Un'aula scolastica

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La marcia indietro c’è, almeno sulla scuola. Per capirlo basta leggere le dichiarazioni dei presidenti di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, che per commentare il vertice di ieri sull’autonomia differenziata scelgono parole come «presa in giro» e «politica del gambero. Il Quotidiano del Sud ha avuto la possibilità di visionare in esclusiva la bozza di preintesa fra Governo e Regione Veneto presentata in Consiglio dei Ministri, datata 19 luglio, relativa al tema dell’istruzione e della ricerca.

GLI ARTICOLI ELIMINATI

Nel nuovo testo, proposto dal Miur, le competenze regionali in materia scolastica sono drasticamente ridimensionate. Cancellata di netto la norma che attribuiva al Veneto «la potestà legislativa in materia di norme generali sull’istruzione». Salta all’occhio anche la soppressione dell’art. 12, quello che di fatto creava una scuola veneta ben distinta da resto del Paese. La versione precedente della bozza, ferma al 15 maggio e pubblicata da questo giornale lo scorso 4 luglio, prevedeva la creazione di ruoli regionali ad hoc per il personale e i dirigenti scolastici e il pieno controllo sulle «competenze, le risorse umane, finanziarie e strumentali dell’Ufficio scolastico regionale e degli uffici di ambito territoriale».

Sparisce anche il potere, da parte della Regione, di attribuire gli incarichi dei Dirigenti degli Uffici d’Ambito territoriale. Nell’ambito della ricerca, spariscono le competenze in ambito industriale, relative a formazione e diffusione delle tecnologie , nonché »allo sviluppo sperimentale, al trasferimento tecnologico, ai programmi per l’innovazione tecnologica e non, di rilevanza regionale» complementari rispetto al Programma Nazionale per la Ricerca.

Cassata un’altra ipotesi curiosa, quella di istituire specifici corsi di studio universitari n coerenti con il contesto economico, produttivo e sociale veneto. Al suo posto un generico richiamo all’«incentivazione dell’offerta formativa da parte delle istituzioni universitarie del territorio» economico.

Sia chiaro, quelle appena citate sono modifiche del Governo a se stesso: è il Ministero dell’Università e della Ricerca che rimette mano a un testo sul quale la quadra con la Regione, seppure solo in via preliminare, era già stata trovata. Un passo indietro determinato dalle tensioni in seno alla maggioranza, e probabilmente dalla pressione dei sindacati della scuola, promotori di un appello che in pochi mesi ha già raccolto 200mila firme.

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