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Caccia grossa ai grandi evasori? Cercateli al Nord. Almeno lì i furbetti del fisco che troverete avranno debiti robusti nei confronti dello Stato. Cifre con molti zeri da recuperare per abbassare le tasse a tutti i contribuenti e assicurare servizi migliori a tutti i cittadini, da Nord a Sud.
Nella prossima manovra economica il Conte bis ha un obiettivo ambizioso: recuperare non meno di 7 miliardi di euro dalla lotta all’evasione. Soldi che servono per far quadrare i conti ed evitare l’aumento dell’Iva. Per la verità, un’idea non proprio originale. E’ da almeno vent’anni che gli esecutivi, indipendentemente dal loro colore politico, tentano di mettere un freno al “vizietto” italico di non pagare le tasse. Ma quello che più colpisce è che tutte le volte che si parla di evasione fiscale il mirino punta quasi sempre a Sud, come se fosse qui l’epicentro di un fenomeno così odioso.

NUMERI DIVERSI

L’operazione verità che questo giornale sta portando avanti fin dal suo esordio rivela, anche su questo fronte, numeri completamente diversi rispetto al refrain al quale ci hanno abituati. Così, giusto per far parlare i numeri, si scopre che oltre il 50% del grande tesoro che ogni anno sparisce nelle pieghe dell’economia sommersa è concentrato nelle ricche regioni del Nord, nel “virtuoso” triangolo industriale del Lombardo-Veneto, fino all’opulenta Emilia. E non si tratta di cifre di poco conto. Secondo le statistiche regionali più aggiornate dell’evasione fiscale (che risalgono al 2016) e che sono decisamente inattaccabili anche perché elaborate dagli artigiani di Mestre, il Nord trattiene nelle sue tasche quasi 60 miliardi di tasse che ogni anno dovrebbe versare nelle casse dello Stato. Oltre la metà, insomma, di tutta l’evasione del Paese che vale, sempre secondo le statistiche, 113 miliardi. In barba a tutte le vulgate che piazzano il Mezzogiorno al primo posto nella poco invidiata classifica dell’economia in nero.

OLTRE IL 40% DEL PIL

Certo, i più pignoli sono pronti a ribattere che, in percentuale, la quota di “evasione” fiscale rispetto al reddito è sicuramente più alta nel Sud, il 22% contro una media nazionale del 16%. Ma se si guarda, invece, ai numeri assoluti, ai soldi che effettivamente mancano all’appello, la situazione si ribalta. Anche perché, ovviamente, le tre regioni del Nord che, non a caso, hanno chiesto l’autonomia differenziata per trattenere sul proprio territorio una parte delle tasse, producono oltre il 40% del Pil Nazionale.

ETICHETTA SBAGLIATA

E allora, se queste sono le cifre vere, per una vera lotta all’evasione la prima mossa è quella di smettere di attribuire l’etichetta di evasore al Mezzogiorno e ammettere, serenamente, che i valori più alti di evasione si attestano nelle regioni più ricche.
In particolare, maglia rosa della speciale classifica delle regioni “furbe”, c’è la Lombardia che, da sola, copre quasi il 20% dell’intera montagna dell’evasione fiscale (oltre 20 miliardi di euro), seguita con 9 miliardi a testa da Emilia e Veneto.
E’ vero che la Campania, con il suo tesoretto di 10 miliardi sottratto al fisco, viaggia più o meno nelle stesse posizioni della classifica. Ma, anche in questo caso, si tratta di un “effetto” alla Trilussa: la popolazione campana, infatti, è molto più numerosa rispetto a quella di Veneto ed Emilia ed è comparabile solo con la Lombardia e il Lazio, non a caso due aree che la sopravanzano nella hit parade dei grandi evasori.

REDDITO TUTTO TASSATO

Ma la situazione cambia di poco anche se volessimo considerare le percentuali di evasione rispetto al reddito e non più i valori assoluti. Secondo uno studio targato Svimez, firmato da due economisti del calibro di Federico Pica e Franca Moro, non tutto il reddito prodotto nel Sud è in realtà assoggettato a tassazione, perché è esente o al di sotto di determinate soglie. Come a dire: le aree più povere pagano, di per sé, meno imposte e, quindi, il cosiddetto “tax gap”, ovvero il differenziale gettito atteso e quello pervenuto, può sicuramente essere deformato. Secondo l’Associazione, per avere la reale classifica dell’evasione occorrerebbe detrarre dal reddito disponibile la voce “Prestazioni sociali” che comprende pensioni e assegni sia di natura previdenziale che assistenziale, prestazioni nelle quali maggiore è la presenza nel Mezzogiorno di redditi esenti o non assoggettati ad Irpef.
E, allora, anche in questo caso, le classifiche dell’evasione racconterebbero una storia molto diversa. Dove, i veri grandi evasori, hanno poco a che fare con le latitudini del Meridione.