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La Salerno-Reggio Calabria è finita. Così è stato annunciato il 22 dicembre 2016 da Paolo Gentiloni, alla presenza dell’allora ministro dei trasporti Graziano Delrio e Presidente dell’Anas Gian Vittorio Armani. Il premier, nel suo discorso, ci tenne a ringraziare innanzitutto Matteo Renzi, suo predecessore, che sei mesi prima aveva annunciato proprio quella data come la conclusione di una “vergogna internazionale”. Ringraziamenti a cui l’ex premier aveva subito risposto con entusiasmo, tramite un post di Facebook: «Dieci mesi fa i giornalisti della stampa estera si misero a ridere. Avevo appena annunciato che la Salerno-Reggio Calabria sarebbe stata inaugurata il 22 dicembre 2016. Grazie al lavoro del Ministero, dell’Anas, dei tecnici e degli straordinari lavoratori questo impegno domani diventerà realtà. Sono felice per gli utenti di questa travagliata strada. Ma sono felice soprattutto perché ridere con gli italiani è bellissimo. Ma ridere degli italiani, No. Un abbraccio affettuoso a chi ha riso di noi: domani non avranno motivo per farlo. E ricordiamoci che l’Italia ha mille difetti. Ma è comunque il Paese più bello del mondo. E non dobbiamo permettere a nessuno di riderle dietro. Viva l’Italia».

Con un’esclamazione finale che ora pare profetica e l’entusiasmo dato dal completamento dell’ultimo tratto- la Galleria Larìa in provincia di Cosenza- Renzi si auspicava un ribaltamento dei pregiudizi italici. E, in generale, si sperava soprattutto in un cambio di rotta sulle politiche del Sud Italia, considerato finalmente degno di essere adeguatamente collegato al resto della Penisola e valorizzato nel suo potenziale. Ad oggi, sembrano lontani i tempi in cui l’Autostrada incompiuta, il colabrodo nazionale ed europeo, era il simbolo più calzante dell’inoperosità e corruzione italiana, il “Niente più incarna il fallimento dello Stato italiano” riportato sulla prima pagina del New York Times nel 2012.

Eppure. In quanto studentessa fuorisede calabrese, riuscire a spostarmi efficientemente per l’Italia – in questo caso principalmente verso Roma, per cui l’alternativa più logica era muoversi su strada o binari- vuol dire riuscire a conciliare al meglio il proprio tempo e la doppia vita che mi sto costruendo. È sempre stato accolto con enorme sorpresa dai miei amici sardi, romani e toscani, rivelare che la mia regione fosse praticamente isolata e, paradossalmente, il sistema migliore per viaggiare fosse il pullman. Infatti, ha sempre rappresentato l’opzione migliore, la più economica, comoda e- nonostante il traffico in prossimità delle feste e dei rientri- la più veloce. Ho provato ad essere una di quelle ragazze che poeticamente prende il treno e legge un libro, guarda un film o addirittura studia, ma l’efficienza dei binari vecchi, abbinata ai treni nuovi, non mi permette di avere grande concentrazione. Scegliere di viaggiare su strada, quindi, ha sempre rappresentato l’alternativa migliore, anche quando i continui cantieri rendevano il viaggio più lungo del previsto. Negli anni clou dei lavori ho avuto modo di assistere a un graduale miglioramento dell’Autostrada A3. Man mano il tragitto era sempre più piacevole e l’unico ostacolo era rappresentato dal terrificante raccordo anulare.

Tuttavia, i lavori e la loro leggendaria lunghezza- sono, infatti, iniziati il 21 gennaio 1962 a Montevergine (Rc) quando viene messa la prima pietra dal Presidente del Consiglio Amintore Fanfani, che ottimisticamente si auspicava una realizzazione del progetto in due anni, non cinquanta- hanno fatto sì che non tutta l’A3 fosse costruita con la stessa modalità e modernità. Per questo, nonostante l’annuncio della chiusura dei lavori, si è reso necessario avviare a marzo 2016 un “Piano di ammodernamento”, una manovra di project review che accantonava i cantieri per la ricostruzione dei tre tratti non ammodernati Morano – Firmo, Cosenza – Altilia e Pizzo – Vibo Valentia. La scelta del Piano di Manutenzione, il cui costo stimato era di 1 miliardo di euro, interamente finanziato, avrebbe- secondo l’ANAS- comportato notevoli vantaggi tra cui il dimezzamento della durata dei lavori e un minore impatto sull’ambiente e la viabilità, rispetto ad una ricostruzione adottata negli altri tratti.

L’impressione è che gli anni e i problemi riscontrati in diverse tratte continueranno a ripercuotersi ancora per molto tempo. Un esempio sono le limitazioni al traffico tra Rogliano e Altilia in provincia di Cosenza, avvenute questo agosto che hanno imposto un momentaneo restringimento della carreggiata, e l’annuncio dei prossimi lavori di manutenzione previsti a gennaio: Anas ha infatti comunicato che il 7 gennaio 2020 avranno inizio i lavori sul tratto di A2 compreso fra lo svincolo di Campo Calabro e quello di Arghillà, esattamente sul Viadotto Fiumara di Catona.

Di fatto, l’Autostrada, oltre che un simbolo, era diventato un mostro da combattere, un progetto lacunoso che si è trascinato per anni e porta ancora dietro di sé i resti dell’inefficienza e degli errori e approssimazioni passate. Il tentativo di lasciarsi alle spalle questa incombenza si è reso palese con il cambiamento di nome: come a voler cambiare pagina, si è deciso di chiamarla, da “A3 Salerno-Reggio Calabria”, A2- Autostrada del Mediterraneo; ma le lacune sono rimaste. Lacune che bisognerà continuamente colmare mentre altrove si paleseranno altri problemi, in un gioco da coperta troppo corta che fa sembrare lungi dall’essere conclusi i lavori di quasi mezzo secolo.

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