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Tempo di lettura 4 Minuti

In un Paese “complicato” come il nostro, ammalato di burocrazia, l’introduzione dell’autocertificazione per i finanziamenti garantiti dallo Stato per le imprese con il decreto Liquidità, assume quasi il valore di un atto rivoluzionario: il primo atto, si spera, di quell’opera di smantellamento dell’apparato di norme, regolamenti, codici e codicilli che ingessano l’economia italiana. L’autocertificazione porta con sé la manleva per le banche, che sono così esonerate dai controlli sulla posizione del cliente – la famigerata istruttoria – fermi restando gli obblighi di segnalazione previsti dalla normativa antiriciclaggio. Ottenuto il finanziamento, l’impresa dovrà farlo confluire su un conto dedicato, per rendere più agevoli le verifiche.

La “rivoluzione” arriva con l’ok della Commissione Finanze e Attività produttive della Camera dei deputati, a un emendamento al Decreto Liquidità. La nuova norma, sostenuta in particolare da Italia Viva, non lascia più alibi alle banche che finora hanno giustificato con l’esigenza di meticolose verifiche il ritardo nell’erogazione dei finanziamenti alle imprese prostrate dalla crisi economica provocata dal Covid-19. «Con questa modifica cominciamo ad applicare autonomia, responsabilità e semplificazione – ha affermato il deputato di Italia Viva, Luigi Marattin – L’obiettivo è snellire il più possibile le procedure per garantire velocità e semplicità nell’erogazione del credito». In caso di false dichiarazioni, scattano le pene previste dal codice, «che credo sarebbe giusto aumentarle – ha sostenuto Marattin – Avevamo presentato emendamenti in questo senso, che sono stati dichiarati inammissibili in questo provvedimento, perché è giusto che se lo Stato si fida dei cittadini, questi debbano essere puniti in caso di abuso di questa fiducia».

LA PLATEA DELLE IMPRESE

L’autocertificazione comprende l’intera gamma dei finanziamenti previsti dal Decreto Liquidità: quelli fino a 25 mila euro, che ora – grazie a un altro emendamento – possono arrivare a 30mila, garantiti al 100% dello Stato; quelli con un importo importo inferiore a 800mila euro, con garanzia statale al 90%, cui può aggiungersi quella dei Confidi in modo da arrivare al 100%; e i prestiti destinati alle grandi imprese con la copertura di Sace, attraverso “Garanzia Italia”. Le disposizioni del provvedimento, poi, si applicano anche a chi svolge, anche in forma associata, un’attività professionale autonoma.

I PUNTI DELLA AUTOCERTIFICAZIONE

Le richieste di finanziamento dovranno essere accompagnate da un’autocertificazione, “sostitutiva dell’atto di notorietà” in cui il titolare o il legale rappresentante dell’impresa dovrà dichiarare di aver subito un danno per via del lockdown imposto per via dell’emergenza sanitaria; che i dati forniti i sono veritieri e completi e che il finanziamento coperto dalla garanzia servirà per sostenere costi del personale o investimenti in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali localizzate in Italia. E ancora, di esser consapevole che i finanziamenti saranno accreditati esclusivamente su un conto corrente dedicato; di essere in regola rispetto alle norme interdittive antimafia e, infine, di non aver ricevuto condanne definitive per reati fiscali negli ultimi cinque anni. E qui si finisce: oltre i già citati obblighi di segnalazione dettati dalla normativa antiriciclaggio, le banche non devono fare alcuna verifica ulteriore. Devono solo trasmettere l’autodichiarazione “tempestivamente” alla Sace. Un protocollo d’intesa siglato tra ministeri dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze e Sace delinea, poi, i controlli per la prevenzione dei tentativi di infiltrazioni criminali. Ricapitolando, c’è l’autocertificazione che “incenerisce” le scartoffie, c’è la manleva che solleva le banche da obblighi e responsabilità. La garanzia dello Stato c’era già. Non ci sono ragioni che possano giustificare oltre le inadempienze e i ritardi nell’erogazione dei soldi segnalate dalle imprese ormai allo stremo, che attendono da circa un mese e mezzo – il decreto è entrato in vigore il 9 aprile – una boccata di ossigeno che per per tanti è soprattutto affidata soprattutto ai finanziamenti fino a 25mila euro.

L’ITER DEL “NUOVO” DECRETO LIQUIDITÀ

Il provvedimento “ridisegnato” dalla Commissione di Montecitorio, verrà discusso al Senato la prossima settimana, quindi convertito in legge entro il 7 giugno. Intanto, continua a restare misterioso il dato sulle risorse già erogate a fronte di oltre 300mila richieste di finanziamento al Fondo di Garanzia per quasi 14 miliardi, di cui 271mila fino a 25mila euro, un valore di circa 5,6 miliardi.

Al Senato il “nuovo” Decreto Liquidità arriva, tra le altre cose, anche con la sospensione fino al 30 settembre delle segnalazioni alla Centrale rischi, con la piena tutela civile per i datori di lavoro che rispettino i protocolli di sicurezza e con la possibilità che la garanzia Sace possa essere chiesta anche per i crediti che le aziende cedono a banche e a intermediari finanziari.

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