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Nero su bianco. I numeri stanno ai sogni come gli spilli ai palloncini. E i sogni dei livelli essenziali di prestazioni (Lep), i vincoli di legge per le percentuali di investimenti da realizzare al Sud, le ragionevoli aspettative di una spesa pubblica che cerchi di ovviare all’antica minorità del Mezzogiorno, sono tutti scoppiati di fronte agli spilli delle cifre.

Le tabelle pubblicate da questo giornale (edizione cartacea, ndr) vengono tutte da fonti ufficiali, interne e internazionali, e tutte raccontano la stessa storia di promesse tradite, di buone intenzioni di cui è lastricata la via… di una “questione meridionale” che non solo non è risolta, ma si aggrava di fronte a un divario di crescita che non smette di allargarsi.

CAUSE ED EFFETTI

I pazienti del Sud che vanno a curarsi al Nord possono avere due letture: la prima è quella di chi vede in questo esodo la prova di una cattiva qualità delle cure sanitarie nel Mezzogiorno. Ma questo “palloncino” scoppia di fronte agli spilli delle cifre, che raccontano di spese sanitarie pro-capite più basse nella parte bassa della penisola. Se la sanità riceve meno risorse, è normale che sia meno capace di rispondere ai bisogni della popolazione.
Veniamo qui a un equivoco più generale che tocca il rapporto fra spesa pubblica per investimenti e popolazione, un rapporto che vede il Sud svantaggiato. E di fronte a questa cifra, c’è chi obietta: se gli investimenti non vengono fatti è perché una classe dirigente meridionale inetta e le infiltrazioni della criminalità organizzata rendono inutile spendere soldi: i soldi vanno infatti a ingrassare i corruttori o, peggio, i delinquenti.
Ma qui si confonde la causa con l’effetto. Se la criminalità trova manovalanza è perché non c’è lavoro, e non c’è lavoro perché non ci sono investimenti capaci di creare lavoro.

I cinesi hanno un proverbio: «Se vuoi creare ricchezza, costruisci una strada». La ragione, naturalmente, sta nel fatto che la ‘strada’ collega città e campagne, crea occasioni di incontro, permette di realizzare economie di scala, innalza la produttività allargando i confini dei mercati e favorendo quella divisione del lavoro che permette di perseguire il massimo risultato col minimo mezzo.

LE INFRASTRUTTURE

La “strada” è il simbolo stenografico della dotazione infrastrutturale. Non si può dire che la dotazione infrastrutturale del Mezzogiorno è più bassa perché il Mezzogiorno è rigato da inettitudine e criminalità. La causa e l’effetto vanno nella direzione opposta. Inettitudine e criminalità hanno radici in varie e complesse ragioni storiche: ma allignano anche perché non c’è stato, se non per alcuni brevi periodi nella storia d’Italia, uno sforzo concertato per riuscire a dotare il Mezzogiorno di quei presidi di capitale fisico (infrastrutture) e sociale (scuole, asili-nido…) al livello delle altre regioni del Centro-Nord.

Lo studio delle diseguaglianze è uno degli ambiti nuovi della scienza economica, un ambito che è venuto drammaticamente alla ribalta dopo la Grande recessione, una crisi che ha lasciato nel tessuto sociale, e non solo economico, delle ferite che non si sono ancora rimarginate.

LA STELLA POLARE

Le patetiche grida del vice-premier Luigi Di Maio – «abbiamo sconfitto la povertà!» – all’indomani della approvazione del reddito di cittadinanza, dovrebbero volgersi ora verso altri traguardi, meno illusori e più importanti. Il nemico da sconfiggere sta nelle diseguaglianze: la coesione sociale si basa sul “relativo”, più che sull’“assoluto”; si misura sul confronto fra ricchi e poveri, più che sulle quantità di euro che vanno ai poveri. E un politico avvertito dovrebbe sapere che le diseguaglianze individuali si moltiplicano e acquistano un’altra e più nefasta dimensione quando a “diseguagliare” non sono solo gli individui, ma intere regioni geografiche. Mai come oggi la “questione meridionale” deve tornare a essere la stella polare dell’azione di un governo che sembra aver perso l’anima. Ma che la può ritrovare nello storico compito di lastricare – con i fatti e non con le buone intenzioni – la via della crescita del Sud.

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