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Sanità, al Nord 12 dipendenti per 1.000 abitanti, al Sud 9

All’Emilia Romagna 3 miliardi di euro in più in 13 anni

Con le stesse risorse Bari avrebbe assunto 16.662 persone

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Al Nord, per ogni mille abitanti ci sono 12,1 dipendenti nel comparto sanità: medici e infermieri, ma anche tecnici di laboratorio, amministrativi, operatori socio sanitari. Al Sud la media si abbassa drasticamente, sino a 9,2 dipendenti ogni mille residenti. Non solo: l’età media del personale impiegato negli ospedali e ambulatori di Lombardia, Veneto, Piemonte è di 48,9 anni; nel Mezzogiorno, invece, si arriva a 53,5 anni.

Questo significa lavoratori più vicini alla pensione e altri buchi nelle piante organiche a stretto giro.

IL RAPPORTO ARESS

Ecco l’effetto di 15 anni di scippi, di iniqua ripartizione del fondo sanitario nazionale che ha permesso alle Regioni del Nord di continuare ad assumere e fare turnover, avendo maggiori risorse a disposizione, mentre al Sud non c’è stato ricambio e si sono create delle falle negli ospedali che si sono tramutate in liste di attesa infinite, interventi chirurgici rinviati, reparti e pronto soccorso a rischio chiusura.

I dati elaborati dall’Aress Puglia, l’agenzia regionale sanitaria, sono inequivocabili e aggiungono un altro tassello al mosaico che il Quotidiano del Sud – L’altra voce dell’Italia sta costruendo.

Per essere ancora più chiari, se la Puglia avesse avuto le stesse risorse dell’Emilia Romagna (beneficiaria di 3 miliardi in più in 13 anni) e avesse, quindi, potuto mantenere lo stesso rapporto dipendenti/residenti, oggi avrebbe 16.662 medici, infermieri, amministrativi in più. Una bella differenza. O ancora: sapete qual è il divario negli organici tra Puglia e Toscana? Oltre 19.500 dipendenti in più in favore di quest’ultima.

E tra la Puglia e il Veneto? Nella regione di Zaia sono impiegati, solamente nel settore sanitario, 13.441 lavoratori in più. Se invece prendiamo in considerazione il Piemonte, la differenza è di oltre 15mila dipendenti. Insomma, stiamo parlando di cifre importanti - non di poche centinaia di unità - che finiscono inevitabilmente per incidere sulla qualità del servizio offerto. E’ come se due ristoranti con lo stesso numero di coperti, mettiamo 100, lavorassero con un numero di camerieri e cuochi diversi: con 50 camerieri anziché 10 il piatto a tavola arriverà sicuramente più caldo e più rapidamente.

IL RAFFRONTO

Esaminando i dati delle singole regioni emerge ancor più chiaramente il divario: la Valle d’Aosta può contare su un rapporto di 17,5 dipendenti ogni mille abitanti, il Friuli Venezia Giulia di 16,2 lavoratori ogni mille abitanti, seguono Liguria (15,2), Toscana (13,7), Sardegna (13,5), Emilia Romagna (13), Piemonte (12,6), Umbria (12,6), Marche (12,5).

Per trovare la prima regione del Mezzogiorno bisogna scendere sino al 12° posto: lì c’è la Basilicata che, con un rapporto di 12,4 dipendenti ogni mille residenti, è l’unica del Sud sopra la media nazionale (10,8), davanti al Veneto (12,2). Le altre regioni del Mezzogiorno devono fare le nozze con i fichi secchi: il Molise ha un rapporto di 9,9 lavoratori per ogni mille abitanti, seguono Calabria (9,6), Puglia (8,9), Sicilia (8,8), Lazio (7,9) e infine Campania, con soli 7,8 dipendenti ogni mille abitanti.

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