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Il premier Conte durante l'informativa alla Camera (Foto Ansa)

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Si affida all’autocertificazione lo scatto dei finanziamenti previsti dal decreto Liquidità a sostegno delle imprese che annaspano nel tentativo di sopravvivere alla crisi economica da Covid-19. Un tentativo di porre un freno alla burocrazia, riducendo in carta straccia la mole di documenti finora richiesti alle aziende. E smantellare l’architettura dei controlli dietro cui le banche si sono trincerate per giustificare i ritardi nell’erogazione, in quanto il nuovo articolo del decreto legge conferma gli obblighi dettati dalla normativa antiriciclaggio e chiarisce che “per la verifica degli elementi attestati dalla dichiarazione sostitutiva il soggetto che eroga il finanziamento non è tenuto a svolgere accertamenti ulteriori rispetto alla verifica formale di quanto dichiarato”. Il via libera all’autocertificazione – e di fatto alla manleva per i funzionari bancari – è arrivato ieri dalla Commissione Finanze e Attività produttive della Camera dei deputati, nell’ambito della discussione degli emendanti al Dl Imprese.

L’AUTOCERTIFICAZIONE

Nell’autocertificazione “sostitutiva dell’atto di notorietà” che dovrà accompagnare la richiesta del finanziamento, il titolare o il legale rappresentante dell’impresa dovranno dichiarare: che l’attività d’impresa è stata limitata o interrotta dall’emergenza epidemiologica Covid-19 o dagli effetti derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento, e che prima dell’emergenza epidemiologica sussisteva una situazione di continuità aziendale; che i dati aziendali forniti su richiesta dell’intermediario finanziario sono veritieri e completi; che il finanziamento coperto dalla garanzia è richiesto per sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che sono localizzati in Italia; che è consapevole che i finanziamenti saranno accreditati esclusivamente sul conto corrente dedicato i cui dati sono contestualmente indicati; che il titolare e legale rappresentante sono in regola con le norme interdittive antimafia e che non hanno ricevuto condanne definitive negli ultimi cinque anni per reati fiscali. Un protocollo d’intesa sottoscritto tra il Ministero dell’Interno, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e Sace delinea, poi, i controlli per la prevenzione dei tentativi di infiltrazioni criminali”.

LE BANCHE SOTTO ACCUSA

Ieri, nell’aula di Montecitorio, il premier Giuseppe Conte, ha bacchettato le banche, scaricando su di loro la responsabilità del mancato arrivo alle imprese dei finanziamenti inferiori a 25mila euro, che potranno ora arrivare fino a 30mila, con tempi di restituzione che si allungano da 6 a 10 anni. «È essenziale che le banche riescano ad allinearsi alle pratiche più efficienti, assicurando la liquidità garantita nei tempi più rapidi – ha detto il presidente del Consiglio – Non possiamo tollerare che le imprese possano sentirsi private del denaro necessario per garantire la continuità economica delle proprie attività».

Solo responsabilità del sistema creditizio o il provvedimento avrebbe dovuto essere più incisivo? «Il decreto è chiaro – sostiene Pier Paolo Baretta, sottosegretario al Mise – Il timore delle banche è legato al fatto che l’erogazione del prestito può andare o no a buon fine, dato che si tratta di somme anche importanti. Certo, ci aspettavamo una maggiore collaborazione dal sistema bancario, ma con l’autocertificazione c’è anche una sorta di manleva sulle responsabilità dei funzionari e questo dovrebbe consentire di velocizzare il procedimento». Tra emendamenti all’ordine del giorno, la Commissione ha dato parere positivo anche all’estensione della Golden power ai settori siderurgico e agroalimentare e alla sospensione dei mutui anche per le ditte individuali e gli artigiani.

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