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Un treno Frecciarossa

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Sull’Alta velocità, il Governo continua a giocare con le parole, per non ammettere che il Sud non sarà dotato – almeno nell’immediato futuro – della rete che supporta il servizio. Nelle scorse ore la titolare del Mit, il ministro Paola De Micheli, presentando il pacchetto per il settore trasporti e infrastrutture contenuto nel Decreto Rilancio, ha sottolineato come, saranno finanziate alcune opere strategiche. Tra queste rientrano anche la progettazione e il potenziamento «con caratteristiche di Alta velocità di rete delle linee Salerno-Reggio Calabria, Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia (e Genova-Ventimiglia), per un investimento complessivo da quaranta milioni di euro». A questo punto però, va fatta chiarezza. Quando parla di «Alta velocità di rete», il ministro non si riferisce all’Av come normalmente, la si intende. «Non è, per capirci, quella della Napoli-Milano, che ha nuove linee con andamento di crociera tra i 300 e i 350 chilometri orari – spiega un esperto al Quotidiano del Sud – Alta velocità di rete significa, nei fatti, sistemare le vecchie linee per un andamento che si attesta sui 200 orari».

Ciò vuol dire che gli investimenti tanto sbandierati dal ministro De Micheli, altro non faranno che confermare lo stato di arretratezza dei collegamenti al Meridione, rispetto a quelli del Nord. «Per essere ancora più chiari, al Settentrione si registreranno linee più veloci del 50-75% rispetto a quelle del Sud», precisa l’esperto. Quanto esposto va a confermare le supposizioni fatte dalle colonne del nostro giornale, quelle relative alla circostanza che Rfi (Rete ferroviaria italiana) ha tagliato in due la Penisola, e al fatto che non ci sono abbastanza fondi per strutturare una rete di reale Alta velocità sull’intero territorio nazionale. Questo lo abbiamo scritto a dicembre scorso, quando il disastro economico che si sta materializzando davanti ai nostri occhi, non era minimamente prevedibile; figurarsi oggi che la situazione è emergenziale, a causa delle ripercussioni innescate dal lockdown seguito alla pandemia Covid.

IL GIALLO DEL PIANO

A maggior ragione, nei mesi e negli anni a venire, questo stato di cose potrà solo andare ad aumentare il divario della portata dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese, esistente tra Nord e Sud (a discapito, è ovvio, del Meridione). Perché, bisogna ricordare un «piccolo» particolare, che la titolare del Mit (come il suo predecessore) sembra aver dimenticato: da Napoli in giù, l’Alta velocità – quella reale, e come è largamente intesa – praticamente non esiste.

E nonostante ciò, il piano quinquennale da 56 miliardi di euro, presentato a maggio dello scorso anno, da Ferrovie dello Stato, prevede il 60 per cento degli investimenti destinati al Nord, e il 40% per il Mezzogiorno.

Anche se, come rivelato dal Quotidiano del Sud nei mesi scorsi, a fronte di citato piano, esisterebbe una bozza non ufficiale che circola nei piani alti di Ferrovie dello Stato, e che renderebbe la situazione ancora più drastica. Dalla bozza si evincerebbe che, in realtà, gli investimenti per il Sud nell’arco dei cinque anni, potrebbero scendere a una cifra che oscilla tra l’undici e il 16%. Si tratterebbe, è bene ribadirlo, di un prospetto informale, e non definitivo. Il «giallo» e i dubbi sulla portata degli investimenti, comunque permangono. Ma restando sull’Alta velocità, che in Italia ha poco più di dieci anni di vita, si ferma appena oltre Salerno. La situazione nelle altre regioni del Sud e nelle isole, continua a essere drammatica. I collegamenti in Calabria e in Sicilia annaspano su tratte che definire vetuste e lente, è eufemistico.

Per non parlare della Basilicata, che negli ultimi anni è ritornata a essere inserita tra le mete del turismo nazionale (e non solo) per la presenza di Matera, Capitale europea della Cultura. Bene, nel caso in cui si volesse raggiungere, in treno, Matera direttamente da Napoli (parliamo della principale città del Mezzogiorno) non sarebbe possibile farlo.

IL «MIRAGGIO» NAPOLI-BARI

Tornando, invece, alle considerazioni sull’Alta velocità e sugli investimenti annunciati al Sud, vale la pena aprire una parentesi sulla linea dell’Av Napoli-Bari. Se dovesse essere rispettata la tabella di marcia – cosa poco probabile vista la attuale situazione di stallo legata al Covid -, potrebbe essere conclusa nel 2026. Nel 2023, invece, si potrebbe assistere a un collegamento diretto tra il capoluogo partenopeo a la città pugliese. In tutto questo, sul piano dei collegamenti, il Governo centrale continua a destinare maggiori fondi al Settentrione rispetto al Sud. Una cosa il ministro De Micheli dovrebbe sapere meglio degli altri: più veloci sono i trasporti, più rapido è il flusso economico. Al Sud, in Calabria, c’è il porto di Gioia Tauro, quinto in Italia per transito e movimento di merci all’anno. Peccato che a supportare lo scalo marittimo non ci sia una adeguata rete di collegamenti su ferro.

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