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La fuga con la cassa non riesce, la Campania entra nella partita dell'autonomia e spariglia le carte

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Vincenzo De Luca
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Autonomia, il Sud batte finalmente un colpo. Benché il tavolo nazionale sia saltato per le verifiche sui “veri” conti, la Campania ha inviato due giorni fa al ministro degli Affari regionali Erika Stefani, e per conoscenza al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la proposta d’intesa sull’autonomia differenziata. Rigore amministrativo, riforme concrete che semplificano e non complicano i processi di riforma, sburocratizzazione: le parole d’ordine necessarie secondo il governatore Vincenzo De Luca. Alle tre regioni del Nord, Veneto Lombardia ed Emilia-Romagna, si aggiunge insomma una regione meridionale a mo’ di provocazione e allo scopo di partecipare al dibattito nazionale infuocato senza fare la parte dello spettatore passivo.

GLI INVESTIMENTI

Il paletto fondamentale piantato dall’ex sindaco di Salerno è quello fissato all’articolo 4 alla voce “investimenti”. Lo Stato e la Regione Campania - si legge nella proposta - al fine di consentire una programmazione certa dello sviluppo degli investimenti, «determinano congiuntamente modalità per assegnare una compartecipazione al gettito, o aliquote riservate relativamente all’Irpef o ad altri tributi erariali, in riferimento al fabbisogno per investimenti pubblici ovvero anche mediante forme di crediti di imposta con riferimento agli investimenti privati, risorse da attingersi da fondi finalizzati allo sviluppo infrastrutturale del Paese». Il che significa alimentare, e di conseguenza distribuire correttamente, le risorse derivanti dai tributi legandoli strettamente agli investimenti in loco. Con quale garanzia? La quota statale deve essere «almeno pari alla corrispondente quota proporzionale della popolazione di riferimento». Scontati invece il no alla spesa storica e i richiami a lep, fabbisogni standard e fondo perequativo.

I PUNTI CHIAVE

L’articolo 2 specifica le materie su cui alla Regione Campania vengono attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia: valutazioni di impatto ambientale attinenti a progetti finalizzati alla realizzazione di opere ubicate esclusivamente nel territorio; autorizzazioni paesaggistiche minori; istruzione e formazione professionale, compatibilmente con il carattere nazionale della scuola pubblica; tutela della salute: autonomia piena in materia sanitaria, fatto salvo il carattere nazionale dell’organizzazione sanitaria pubblica e la funzione dello Stato di vigilanza sulla qualità e omogeneità dei servizi al cittadino; pagamento dei contributi comunitari destinati alle imprese agricole operanti nel territorio; integrazione delle funzioni attribuite ai provveditorati alle opere pubbliche e agli uffici del genio civile; rete regionale dei musei e dei beni culturali. Resta fermo e impregiudicato il prosieguo del negoziato sulle richieste di autonomia differenziata, sulle medesime ed eventualmente su altre materie indicate dalla Regione Campania.

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De Luca ha immaginato che l’attribuzione delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie all’esercizio delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, trasferite o assegnate dallo Stato alla Regione, avvenga sulla base di: a) livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, come sancito dall’art. 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, e dalla legge delega n. 42 del 2009; b) fabbisogni e costi standard, calcolati in funzione dei livelli essenziali delle prestazioni e non della spesa storica.

Qualora i livelli essenziali delle prestazioni e i relativi fabbisogni e costi standard non siano stati già definiti, lo Stato provvede alla loro determinazione entro un anno dall’approvazione, da parte delle Camere, dell’Intesa; nelle more, e comunque non oltre il primo anno, l’attribuzione delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie all’esercizio delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia avviene in base alla spesa destinata a carattere permanente, fissa e ricorrente, a legislazione vigente, sostenuta dallo Stato nella Regione Campania. Il finanziamento delle competenze nuove è garantito tramite la compartecipazione al gettito maturato nel territorio regionale di Irpef e di eventuali altri tributi erariali oppure attingendo ad aliquote riservate.

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