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Non ci sono dubbi. La grande crisi economica che ha colpito i Paesi europei a partire dal 2007, e successivamente la crisi dei debiti sovrani che ha avuto il suo apice nel 2010-2011, in Italia sono state pagate in gran parte dal Sud. L’austerity è stata scaricata sul Mezzogiorno tagliando con l’accetta le risorse che pure erano disponibili sul Fondo di Sviluppo e Coesione. Quelle programmate per il periodo 2007-2013 hanno subìto un taglio di ben 22,3 miliardi.

FONDO-BANCOMAT

Questa emergenza, a cui i governi hanno fatto fronte anche ridimensionando le risorse del Fondo, ha poi condannato il Sud a una sorta di emergenza strutturale da cui è sempre più difficile uscire.

Eppure quel Fondo, che opera a decorrere dal 2003 (allora si chiamava “Fondo per le aree sottoutilizzate”) ha l’obiettivo di intervenire per il riequilibrio economico e sociale con interventi “aggiuntivi” rispetto agli investimenti nazionali ordinari.

Ma quel gap che doveva essere colmato non ha fatto altro che accentuarsi, e non poteva che essere così se il fondo è stato utilizzato come bancomat per le esigenze di finanza pubblica. Insomma, bisognava tagliare la spesa, e lì si è pescato a man bassa. Forse anche per colpa di una classe politica del Sud che allora non ha fatto sentire adeguatamente la sua voce. Si è colpita la spesa produttiva, che avrebbe consentito al Paese di fare in prospettiva un salto di qualità in termini di crescita economica e sociale, e si è sacrificato meno quella improduttiva o quella il cui taglio risultava immediatamente impopolare.

LE VERE CIFRE E I TAGLI

Ecco i numeri nel dettaglio, elaborati sui dati della Ragioneria generale dello Stato. L’importo complessivo destinato dalla legge finanziaria per il 2007 al Fondo Sviluppo e Coesione per la programmazione 2007-2013 ammontava a 63,273 miliardi. Di questi l’85% era destinato al Mezzogiorno e il 15% alle aree svantaggiate del Centro-Nord).

Ma poco dopo è iniziata la decurtazione, per esigenze di contenimento della spesa pubblica e di controllo della finanza pubblica. Spariti così, con una delibera del Cipe e successivi provvedimenti legislativi ben 22,3 miliardi. Inutile dire che riduzioni di questo peso hanno determinato un significativo impatto sulla originaria programmazione degli interventi. Si è trattato di tagli propriamente detti, per evitare o limitare l’aumento del deficit, ma anche di utilizzo di risorse per altre finalità.

Da considerare che nello stesso periodo sono stati “colpiti” anche i fondi nazionali destinati ai programmi cofinanziati dai fondi strutturali europei 2007-2013 oggetto del Piano di Azione e Coesione. L’altro canale di finanziamento delle politiche di coesione è stato in parte utilizzato per finanziare gli ammortizzatori sociali in deroga delle Regioni, al posto dei fondi ordinari nazionali.

IL PERIODO 2014-2020

Quanto al periodo di programmazione 2014-2020 del Fondo Svilippo e Coesione, dai dati rielaborati sulla base di tabelle della Rgs risulta che dai 68,8 miliardi previsti con la legge di stabilità per il 2014 e successivi interventi (fino al ddl di bilancio per il 2020 all’esame del Parlamento) sono già stati tagliati 9,5 miliardi per la copertura di provvedimenti legislativi. Per il solo 2019 le dotazioni di cassa del Fondo sono state ridotte per le solite esigenze di finanza pubblica per 800 milioni. Una quota di esse, 500 milioni, tornerà al Fondo ma scaglionata negli anni successivi (300 milioni nel 2022, 200 nel 2023).

STANZIAMENTI

A livello di cassa, nell’anno in corso dal Fondo Sviluppo e Coesione sono stati finora erogati 1,7 miliardi. Il livello di spesa a fine anno si attesterà intorno a 1,9 miliardi, in linea con gli stanziamenti di cassa. E qui viene un’altra considerazione. In realtà, gli stanziamenti effettivi che possono essere spesi per finalità di coesione territoriale sono ben diversi dalle risorse previste a livello di competenza.

Infatti, le risorse stanziate nel disegno di legge di bilancio per il 2020-2022, per il prossimo anno sono pari a 6,9 miliardi di competenza e solo 1,7 miliardi a livello di cassa, che sono i soldi veri da poter spendere. Per il 2021 le risorse disponibili a livello di competenza sono 7,3 miliardi e a livello di cassa 3,4 miliardi. Situazione analoga per il 2022 (7,9 miliardi di competenza e 3,9 di cassa). Queste cifre già scontano la copertura finanziaria di alcune misure previste nel ddl di bilancio per il 2020, come la proroga del credito d’imposta al Sud. Una misura utile e molto attesa dagli imprenditori del Mezzogiorno, ma la copertura sarebbe dovuta essere a carico di risorse ordinarie nazionali, non di quelle “aggiuntive” per superare gli squilibri territoriali.

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