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TRENITALIA prova a smentire il Quotidiano del Sud ma viene, a sua volta, smentita dal ministro Paola De Micheli, titolare del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il nodo della questione è rappresentato dal collegamento diretto con un intercity di Trenitalia tra Napoli e Bari. L’azienda partecipata (al 100%) di Ferrovie dello Stato, nelle scorse ore ha diffuso una nota, in cui ha sottolineato: «Entro marzo 2020 sarà attivo un nuovo collegamento diretto di Trenitalia fra Napoli e Bari. A differenza di quanto riportato da alcuni media (chiaro il riferimento all’articolo pubblicato dalla nostra testata, ndr), l’avvio del servizio – che unirà, senza cambi, il capoluogo campano e quello pugliese – avrà luogo nei tempi programmati senza alcun rinvio rispetto a quanto previsto».

LA SMENTITA

Al comunicato hanno fatto, però, seguito le dichiarazioni di De Micheli, che come scrivevamo, ha smentito Trenitalia. «Era stato annunciato ma non ci sono tutte le predisposizioni. Arriverà ma con tempi un po’ diversi», ha detto, appunto, la titolare del Mit rispondendo alle domande dei cronisti che le chiedevano del ritorno, a distanza di 20 anni, del collegamento ferroviario diretto tra i due capoluoghi, la cui inaugurazione era prevista il 9 dicembre scorso. Fatta questa premessa, c’è da ribadire una circostanza: il nostro giornale non ha mai sostenuto che il collegamento tra il capoluogo napoletano e quello pugliese non sarebbe partito. Tra l’altro nell’articolo da noi pubblicato, si fa riferimento alla linea dell’Alta velocità, che abbiamo spiegato, se dovesse essere rispettata la tabella di marcia, potrebbe essere conclusa nel 2026. Nel 2023, invece, sempre se tutto dovesse filare liscio, potremmo assistere a un collegamento diretto (sempre nell’ambito dell’Alta velocità) tra Napoli e Bari.

La disamina effettuata con i precedenti servizi verteva sui numeri, che evidentemente, secondo la nostra chiave di lettura, fanno emergere un quadro di investimenti a favore del Nord Italia, a tutto svantaggio del Meridione. Ma vale la pena ribadire qualche cifra. Gli investimenti complessivi del Piano quinquennale di Ferrovie dello Stato, presentato a maggio scorso, ammontano a 56 miliardi di euro. Il 60% degli investimenti sono previsti al Nord, il restante 40% al Sud. Riferendoci a una bozza non ufficiale, che circolerebbe nei piani alti di Fs, abbiamo sottolineato come in realtà, si potrebbe assistere (secondo quel prospetto, informale e non definitivo) a un ulteriore ridimensionamento, poiché gli investimenti per il Sud nell’arco dei cinque anni, scenderebbero a una cifra che oscilla tra l’11% e il 16%. Restando sull’impatto degli interventi nel Meridione, c’è da rilevare come al di là dell’inizio dei lavori per la stazione dell’Av, Hirpinia di Avellino, oltre alla Campania, le altre regioni del Sud continuino a segnare il passo sul fronte della strada ferrata. Interi territori sono letteralmente tagliati fuori dal sistema della logistica e del trasporto nazionale. Qualche esempio? La rete dell’Alta velocità termina poco dopo Salerno, obsoleti i collegamenti e il parco vetture in Basilicata, Calabria e Sicilia. La linea dell’Av Napoli-Bari, ribadiamo, verrà terminata solo tra sei anni, se non si registreranno intoppi.

I RITARDI

In tutto questo c’è da considerare, che per quanto riguarda le grandi opere in attesa di commissari, potrebbero registrarsi ritardi per la partenza dei lavori della linea Palermo-Messina-Catania (6 miliardi di euro), e quelli per la dorsale adriatica tra Bari e Pescara (1,3 miliardi). A fronte di ciò, per evidenziare ancor di più il divario esistente tra Nord e Sud, c’è da rilevare pure come Ferrovie dello Stato, abbia annunciato un investimento da quattro miliardi di euro per le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina del 2026. Secondo le stime di Fs, le opere per migliorare i collegamenti avranno un impatto sul Prodotto interno lordo di più di due miliardi di euro. Rfi (Rete ferroviaria italiana) prevede opere per il potenziamento tecnologico e strutturale della rete che si attesta sugli oltre tre miliardi e 200 milioni di euro. Si evince che Fs non solo preferisca investire nel Settentrione d’Italia, a scapito del potenziamento dei collegamenti al Sud, ma che punti in maniera massiva all’estero. Qualche numero? Trenitalia Uk (controllata al 100% di Trenitalia), si è aggiudicata in Inghilterra, la concessione per gestire la tratta della West Coast.

Dal 2019 al 2031, insieme al colosso britannico dei trasporti FirstGroup si occuperà dei collegamenti intercity tra Londra, Manchester, Chester, Liverpool, Preston, Edimburgo e Glasgow. Secondo i dati forniti da Fs, i ricavi relativi al solo 2019 sarebbero stati pari a oltre un miliardo e 250 milioni di euro. Ferrovia dello Stato, solo per citare qualche altro Paese estero (dei 60 in cui attualmente agisce), è impegnata pure nella realizzazione di opere in Romania e Serbia; in Grecia (dove Fs possiede le ferrovie Trainose, e gestisce collegamenti giornalieri tra Atene e Salonicco); negli Stati Uniti. Nella terra dello Zio Sam, Fs partecipa a programmi infrastrutturali per 10 miliardi di dollari a Los Angeles, e per dodici miliardi a Washington.

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