La conferenza delle Regioni

Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 2 Minuti

Da qualche tempo il mondo delle Regioni è in subbuglio. Alcune Regioni del Nord chiedono una maggiore autonomia, attraverso la cosiddetta autonomia differenziata. Il governo centrale dal canto suo non dà risposte chiare ed inequivoche; e questo non fa che aumentare la confusione.

Ora è comprensibile che alcune Regioni chiedano, per certe cose, maggiore autonomia: hanno, nel complesso, conti in ordine, hanno risorse finanziare (forse anche per effetto di meccanismi non proprio limpidi, come denuncia da tempo questo giornale, in materia di distribuzione degli stanziamenti governativi).

L’EDITORIALE DEL DIRETTORE NAPOLETANO: OPERAZIONE VERITA’, L’OBBLIGO ASSOLUTO

È comprensibile la loro richiesta; così come è comprensibile una certa insofferenza per i vincoli posti dallo Stato Centrale e la ricerca, nell’autonomia, del modo di fare meglio quello che fanno. Si tratta di una questione su cui bisogna riflettere bene, pena nel giro di qualche anno o di qualche decennio la disarticolazione dello Stato unitario.

UN VINCOLO INSOPPORTABILE

Che alcune Regione vogliano maggiore autonomia è comprensibile, dunque. Dal loro punto di vista, lo Stato costituisce un insopportabile vincolo che non consente di fare nel migliore dei modi tante cose a beneficio dei propri cittadini. Tutto questo è vero, perché maggiore autonomia significherebbe anche maggiore emulazione tra le Regioni a beneficio dei propri cittadini. Non è da escludere, poi, che alcune Regioni in questa emulazione, possano positivamente inserirsi e migliorare il livello di appagamento dei cittadini. Ma quale prezzo pagherebbe l’Italia? Secondo me, e non solo secondo me, sarebbe un prezzo altissimo in termini di unità nazionale. Lasciamo stare i sacrifici che è costato ai nostri nonni lo Stato unitario.

Teniamo fuori la retorica risorgimentale e poniamoci una domanda: allo scopo di far star meglio per qualche tempo, ma solo per qualche tempo, un quarto o un terzo della nostra popolazione possiamo rischiare di distruggere l’unità nazionale, proprio in una fase storica in cui, per tante ragioni, gli stati vanno verso dimensioni sempre maggiori? Non ci possiamo legittimamente aspettare gli stessi vantaggi, ma questa volta per tutti i cittadini, se ci adoperiamo per impostare le cose con maggior rigore e nella giusta prospettiva temporale?

IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE CARTACEA DI OGGI CLICCA QUI PER ACQUISTARE L’EDIZIONE DIGITALE

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •