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La Regione dove si trova la maggioranza di cittadini in buona salute – l’81,4% – è il Trentino Alto Adige. Quella con la percentuale più bassa di cittadini sani è la Calabria, con il 62,1%. Non solo. Mentre persino il 57,9% di persone con patologia cronica in Trentino Alto Adige è in buona salute, in Campania la percentuale crolla al 38,4%. Ce lo dice l’Istat, nel suo Annuario Statistico. Con un dato che, già da solo, rende l’idea dell’ennesima, gravissima diseguaglianza tra Nord e Sud d’Italia. Condizione particolarmente ingiusta, che viola uno dei diritti fondamentali della persona, quello alla salute, tutelato dalla nostra Costituzione anche come interesse della collettività, e che più di ogni altra risente di quel federalismo sanitario richiamato più volte con preoccupazione dall’OMS, dall’ONU, dalla Corte dei Conti, dall’Istat. Dall’Osservatorio Civico di Cittadinanzattiva, che dal 1978 – attraverso la partecipazione diretta dei cittadini – si occupa di salute con il Tribunale per i Diritti del Malato e il Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici (CnAMC).

LIVELLI AI MINIMI

Spesa sanitaria pubblica pro capite, spesa a carico delle famiglie, spesa sanitaria privata versata al SSN attraverso ticket e intramoenia, investimenti, super ticket e Livelli Essenziali di Assistenza, screening, trasporto e accessibilità ai luoghi di cura, assistenza diurna, piani per le cronicità: tutto funziona peggio nel Meridione che, a sorpresa, riesce però a risparmiare sui giorni di degenza ospedaliera ed a tenere aperti alcuni servizi di assistenza extraospedalieri.
Partiamo dalla spesa sanitaria pubblica regionale pro capite registrata nel Rapporto 2018 di Cittadinanzattiva: i valori più bassi sono quelli della Campania(1.770) e della Calabria (1.808), mentre quelli più elevati li troviamo in Emilia Romagna (2.120) e Liguria (2.124).
Anche la spesa sanitaria media a carico delle famiglie fotografa una profonda diseguaglianza. Se la media ruota intorno a 114 euro mensili, le differenze tra Nord e Sud sono profonde: 127 euro in Veneto e 159 in Lombardia, contro i 64 euro della Campania e i 74 euro della Calabria.
Un’altra voce preoccupante riguarda la spesa sanitaria privata versata al SSN attraverso ticket e intramoenia. Parliamo di una somma complessiva di circa 4 miliardi di euro l’anno, con differenze regionali non solo molto evidenti in termini assoluti, ma anche eloquenti nello spiegare che non c’è automatismo tra performance dei servizi sanitari regionali e livello di questa spesa privata: 45,8 euro pro capite in Calabria contro gli 81,9 euro pro capite dell’Emilia Romagna. A ciò si aggiunge la grande sproporzione tra l’intramoenia e il pubblico rispetto alla tempestività di rispondere alla necessità di cure. Sproporzione diffusa un po’ in tutta Italia, ma con il dato eclatante della Campania, che registra tempi d’accesso per una visita oculistica oltre i 100 giorni quando nel canale intramurario la stessa prestazione è erogata entro 5 giorni.

LOTTA AGLI SPRECHI

Nello stesso tempo, ciò che emerge dal Rapporto SDO 2016 del Ministero della Salute è lo sforzo del Sud riguardo gli sprechi: a sorpresa, nel Mezzogiorno si ricovera e si dimette prima rispetto ad altre regioni. La Regione Campania, per esempio, che riporta dati superiori alla media nazionale per giorni di degenza media preoperatoria, mostra il dato più basso di giorni di degenza media, così come diverse altre Regioni del Sud, tra cui Puglia, Basilicata e Calabria.
Altro capitolo, su cui è già intervenuto nel senso del suo superamento progressivo il neoministro della Salute, Roberto Speranza, è quello del superticket, la quota fissa per ricetta pari a 10 euro, introdotta nel 2011. “Una battaglia che Cittadinanzattiva – secondo il Segretario generale Antonio Gaudioso – sta conducendo da anni. Più volte abbiamo segnalato come questa imposizione non solo abbia creato meno introiti per lo Stato, ma pesi su tutti i cittadini indipendentemente dalle loro capacità reddituali”.
Dunque, alimentando quelle diseguaglianze da “regionalismo differenziato”, che già da anni caratterizzano (e tradiscono) il SSN. Per prestazioni più a basso costo, infatti, proprio per il superticket, può essere più conveniente svolgere la stessa prestazione in regime privato, con uno squilibrio su cui si è pronunciata anche la Corte dei Conti, per evitare che “livelli di compartecipazione troppo elevati (specie nella specialistica) favoriscano lo spostamento dal Servizio Sanitario Nazionale verso strutture private, minando la stessa possibilità di garantire livelli di assistenza adeguati”.

Per quanto riguarda i Livelli Essenziali di Assistenza, poi, il Rapporto di Coordinamento di Finanza Pubblica 2018 della Corte dei Conti sembrerebbe registrare un miglioramento generale, che però non metterebbe in sicurezza regioni come la Campania e soprattutto la Calabria. Se, infatti, la sufficienza nell’erogazione dei LEA è calcolata con un punteggio di 160, sono ancora la regioni del Sud, formalmente adempienti o inadempienti, a restare di fatto molto indietro. La Calabria perde addirittura punti (144 nel 2016, con un -3 rispetto all’anno precedente), mentre la Campania è ferma a 124, nonostante un recupero di ben 18 punti. Il Veneto è a 209 punti, primo in classica, molto al di sopra della sufficienza, con una differenza quindi di 85 punti con la Campania che chiude la classifica. Inutile dire che i primi posti sono occupati dalle Regioni del Nord e centro-Nord; gli ultimi da Basilicata, Puglia, Molise, Sicilia, Calabria e appunto Campania.

FONDI SPESI E NON

Anche per gli investimenti nella sanità (art. 20 L. 67/1988), la Corte dei Conti rileva molte differenze tra le Regioni, soprattutto rispetto alla capacità di utilizzare i fondi allocati dallo Stato. Mentre Veneto, Emilia Romagna e Toscana, per esempio, hanno sottoscritto il 100% delle risorse destinate, la Campania è ferma al 31,1%), il Molise al 21,5%), la Calabria al 57,5%. In altre parole, a più di quarant’anni dall’istituzione di un Servizio Sanitario Nazionale nato per garantire la salute di tutti i cittadini senza alcuna distinzione si registrano nelle diverse regioni d’Italia, addirittura in diverse aree delle stesse regioni, nell’unica direzione di una Paese ancora una volta diviso a metà tra Nord e Sud.