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Il vice presidente della Commissione Giustizia della Camera, Franco Vazio (Pd)

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SI AVVICINA al primo giro di boa il decreto per la liquidità delle imprese su cui il governo ha posto ieri la fiducia alla Camera che sarà votata oggi. Ma non si placano le segnalazioni da parte delle piccole imprese di difficoltà procedurali e nei rapporti con le banche per ottenere i prestiti garantiti al 100% fino a 25.000 euro.

I CORRETTIVI

Prestiti che sarebbero una vera boccata d’ossigeno per artigiani, commercianti e piccole imprese di fronte alla fase 2 e per i quali la tempestività nelle erogazioni è una questione di vita o di morte. Due mesi e mezzo di lockdown ne hanno prosciugato le casse e ora che potrebbero rialzare la saracinesca si trovano ad affrontare spese per l’adeguamento dei locali alle regole per la sicurezza sanitaria, per i distanziamenti, per l’acquisto dei dispositivi di sicurezza. Il decreto è stato migliorato nel corso dell’esame nelle Commissioni finanze e attività produttive, ma i correttivi entreranno in vigore con l’approvazione definitiva in Parlamento, che deve avvenire entro il 7 giugno dopo il passaggio al Senato. Che di liquidità ci sia bisogno come il pane lo dimostrano i dati dell’Associazione bancaria (Abi). Al 24 maggio le domande che le banche hanno inviato al fondo di garanzia erano 364.000 per 16,2 miliardi di finanziamenti richiesti, di cui 329.000 sono quelli fino a 25.000 euro per un ammontare complessivo di 6,8 miliardi. La Camera ha elevato a 30.000 l’importo dei prestiti garantiti al 100% dallo Stato ma, come detto, la novità entrerà in vigore dopo la conversione in legge del decreto. Allo stesso tempo la Fapi (Federazione autonoma piccole imprese) chiede al governo di intervenire «con determinazione» sulla banche perché «è a rischio la tenuta sociale del Paese». Il problema è sempre lo stesso, i rapporti con le banche.

LE SEGNALAZIONI

«Riceviamo quotidiane segnalazioni da artigiani, commercianti e piccoli imprenditori che taluni istituti di credito stanno bloccando, inspiegabilmente, l’erogazione di prestiti previsti dal decreto liquidità adducendo motivazioni assurde. Non si possono costringere gli imprenditori a fallire per una sola segnalazione di ritardato pagamento – sottolinea Fapi – o per una pregiudizievole riportata nella Centrale Rischi e magari anche risolta, ma non cancellata dai pubblici registri». La Federazione delle piccole imprese sottolinea quindi come la crisi causata dal Covid avrebbe dovuto portare a «un sussulto di responsabilità» anche da parte delle banche che allo stato dei fatti «invece di dare una mano a chi produce ricchezza, perseverano nella loro azione ostracistica».

La Fapi si appella al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, affinché «blocchi questo potere assurdo delle banche». Sulla questione è intervenuto ieri anche il vice presidente della Commissione Giustizia della Camera, Franco Vazio (Pd), anche componente della Commissione bicamerale sulle banche, sottolineando che diverse banche hanno istruito e rogato migliaia di finanziameti, ma altri istituti «non hanno applicato le norme di accesso ai prestiti previsti dal decreto, istruendo numeri esigui di richieste e applicando tassi di interesse superiori a quelli previsti dalla legge».

Vazio ha annunciato che in sede di Commissione banche chiederà un intervento della magistratura ordinaria. Tra i correttivi approvati alla Camera, che hanno migliorato il testo del decreto, vi è quello che sospende fino a tutto settembre 2020 le segnalazioni alla centrale rischi per coloro che chiedono di accedere ai prestiti e alla sospensione dei mutui. Il rischio è che la misura, sacrosanta nella grave crisi economica che il Paese sta affrontando, rischia di espletare i suoi effetti tardi, appunto dopo l’approvazione definitiva del decreto dalle Camere, e per molti potrebbe essere troppo tardi.

LA MANLEVA

Stesso discorso per la manleva, chiesta dall’Abi per tutelare l’attività di erogazione del credito sotto il profilo penale e in questo modo accelerare l’erogazione del credito durante. E’ stata inserita nel decreto alla Camera e sarà in vigore dopo l’ok definitivo. Domani, sempre alla Camera, inizia il ciclo di audizioni sul decreto rilancio. Sarà audito il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri. Tra i nodi da affrontare quello relativo ai professionisti e alla possibilità che accedano ai finanziamenti a fondo perduto, al momento non prevista.

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