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ROMA – Bene il disegno di legge quadro sull’autonomia messo a punto dal ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia, e che presto andrà in Consiglio dei ministri. Il provvedimento viaggia «sui binari giusti» perché supera «il rapporto bilaterale» del rapporto tra governo e singole regioni. Ma è assolutamente necessario che vengano preventivamente definiti i livelli essenziali delle prestazioni per superare il principio della spesa storica, che costituisce la principale causa degli squilibri territoriali. A ribadire il concetto, ancora una volta, è stato il ministro per il Sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, nel corso di un’audizione in Parlamento. Da un altro punto di osservazione, anche la Corte dei conti punta l’indice contro la spesa storica, considerata «fattore distorsivo» che non favorisce condizioni di equità.

LA FASE TRANSITORIA

«Abbiamo la necessità di rendere il processo di definizione dei livelli essenziali delle prestazioni ancora più coerente con il dettato costituzionale. Una coerente attuazione del dettato costituzionale – ha sottolineato Provenzano – vuole che vi sia una definizione preventiva dei Lep prima dell’avvio delle intese». Ma il processo che si va delineando con il disegno di legge, ancora allo stato di bozza, presenta un rischio da non sottovalutare, ossia «la fase transitoria in cui si avviano le intese sull’autonomia differenziata e si rimanda a un’eventuale successiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep)».

È proprio questo, secondo Provenzano, il punto debole del provvedimento, perché in Italia le fasi transitorie diventano spesso molto lunghe, quasi “strutturali”. E se questo dovesse accadere nel processo di autonomia differenziata, il principio dell’equità e della sussidiarietà verrebbe meno. Insomma, il rischio sottolineato da Provenzano durante l’audizione in Parlamento è quello della «cristallizzazione dei divari sociali. Questo rischio va minimizzato offrendo garanzie precise che non si rinvii alle calende greche per la definizione dei Lep».

Provenzano punta il dito contro la spesa storica, che ha determinato l’attuale gap territoriale e che rischia di riproporsi nella fase transitoria. «A livello regionale e macroregionale – ha aggiunto il ministro – quindi non solo Nord-Sud ma anche all’interno delle regioni, scontiamo divari territoriali nell’accesso alla garanzia dei diritti di cittadinanza. Il meccanismo di sperequazione che ha determinato questi divari è stato la spesa storica. Quindi il superamento della spesa storica è un obiettivo fondamentale se vogliamo garantire i principi della Costituzione. Da questo punto di vista i Lep sono un elemento decisivo e cruciale, consentono di perequare l’erogazione dei diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale. È un elemento su cui suggerisco di concentrare l’attenzione emendativa».

I MIGLIORAMENTI

Il ddl sull’autonomia potrà essere migliorato nel passeggio parlamentare, dice il ministro, «rafforzando ulteriormente la centralità dei Lep e rendendo più coerenti i meccanismi di perequazione, anche infrastrutturale». Proprio sulla perequazione infrastrutturale, Provenzano ha spiegato che il fondo previsto nella bozza di disegno di legge sull’autonomia «ha una dotazione minima (3,6 miliardi in circa 10 anni, ndr), ma può svolgere un ruolo se si inserisce in un sistema coerente», che passa per l’attuazione della clausola del 34% della spesa ordinaria in conto capitale nelle regioni del Sud, proporzionata alla popolazione residente.

SISTEMA PEREQUATIVO

Ieri sul federalismo fiscale è intervenuta la Corte dei conti in un’audizione in Commissione finanze della Camera presieduta da Carla Ruocco. Sottolineando le «questioni irrisolte» della legge Calderoli del 2009 e successivi decreti attuativi, la Corte ha sottolineato la necessità di un più efficiente sistema perequativo per gli enti locali, per eliminare le storture della spesa storica. Attualmente i meccanismi perequativi, ha precisato la Corte «sono ancora principalmente basati sul criterio della spesa storica, che costituisce un fattore distorsivo, in quanto premia la capacità di erogazione della spesa, ma certamente non contribuisce a stabilire condizioni di equità».

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