato dell’aumento dell’attività di cosche calabresi di ’Ndrangheta al Nord e del ruolo, praticamente di “banca” di dette mafie, illustriamo subito la situazione che si riscontra in Lombardia. Anche qui, va rilevato che assistiamo a un fenomeno di natura «autoctona» per le mafie (che non possono più considerarsi di «esportazione»), con la presenza di ben 27 locali di ’Ndrangheta.

LA MAPPA

Partendo dal capoluogo meneghino, abbiamo: i locali di Milano, Bollate, Bresso, Cormano, Corsico, Pioltello, Rho, Solaro e Legnano. In provincia di Como ci sono i locali di Erba, Canzo-Asso, Mariano Comense, Appiano Gentile, Senna Comasco, Fino Mornasco e Cermenate. Per quel che riguarda la provincia di Monza e il comprensorio della Brianza, va rilevata la presenza dei locali di Monza, Desio, Seregno, Lentate sul Seveso e Limbiate. A Lecco emerge l’esistenza del locale di Lecco e Calolziocorte; a Brescia, il locale di Lumezzane; a Pavia, i locali di Pavia e Voghera; a Varese, il locale di Lonate Pozzolo.

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Nelle province di Bergamo, Cremona, Lodi e Mantova, secondo quanto si evince ancora da documenti relativi a informative di polizia giudiziaria (che il nostro quotidiano ha potuto visionare) c’è l’esistenza di gruppi non strutturati come i citati locali, ma che fanno sempre capo ad organizzazioni di origine calabrese. Riferendoci, invece, ai menzionati locali, i riscontri investigativi fanno emergere, tra gli altri, lo spessore criminale del locale di Corsico (provincia di Milano), che secondo gli inquirenti è controllato dal gruppo Barbaro-Papalia di Platì (in provincia di Reggio Calabria).

LA DROGA

Per quanto riguarda l’attività dei locali, che «hanno indubbiamente modificato con la propria azione, il tessuto economico dei territori in cui si muovono», va sottolineato che il segmento più remunerativo è rappresentato dal traffico di stupefacenti. Gli introiti provenienti da detta attività, sono poi investiti principalmente nei settori, del movimento terra, dell’edilizia e della ristorazione. Venendo ai sequestri di beni effettuati nei confronti di organizzazioni di origine calabrese, in affari in Lombardia, c’è da rilevare quello attuato all’indirizzo di un gruppo facente capo alla famiglia Loiero. L’operazione condotta anche tra le province di Milano e di Como, ha portato a mettere sotto chiave: una impresa di ristorazione; 2 imprese edili; una palazzina; 22 terreni; poi mezzi per il movimento terra, rapporti finanziari. Tutto ciò per un valore di circa 5 milioni di euro.

I BY-NIGHT

Altro segmento in cui la ’Ndrangheta immette i propri capitali per ripulirli, è quello del by-night. Interdittive antimafia sono state emesse nei confronti di tre locali della movida milanese. Le indagini condotte sul territorio delle province di Milano e Brescia, hanno pure portato alla luce episodi estorsione, tentata estorsione, turbata libertà degli incanti, illecita concorrenza con minaccia e violenza, intestazione fittizia di beni e truffa. Tutti reati, annotano i magistrati, aggravati dal metodo mafioso.

IL RICICLAGGIO

È la droga, ribadiamo, il primo «finanziatore» delle altre «imprese». A Settimo Milanese (provincia di Milano) è stato scoperto un laboratorio per lo stoccaggio e il confezionamento di cocaina. Sotto chiave sono finiti quasi trecento chili tra stupefacente e sostanza da taglio. La cocaina, proveniente dal Brasile, veniva «lavorata» in provincia di Milano e occultata all’interno di sacchi utilizzati normalmente per contenere colla per l’edilizia. Evidenti tracce del reinvestimento di capitali illeciti in società di comodo, sono riconducibili a un soggetto originario di Reggio Calabria, ma da tempo stabilitosi a Milano. L’uomo, alla guida di un gruppo di una decina di sodali, è risultato avere legami di parentela con esponenti della cosca Alvaro di Sinopoli (Reggio Calabria). I soldi erano immessi in imprese create ad hoc, e che venivano usate per creare illegittimi crediti di imposta, per il reimpiego di denaro nel settore dello smaltimento dei rifiuti e della ristorazione. Sotto la lente degli investigatori è finita anche la provincia di Mantova.

LE INFILTRAZIONI

Qui c’è da rilevare la presenza di una ’Ndrangheta, che è stata definita dai magistrati, organizzazione criminale «degli affari, economicamente dinamica, operativa, catalizzata e attratta dalla grande o piccola commessa, dal guadagno, dal profitto e dalla speculazione». In particolare, è stato evidenziato lo stretto rapporto «tra il locale stanziato al nord, vera e propria proiezione, pur dotata di autonomia», della cosca cutrese Grande Aracri. Sempre in provincia di Mantova sono stati segnalati «ambienti molto favorevoli» all’infiltrazione della ’Ndrangheta, specie nel campo delle attività connesse all’edilizia.

VOTI IN VENDITA

Particolare attenzione è riservata da forze dell’ordine e Autorità giudiziaria, per prevenire il rischio di compravendita di voti. In tale ambito c’è da rilevare un episodio relativo a un ex amministratore regionale accusato di aver acquistato per 200mila euro un pacchetto di quattromila voti, da due esponenti rispettivamente delle cosche di Africo e di Palmi. Occupandoci della presenza in Lombardia di altre organizzazioni criminali cosiddette di «esportazione», vale a dire mafia siciliana e camorra campana e napoletana, vediamo in che modo sono attive sul territorio. Tra gli episodi relativi ad attività di Cosa Nostra al Nord, sono di particolare rilevanza quelli che hanno a che fare con due gruppi: uno di origine catanese, l’altro di Messina.

Molta attrattiva esercita la Lombardia nei confronti di sodalizi camorristici. Oltre al cartello casertano dei Casalesi, è provata la presenza, dal punto di vista della gestione di attività illecite, dei clan napoletani dei Licciardi, dei Contini, dei Di Lauro, dei Mazzarella; e di quelli della provincia partenopea dei Gionta, Moccia, Fabbrocino, Polverino e Nuvoletta. Tra le attività illecite attuate da dette cosche, oltre al traffico di droga, ci sono da evidenziare quelle del riciclaggio di capitali, della contraffazione, della estorsione.

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