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Un Sud opportunità per il Paese. Ma se non riescono a spendere nemmeno le risorse dei fondi strutturali perché chiedono altri soldi per il Sud? Questa la vulgata prevalente che imperversa tra i commentatori quando si parla del Mezzogiorno.

Le evidenze dimostrano invece che, laddove gli strumenti sono ben costruiti, gli effetti sono interessanti come dimostra la misura “Resto al Sud” o “Nuove imprese a tasso zero”, che danno un impatto per la prima volta positivo, per l’uso di incentivi ma anche per l’andamento di alcuni programmi comunitari. Ma per avere la dimensione complessiva della problematica, forse, bisogna puntualizzare alcune informazioni di base! Il tema che riguarda il Sud può essere racchiuso in pochissimi dati: la popolazione di 21 milioni di abitanti e gli occupati poco più di sei milioni!

Cioè lavora una persona su quattro, compresi i sommersi! In una realtà a sviluppo compiuto come l’Emilia Romagna ne lavora poco meno di una su due! Quindi le esigenze occupazionali di tale area si collocano intorno ai 3 milioni, se il benchmark è quello dell’Emilia Romagna, come riporta anche Svimez nel rapporto 2019.

Gli strumenti fondamentali ai quali si fa riferimento per eliminare il divario sono stati i fondi strutturali, nati come aggiuntivi a quelli ordinari ma alla fine, come peraltro dice anche il direttore della commissione europea per le politiche regionali, il lussemburghese Marc Le Maitrê, sostitutivi degli stessi. Si è visto che, malgrado queste risorse, considerate a torto ingenti, il Sud ormai, dalla eliminazione della Cassa del Mezzogiorno, non solo non riesce a recuperare un divario che invece si accentua, ma subisce anche un processo di emigrazione di circa 100.000 persone formate ogni anno, che gli sta costando 20 miliardi l’anno, considerato che il costo di “allevamento” e di formazione, di un diplomato, è di 200 mila euro ciascuno.

Più o meno la stessa somma che arriva ogni anno, con tante difficoltà di spesa, con i fondi strutturali. Che sono somme importanti ma che certamente non sono sufficienti per le enormi esigenze di un Sud dimenticato e che subisce, da 10 anni invece, uno scippo di oltre 60 miliardi annui, come l’operazione verità del nostro giornale ha dimostrato e come ormai è statuito in tanti documenti ufficiali, visto che i diritti come i doveri di cittadinanza, se non si cambia la Costituzione, devono essere gli stessi per chi nasce a Trento o a Reggio Calabria. Per esemplificare basta pensare che per la sola infrastruttura alta velocità- capacità Salerno- Palermo-Augusta, compreso il collegamento stabile del ponte sullo stretto, sono necessari oltre 40 miliardi. Ma si sa le infrastrutture costano decine a volte centinaia di miliardi e nel Sud non si possono limitare al completamento del corridoio Palermo – Berlino, visto che sono altrettanto importanti tanti altri collegamenti come la Napoli -Bari, come è importante l’eliminazione dell’isolamento del Salento, di Matera, di tutta la Calabria, anche per questo con una criminalità organizzata che la fa da padrone, di Ragusa che per essere raggiunta in treno da Trapani, con soli 300 km di distanza, necessita di 12 ore. Il che comporta che le risorse necessarie sono ingenti e di tali dimensioni, che forse il Paese non si può consentire!

Ed allora per risolvere la problematica principale del Paese, bisogna mettere a regime l’area lavorando su due fronti: da una parte far crescere l’imprenditorialità endogena, la voglia dei ragazzi di fare impresa, la possibilità per le imprese esistenti di rimanere sul mercato, di aumentare la produttività dei fattori produttivi, di consolidare o cominciare la loro apertura sull’estero e sull’esportazione. Dall’altro attrarre investimenti dall’esterno dell’area di capitali privati, che trovino interessante anche grazie alla normativa sulle Zes, una loro collocazione nelle aree meridionali. Peraltro in una realtà, europea ed internazionale estremamente complessa, nella quale le aree che vogliono attrarre investimenti sono molteplici e hanno condizioni più interessanti del Sud di costo del lavoro, di fiscalità, ma anche di infrastrutturazione e di controllo di criminalità organizzata! Come per esempio la Polonia, l’Ungheria, la Romania, senza parlare dei tradizionali paesi competitor ed attrattivi come Irlanda e la stessa Germania. Con un pensiero da affermare in contrasto di quello di molti politici nostrani che ancora pensano che attrarre investimenti significa essere colonizzati. L’incremento di Pil di misure come quelle richiamate è già di un certo interesse perché è noto che ogni euro investito al Sud ha un moltiplicatore particolarmente più elevato, più del doppio, di quello che ha un investimento al Nord. E certamente, come è stato calcolato, una infrastrutturazione accelerata porterebbe un incremento di occupazione ma anche di Pil di 2-3 punti percentuali, dei quali non solo il Sud ma l’intero Paese si avvantaggerebbe. Ma per far questo è necessario che il Sud diventi la priorità del Governo nazionale, cosa vera solo a parole e spesso nemmeno a parole! L’indicazione delle sardine come priorità dello sviluppo delle aree meridionali è stata una novità importante, che si spera possa essere accolta da più formazioni politiche. Perché è chiaro che un tale problema ha bisogno della convergenza delle forze politiche di maggioranza ed opposizione, compresa quella Lega, una volta Nord ed adesso sedicente nazionale, che tante responsabilità ha ed ha avuto nello scippo di risorse al Sud!

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