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Federalismo truffa, il no dei parlamentari eletti al Sud

Ma Morra (M5S) rinvia: «Ci sono cose più importanti»

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Nicola Morra
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Il coro è unanime: lo scippo non passa. Il regionalismo differenziato rappresenta, nelle forme e nei contenuti, un grave atto di penalizzazione del Sud. Ora la palla sembra passare finalmente ai parlamentari, perché dall’ultimo vertice tra ministri questo è venuto fuori: saranno le Camera a dire l’ultima parola. Eccole le parole di deputati e senatori eletti al Sud.

Sull'edizione cartacea del Quotidiano del Sud - L'Altra Voce dell'Italia, abbiamo sentito tutti i senatori e deputati eletti in Calabria, Campania e Basilicata. Tutti hanno espresso la loro contrarietà, con qualche distinguo, però.

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Attendisti sono Nicola Morra, senatore M5s, presidente commissione Antimafia: «Sono al lavoro sul 416bis e credo ci siano questioni più importanti in questo momento», e Dalila Nesci, deputata M5s.

Dall’opposizione, Salvatore Margiotta (senatore Pd): «Se per questa autonomia spingono regioni più forti a guida centrodestra, a cui tramite meccanismi diversi si aggiunge l'Emilia Romagna, governata dal centrosinistra ma altrettanto forte, è evidente che aspirino a dei vantaggi. Se questi vantaggi fossero solo l'autonomia gestionale io sarei d'accordo, perché se ti senti dire che le regioni virtuali devono avere più vantaggi e minori intromissioni il concetto ha un suo fondamento. Ma in realtà il meccanismo nasconde un aspetto economico inaccettabile».

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