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Guido Bertolaso e Attilio Fontana

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Se una medaglia d’oro al merito della Sanità Pubblica solitamente imperturbabile come un antico capo Apache di fronte a ogni emergenza che la natura ci infligga (terremoti, alluvioni, malattie tropicali, eruzioni vulcaniche, crisi dei rifiuti e dei migranti comprese) all’improvviso s’incazza, be’, bisognerebbe almeno chiedersi perché.

Accade che il Guido Bertolaso, medico, già commissario straordinario per vari governi e già capo della Protezione civile, romanissimo civil servant adottato dalla razza padana per l’emergenza Covid, si ritrovi oggi al centro di polemiche intermittenti intorno al Coronavirus stesso della cui gestione – diciamo – logistica era stato delegato proprio dalla regione Lombardia.

LE INTERVISTE

Il susseguirsi delle notizie è emozionante. Prima, di Bertolaso, appare un’intervista al Foglio in cui, riferendosi al mitico ospedale in Fiera, un florilegio di terapie intensive, il manager dichiara: «Mi è stato chiesto di aiutare a costruirlo con rapidità, cosa che ho fatto, mentre farlo funzionare come dovrebbe funzionare è una prerogativa che spetta a qualcun altro. è un’astronave. Se gli astronauti chiamati a pilotarla non sono capaci credo che la colpa sia di chi li ha scelti». Con una chiosa assai tranchant dello stesso superconsulente: «È andato storto qualcosa che ha a che fare con l’imprevedibile, ovvero essere stata una regione molto popolosa con un gran numero di focolai che sono stati scoperti quando ormai la frittata era stata fatta».

Poi appare l’articolo del Fatto Quotidiano che gli attribuisce dichiarazioni acuminate ma subito smentite dall’interessato: «A causa della mia malattia sono stato di fatto esautorato dall’operazione (si è subito ammalato di Covid19, ndr) dell’ospedale alla Fiera di Milano», sotto un titolo per nulla allusivo: «E Bertolaso scarica Fontana & C: “Fiera, il progetto era altro”».

LA POLEMICA

Dopodiché, arriva l’affermazione dell’avvocato Giuseppe La Scala, il donatore milanese che mercoledì a Business Insider Italia aveva annunciato alcuni accessi agli atti per capire che fine avessero fatto «i soldi donati dai milanesi per quella struttura costata oltre 21 milioni, che ha curato solo una ventina di pazienti e che adesso sarebbe prossima alla chiusura».
Infine, la risposta, durante la trasmissione di Raitre Agorà, dalle Marche – dove sta costruendo un altro ospedale antiCovid – dello stesso Bertolaso, visibilmente seccato dall’essersi suo malgrado trasformato da uomo del fare a uomo del dire.

«I soldi sono stati raccolti, oltre 20 milioni di euro, anche perché c’era il mio nome in mezzo. Quindi se c’è una persona che è preoccupata del fatto che i soldi siano stati gestiti in assoluta trasparenza e che ci sia una rendicontazione puntuale di quello che è stato speso, quella persona sono io – afferma Bertolaso alla conduttrice di Raitre Serena Bortone – Con il presidente Fontana siamo d’accordo che lui e anche l’ente fiera renderanno pubblici sul loro sito tutti i soldi che hanno ricevuto. Da chi e come li stanno spendendo».

L’UOMO DEL DESTINO

E, comunque vada, Bertolaso alla fine promette – di fatto per conto del governatore padano Fontana – che l’ospedale nuovo non chiuderà che anzi si farà un «Covid hospital completo, come gli ho detto fin dal primo giorno per la seconda fase dell’epidemia che verrà il prossimo inverno. Dovete completare l’ospedale, ci deve essere un ospedale Covid, dove c’è la rianimazione, che era cosa più difficile da fare, ma anche il pronto soccorso e il triage e i letti di bassa intensità». Quest’ultima promessa, strappa l’applauso incondizionato della Regione Lombardia, certo; ma ancora nessun ufficiale impegno della politica.

Eppure, quel nuovissimo nosocomio pulsante di tecnologia, sudore e belle speranze vanta i medici preparatissimi, le apparecchiature sfavillanti, i letti ancora avvolti nel cellophane; però manca ancora la volontà burocratica di attivarlo e di non renderlo un monumento alle buone intenzioni. Ma questo non è il compito, onestamente, di Bertolaso. Da sempre avvolto dall’alone di uomo del destino e di servitore di uno Stato non sempre in vena d’apprezzamento, Bertolaso, che fosse commissario straordinario del terremoto o per l’Emergenza incendi boschivi, o per il rischio bionucleare o per i mondiali di ciclismo a Varese, ha sempre svolto perfettamente i propri incarichi con una disinvoltura talora ai limiti dell’umana irritazione. Perfino allo stipendio di 1 euro, come in questi casi. Se all’uomo, solitamente propenso al silenzio attivo e all’azione sottotraccia, parte l’embolo e la dichiarazione selvaggia, be’, occorre chiedersi il perché…

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