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La follia della crisi a Ferragosto, intervista a Padoan

«Un Sud forte serve all'Italia e all'Europa»

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Pier Carlo Padoan
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La crescita economica nel Mezzogiorno è la condizione per favorire la crescita dell’intero Paese. In Europa una Italia unita e forte è elemento di sviluppo e stabilità ma il Paese deve imparare a utilizzare meglio le risorse comunitarie. Sono queste le indicazioni dell’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, economista e deputato del Pd, nel giorno in cui il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, interviene al Senato sulla situazione del governo.

Questo governo sembra avere i giorni contati. Vedremo cosa dirà oggi il presidente del Consiglio Conte in Senato. Dal suo punto di vista qual è stato l’errore maggiore?

«L’errore maggiore in tema di politica economica credo sia stato la sua superficialità, la convinzione che gravi problemi si sarebbero potuti risolvere con scorciatoie o formule magiche. Ad esempio, l’idea che con ‘quota 100’ per andare in pensione si sarebbe creata nuova occupazione, oppure che il reddito di cittadinanza avrebbe abolito la povertà. Anche l’aver pensato che con l’Europa si poteva alzare la voce per ottenere qualcosa. Come si è visto, così non è stato e abbiamo assistito a molte svolte a ‘U’, ad esempio la legge di bilancio che è stata votata tre volte. Tutto ciò si è tradotto in una brutta figura del Governo e in un passo indietro in termini di crescita zero e di aumento dei tassi di interesse per il servizio del debito. Soldi che si sarebbero potuti utilizzare in altro modo».

E l’aspetto da promuovere?

«L’aver ripreso misure introdotte dal precedente governo che inizialmente erano state rifiutate. Mi riferisco, ad esempio, alla fatturazione elettronica, alle misure di ‘industria 4.0’ che sono state confermate».

La crescita economica langue in tutto il Paese e soprattutto al Sud. E’ un destino inevitabile oppure una situazione da contrastare.

«Non è assolutamente un destino. La crescita del Sud è nelle mani del Sud e nelle mani del Nord, di tutto il Paese. Ma soprattutto è nell’interesse di tutta l’Italia. E questa affermazione mi sembra assente dal dibattuto politico. C’è evidenza empirica negli studi più recenti dell’Ocse, del FMI, della Commissione europea, che in un tempo di forti cambiamenti tecnologici, fare in modo che le zone più deboli siano messe nelle condizioni di assorbire l’avanzamento tecnologico dalla aree più forti porta ad una crescita generale maggiore di tutto il Paese. Per favorire la crescita del Sud in molti casi bisognerebbe applicare le buone pratiche, le politiche per le imprese, la dotazione di capitale umano ben addestrato, una pubblica amministrazione che funzioni meglio, oltre ad assicurare che la quota riservata del 34% di investimenti pubblici, secondo il parametro della popolazione residente, arrivi effettivamente al Sud».

Il governo, invece, ha cavalcato ‘L’autonomia differenziata’ con rischi concreti di spaccare il Paese favorendo le regioni più ricche.

«Sull’autonomia differenziata la discussione è complessa perché ha a che fare con la struttura dello Stato, il principio di sussidiarietà. Per esempio, la politica per il lavoro non si può affidare alla gestione delle regioni perché questo creerebbe ostacolo all’obiettivo della piena occupazione. Ma è anche giusto che le regioni più efficienti nei servizi pubblici abbiano qualche incentivo in termini di risorse aggiuntive, anche per indurre le altre a fare meglio».

Il Quotidiano del Sud ha promosso l’operazione verità sui conti pubblici ha portato alla luce quote di spesa pubblica maggiori al Nord rispetto al Sud, contrariamente alla narrativa corrente. Quanto è importante un effettivo riequilibrio?

«L’operazione verità è stata importante perché le politiche devono partire sempre da dati concreti. La situazione oggi è che anche gli investimenti pubblici già finanziati dai precedenti governo sono fermi per i litigi all’interno dell’esecutivo. Ma spesso il problema è la mancanza di progetti ‘bancabili’. Per questo bisogna migliorare la pubblica amministrazione, il sistema formativo del capitale umano».

Cosa si aspetta dall’intervento di Conte oggi?

«Mi aspetto una dichiarazione di fallimento, perché l’Italia è in stagnazione, si è ‘ mangiata’ la crescita significativa, che era stata accumulata grazie a 14 trimestri consecutivi con il segno più».

Lei cosa preferirebbe tra reddito di cittadinanza e incentivi alle imprese?

«Se dovessi scegliere insisterei non tanto sul reddito di cittadinanza ma su misure di lotta al l’esclusione sociale, misure per la famiglie e taglio del cuneo fiscale».

Il Sud e l’Europa. Le istituzioni di Bruxelles come considerano il nostro Mezzogiorno?

«In Europa mi sembra stia crescendo una sensibilità per il problema della convergenza, per favorire la crescita inclusiva. Quello che in Europa si chiedono è perché l’Italia non abbia imparato ad utilizzare bene le risorse che il bilancio comunitario mette a disposizione».

L’Italia più forte e unità può avere maggior voce in capitolo a Bruxelles?

«Certamente sì ed è quello che le istituzioni europee di aspettano, a vantaggio di tutta l’Unione. Ma oggi l’italia non ha ancora indicato il commissario europeo che dovrebbe tutelare gli interessi del Paese».

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