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C’era una volta lo slogan “basterà un clic”. Alla prova dei fatti quel clic, che avrebbe dovuto essere il simbolo della risposta tempestiva e veloce alle ripercussioni economiche del Covid, si è rivelato un flop. Quando i clic sono affluiti all’Inps, l’Istituto di previdenza è collassato, quando le imprese hanno provato a chiedere online il credito alle banche si sono trovate di fronte un muro di scartoffie da compilare. Che dire, poi, dei tempi biblici per il bonus da 600 euro?

PROPAGANDA E DISILLUSIONI

Eppure il governo aveva annunciato in pompa magna soldi per tutti i nuovi poveri della pandemia dall’oggi al domani, alla faccia della burocrazia. Così non è stato. I codici e codicilli, i funzionari pedanti e pignoli, il labirinto delle norme hanno avuto la meglio anche sul virus.

Non solo. Disoccupati e imprese allo stremo hanno scoperto che quel diluvio di soldi, sbandierati nei vari decreti legge, sono un miraggio lontano. Per accedere ai vari bonus, mancette, sussidi, non basta avere un Isee da fame, ma bisogna essere in possesso di un diploma da ragioniere o dotarsi di un commercialista. Riuscire a fare lo slalom tra i paletti issati a difesa dei furbi di ogni ora è un’operazione che richiede esperienza della macchina burocratica da navigato professionista della burocrazia.

Alla fine della giostra degli annunci e dei provvedimenti, emergerà quanta parte è stata solo un’operazione di comunicazione.

Primo flop, la velocità. Lo sanno bene quei lavoratori rimasti senza impiego e con le aziende che non hanno potuto anticipare la cassa integrazione. Soprattutto l’accesso alla cig in deroga si è rivelato farraginoso. Il coinvolgimento delle Regioni è stato un motivo di rallentamento importante.

Altra nota dolente il credito bancario garantito dallo Stato. Le piccole imprese hanno scoperto che i 25mila euro non erano per tutti, ma in proporzione al fatturato e condizionati da una serie di requisiti di bilancio. Sono incappate in alcune banche che hanno dato loro il prestito non in modo aggiuntivo ad altri fidi, ma a compensazione di prestiti già in corso. Ma soprattutto: altro che modello tedesco. Prima di arrivare sul conto, i soldi devono ottenere il via libera di funzionari che fanno le pulci al bilancio, e quando c’è un rischio di scarsa solidità, non se ne parla.

Poi è emerso che i soldi stanziati per questa operazione non sarebbero nemmeno sufficienti. Per il Fondo Pmi, il decreto Rilancio ha stanziato 3,95 miliardi, ma secondo le stime potrebbero servirne dai 5 ai 9 se si considera uno scenario più prudenziale delle richieste per l’anno in corso o uno di maggior flusso. Le prospettive che le imprese non riescano a far fronte alla restituzione del credito sono alte e richiedono accantonamenti cospicui. Per 25mila euro si aggirano intorno ai 18mila euro, pari al 30%.

PROCEDURE FATTE PER SCORAGGIARE

Accedere ai bonus è come vincere un terno al lotto. Il primo scoglio da superare è la comprensione del testo. Il procedimento sembra fatto apposta per scoraggiare anche la persona più bisognosa e caparbia.
Prendiamo il bonus vacanze, quello che secondo il governo dovrebbe rianimare il turismo. Sappiamo che è destinato a famiglie con Isee entro i 40mila euro, ammonta fino a un massimo di 500 euro ed è spendibile tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2020 solo per soggiorni in Italia. Il meccanismo è quello del tax credit, cioè della detrazione al momento della dichiarazione dei redditi.

Cosa vuol dire: massimo 500 euro? Se la famiglia è di due persone il bonus è di 300 euro, mentre per i single è di 150 euro. Va speso tutto in una volta e in un’unica struttura turistica, compresi i bed & breakfast e gli agriturismi. Naturalmente è necessario che sia rilasciata una ricevuta fiscale.

I vacanzieri “fai da te” sono esclusi. L’agevolazione scatta infatti solo se la prenotazione è fatta tramite agenzie di viaggio e tour operator. L’80% del credito sarà liquidità data alla struttura ricettiva per conto del cliente, mentre il 20% costituirà una detrazione delle tasse. Bisognerà vedere quale albergatore o proprietario di una casa vacanza si presterà a tutto questo meccanismo. È noto che tante strutture operano senza rilasciare ricevute fiscali.

I BONUS PER BICI E MOBILITÀ

Non è ancora chiaro come funziona il contributo statale per acquistare una bicicletta o un monopattino. Sbandierato come l’alternativa ecologica all’auto e per evitare assembramenti sui mezzi di trasporto pubblici, si sta rivelando la solita operazione più mediatica che di sostanza. Il bonus mobilità è destinato ai residenti nei capoluoghi e nei Comuni con più di 50mila abitanti e può essere utilizzato, oltre che per l’acquisto di bici, anche per mezzi elettrici come monopattini, segway, hoverboard e monowheel.

Il buono copre il 60% della spesa, fino a un massimo di 500 euro. Non è chiaro se sia l’esercente a dover praticare lo sconto per poi rivalersi con lo Stato o se bisogna caricare lo scontrino su una piattaforma online o inserire l’importo come detrazione nella denuncia dei redditi. Per il 2020 sono stati stanziati 120 milioni. Dal 2021 in poi, si potrà comprare anche l’abbonamento al trasporto pubblico regionale e locale o utilizzarlo per la rottamazione dei veicoli più inquinanti. Non è detto, però, che i fondi vengano confermati. Le prossime leggi di bilancio non potranno essere troppo generose.

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