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Il Meridione non è solo culla di civiltà e di arte, ma anche culla del diritto. Si conferma tale non solo per la sua lunga tradizione storico-culturale ma soprattutto grazie ai dati più recenti diffusi dagli organi di informazione. Basti pensare alla classifica stilata da Statista per “Il Sole 24 Ore” nella quale, tra i migliori studi legali d’Italia per il 2019, ne figurano ben 36 collocati al Sud e nelle Isole di cui 10 in Puglia, 11 in Sicilia e 9 in Campania.

Certamente, se inseriti nel più ampio panorama nazionale, questi dati forniscono indicazioni rilevanti in merito all’ottima formazione universitaria nel campo della Giurisprudenza e della successiva pratica forense al Sud ed evidenziano un esaltante segnale di ripresa della professione nel Meridione.
Certo, che il Sud e il Centro abbiano sempre dato i natali a personaggi illustri nella Giustizia è fatto noto e fin troppo spesso consegnato all’oblio: debbono essere scomodati nomi come Falcone e Borsellino ma lo stesso fratello del Presidente della Repubblica Piersanti Mattarella, giurista e avvocato prima ancora che politico.

Venendo poi all’attuale composizione della Eccellentissima Corte Costituzionale, ad oggi sono 9 su 15 i suoi membri nati al Centro Italia e al Sud. Addirittura, nel non lontano 2014 erano 13 su 15.

Come detto, dati alla mano, tutto ciò non può assumere altro significato se non quello che, nelle terre tristemente genitrici dell’anti-Stato, il seme della Giustizia ha messo le sue radici, sebbene costretto a germogliare nelle avversità e, soprattutto, nell’indifferenza delle Istituzioni.

Infatti, accanto a questi dati, se ne posizionano altri decisamente meno positivi: l’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani ha analizzato i dati diffusi dal Ministero della Giustizia per l‘anno 2017 relativi alla durata media dei processi in Italia, riscontrando una macroscopica differenza tra le cause incardinate al Nord e quelle del Sud. Considerando i Tribunali Ordinari, quelli del primo grado di giudizio (escludendo le cancellerie dei Giudici di Pace) mediamente impiegano 405 giorni al Centro e 520 giorni al Meridione per definire il giudizio, a fronte dei 300 giorni dei Tribunali settentrionali.

I Tribunali più lenti d’Italia risultavano, secondo l’analisi, quelli di Tempio Pausania (819 giorni), Vibo Valentia (863) e Vallo della Lucania (996).
Sorge spontaneo allora chiedersi come sia possibile che, in una terra così ricca di eccellenze sia nell’ambito della magistratura sia in quello dell’avvocatura, i cittadini meridionali debbano attendere più dei loro connazionali al Nord per ottenere giustizia. Una spiegazione potrebbe fornirla una vicenda salita recentissimamente agli onori della cronaca quale quella del Giudice di Pace di Nocera inferiore che avrebbe sottoscritto un protocollo d’intesa con il locale Consiglio dell’Ordine degli Avvocati per la ricerca e la sezione di “volontari qualificati” quali i giovani praticanti del foro, per fornire supporto, a titolo gratuito, alle cancellerie dell’Ufficio.

Prescindendo da qualsiasi valutazione in merito all’evento, si tratta di un “caso” che denuncia, sebbene indirettamente, la grande piaga della giustizia al Sud: il disservizio è spesso e volentieri causato da una cronica e atavica carenza di personale tale per cui le cancellerie e i ruoli si “intasano” letteralmente, causando biblici rallentamenti nello smaltimento delle pratiche. E infatti, sebbene la carenza di personale nelle cancellerie sia certamente drammatica, non da meno è la presenza di pochi giudici attivi sul territorio, soprattutto nei Tribunali, i quali fronteggiano quotidianamente l’impresa titanica di trattenere in decisione le cause e pronunciarsi in tempi consoni. Quest’impresa, purtroppo, non sempre riesce. Certamente qualcosa si sta muovendo sebbene la reale soluzione del problema appaia ancora lontana: è infatti in aumento il tasso di concorsi pubblici indetti per rivestire i ruoli di funzionari e di amministrativi nell’organo “Giustizia” ma, ancora una volta, sembrerebbe mancare il reale intento, da parte dello Stato, di prendere coscienza della carenza di risorse che vengono poste a sostegno e a disposizione del Sud.

Quanto successo a Nocera Inferiore è la lampante conferma sia dell’inerzia dello Stato, sia, specularmente, della determinazione di chi lavora per mandare avanti il sistema Giustizia, delle volte anche con iniziative a dir poco maldestre. Quindi, una “Giustizia a passo di lumaca” non già a causa degli uomini di legge del Sud, giudici e avvocati che, al contrario, si dimostrano eccellenze nel territorio nazionale, ma per responsabilità di uno Stato che si dimostra miope nei confronti delle reali necessità del Meridione, parco ad investire e a stanziare i fondi necessari per mandare avanti, con decoro e dignità, i suoi stessi “palazzi della giustizia”.

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