Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 4 Minuti

È cominciata ieri ufficialmente in Parlamento l’operazione verità sui conti delle Regioni,con la prima audizione del direttore dell’Agenzia delle Entrate Antonio Maggiore. Era il 15 giugno – primo governo Conte, alleanza Lega e Movimento Cinquestelle, riforma delle autonomie con distribuzione massiccia di deleghe al Nord – quando Carla Ruocco, deputata grillina e presidente della commissione Finanze della Camera dei deputati, invocò a gran forze un’indagine conoscitiva.

Il varco fu aperto dal Quotidiano del Sud, cifre alle mano, raffronti e analisi hanno scoperchiato ciò che veniva tenuto nascosto.
Ora il disvelamento dei numeri avverrà in un organismo parlamentare, quello tecnicamente più importante quando si parla di fondi dello Stato e della loro collocazione.

«Pure mettendoci il carico dell’inefficienza – disse prima dell’estate il presidente della commissione Finanze – perché sarebbe assurdo dire che al Sud tutto fila liscio e che non ci sono pecche amministrative, abbiamo una parte del Paese che è sempre più ricca e l’altra che è sempre più povera. Com’è possibile, se il Nord conferisce fiumi di denaro al Sud? Pur volendo metterci il carico dell’inefficienza, della corruzione, dello spreco, comunque non ci siamo. Non è solo una questione di divario, nel Mezzogiorno c’è una contrazione continua. È chiaro che alla base di tutto c’è un calcolo sbagliato, dei criteri sbagliati».

Oggi annuncia che «la riforma dell’autonomia secondo i criteri di equilibrio potrebbe essere approvata entro quattro, cinque mesi». Criteri come quelli della spesa pubblica, il meccanismo perverso secondo cui «chi non ha avuto soldi per gli asili nido, non li avrà mai», verranno definitivamente affossati.

A rendere conto dei perché delle differenze da ridurre, ci saranno numerosi rappresentanti: il 15 ottobre ci sarà l’Ania, poi l’Aci, Federcarrozzieri, l’associazione Mo’ Bast, fino al presidente della Commissione tecnica per i fabbisogni standard, Giampaolo Arachi, il ministro del Mezzogiorno Giuseppe Provenzano (il 23 ottobre), il ministro delle Autonomie Francesco Boccia, l’Anci, la Conferenza delle Regioni e infine, almeno per il momento, il direttore dipartimento delle Finanze del Mef, Fabrizia Lapecorella.

Onorevole Ruocco, al via le audizioni della commissione Finanze: è partita concretamente l’operazione verità lanciata alcuni mesi fa quando spirava un altro clima. Adesso quali passi dobbiamo attenderci?

«Come ha anticipato il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, sarà necessaria una legge quadro in cui dovranno essere realizzati gli interventi generali».

Con voce in capitolo, rispetto al passato fatto di asse diretto tra mezzo governo leghista e Regioni settentrionali, alle Camere.

«Certamente sì. Le linee guida della riforma saranno dettate dal Parlamento, alle Camere spetta il compito di mettere mano a questi squilibri con una normativa chiara».

Intanto, c’è il ruolo della sua commissione con questa indagine conoscitiva che servirà a far emergere i numeri “veri”, il gap trentennale, le diseguaglianze sedimentate nel tempo.

«Come commissione Finanze della Camera ci sarà una nostra attività di supporto con uno scopo ben preciso: stabilire i criteri oggettivi che consentano una volta per tutte di non danneggiare più il Mezzogiorno».

C’è un cambio di paradigma rispetto a quando facevate la guerra ai governatori del Nord.

«Dalla prospettiva ipotizzata da Zaia e Fontana in Veneto e Lombardia ne sarebbe risultata una riforma che danneggiava una parte del Paese basandosi appunto su criteri errati».

Nella pubblica opinione in questi mesi è cambiato molto.

«Anche grazie all’apporto e alle inchieste del vostro giornale si è compreso che non si possono fare riforme solo raccogliendo i mal di pancia locali. Dicevo allora e continuo a sostenere adesso: analizziamo i numeri, altrimenti i problemi non si risolveranno».

Certo passare dal primo governo Conte a questo Conte bis col Pd dentro la maggioranza è un’altra storia: ci sono le condizioni per riequilibrare le storture?

«Non c’è dubbio che ora lo scenario è cambiato e possiamo ragionare con serenità».

Quando potrebbe essere approvata la riforma dell’autonomia differenziata? Boccia ha lasciato intendere che il percorso non è brevissimo.

«Per il completamento della riforma ci vorranno quattro, cinque mesi sicuramente. Anche perché adesso c’è la sessione di bilancio che impegnerà le commissioni e poi le Camere, quindi avrà la priorità».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •