Carla Ruocco

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Carla Ruocco, deputata del Movimento 5 stelle, è passata dalla presidenza della Commissione finanze alla presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. È stata eletta ieri con i voti dei gruppi di maggioranza M5s, Pd e LeU, mentre i deputati di opposizione si sono astenuti.

ATTIVITÀ RIPRESA

La Commissione sulle banche riprende dunque l’attività, ferma dalla scorsa legislatura, quando a guidarla era Pier Ferdinando Casini. D’altra parte i salvataggi degli istituti, spesso effettuati con soldi pubblici, sono proseguiti, ponendo alla politica il compito di indagare sui percorsi che hanno portato alla necessità di interventi pubblici per tutelare il risparmio e garantire la prosecuzione di flussi di credito alle imprese territoriali.

L’ultimo della lista è il salvataggio della Banca Popolare di Bari, costato 900 milioni di euro, il cui decreto è stato approvato definitivamente dal Senato ieri.

«Ringrazio tutti i commissari che mi hanno dato fiducia – ha dichiarato Carla Ruocco – So che questo ruolo comporta responsabilità, grande attenzione, ma anche la giusta caparbietà per arrivare nel minor tempo possibile alla verità che moltissimi cittadini e risparmiatori attendono da anni. Svolgerò questo ruolo senza sconti, come ho sempre fatto».

Al posto di Carla Ruocco in Commissione finanze, secondo intese nella maggioranza, andrà un deputato dem.

Ma nonostante questo “cambio al vertice” l’indagine conoscitiva sui sistemi tributari delle Regioni e degli enti territoriali nella prospettiva dell’attuazione del federalismo fiscale e dell’autonomia differenziata, avviata proprio sulla spinta della presidenza Ruocco, andrà avanti.

La stessa Commissione, infatti, ha deliberato nei giorni scorsi una proroga di sei mesi per l’indagine: si andrà quindi avanti fino al 25 luglio 2020. Nessun deputato si è espresso contro.

INDAGINE CONOSCITIVA

L’indagine conoscitiva è stata in qualche modo “sollecitata” e apprezzata da questo giornale, che ha sempre cavalcato quella che è stata definita l’“operazione verità”, volta ad approfondire lo stato dell’arte della spesa pubblica e degli investimenti in Italia, con particolare riferimento al Sud.

L’operazione verità ha consentito di mettere in luce lo “scippo” di risorse che ormai da decenni viene praticato a danno dei territori più deboli, che avrebbero bisogno di un maggiore sostegno pubblico.

Responsabilità dei governi centrali, degli amministratori locali poco incisivi nel far sentire le ragioni del Sud, della burocrazia. Ma questo è avvenuto.

L’indagine conoscitiva della Commissione finanze ha consentito di approfondire molti dossier in vista della riforma dell’autonomia differenziata, con le audizioni dei diretti interessati.

Sono stati auditi, tra gli altri, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, la Corte dei conti, la Svimez, l’Anci, le Regioni, la Sose, la Commissione tecnica per i fabbisogni standard.

NUOVE AUDIZIONI

I lavori, quindi, continueranno e nelle prossime settimane saranno calendarizzate nuove audizioni. L’indagine accompagnerà i lavori del governo sull’autonomia differenziata, il cui iter dovrebbe ripartire dopo la verifica di maggioranza.

Nel frattempo il ministro Francesco Boccia, che ha predisposto una bozza di “legge quadro” sull’autonomia, rimasta al momento incagliata tra le beghe politiche dei partiti che sostengono il governo, sta portando avanti la consultazione con le parti sociali.Ieri è stata la volta della Cgil, che ha apprezzato l’impostazione del provvedimento.

«Apprezziamo l’impegno del ministro a definire una cornice unitaria per tutte le Regioni che vincoli il riconoscimento di autonomia alla definizione dei Livelli essenziali di prestazione: sono stati recepiti importanti rilievi posti dalla Cgil, ora chiediamo risorse e garanzie sui principi», ha commentato la segretaria confederale, Rossana Dettori, sottolineando la priorità che viene riconosciuta alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep).

«Il ministro – ha aggiunto – si è anche impegnato a non riconoscere alcuna autonomia in materia di istruzione». Apprezzamento da parte della Cgil anche per la previsione di un primo stanziamento per la perequazione infrastrutturale.

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