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Attilio Fontana

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Non solo in Italia, in Parlamento, e non solo in Lombardia, in primis negli ospedali e nelle Rsa: no, per citare le parole del vice ministro dell’interno e capo politico dei Cinquestelle, Vito Crimi “tutto il mondo ha potuto constatare con i propri occhi la gestione politica fallimentare dell’emergenza ad opera della coppia Fontana-Gallera. Un fallimento epocale”. Il post di Crimi è arrivato poche ore dopo la rissa in Aula di giovedì mattina, quando è stato messo a nudo il modello lombardo di sanità che “che parte da lontano, da quella sanità pubblica con una rete territoriale di prossimità svuotata per favorire i grandi centri della salute e passa dagli arresti e le condanne per tangenti in sanità, fino ad arrivare all’ospedale in Fiera a Milano. Un disastro”, conclude Crimi.

Con toni diversi ma con sostanza immutata la lettera indirizzata a Giuseppe Conte e scritta da un nutrito gruppo di avvocati e magistrati (ancora o non più in carica), con primi firmatari da Elena Paciotti (già presidentessa Associazione nazionale magistrati) e Giuliano Turone (giudice emerito in Cassazione che per anni ha condotto inchieste sulla criminalità organizzata). I firmatari individuano “una serie di errori, di scelte incongrue e di omissioni che hanno portato la nostra Regione ad essere quella con il maggior numero di malati di Covid19 in Italia – ed elencano le – gravi disfunzioni e le carenze denunciate con riguardo alla Regione Lombardia che sono sotto gli occhi di tutti”.

Proprio in seguito a tutti gli episodi che riportano e “al fine di impedire che la situazione possa peggiorare ulteriormente, i sottoscritti chiedono dunque che siano adottate con la massima urgenza tutte le misure necessarie per far sì che la gestione della emergenza sanitaria si svolga finalmente secondo criteri di razionalità, adeguatezza e competenza, anche occorrendo, ad esito delle opportune verifiche ispettive, con la sostituzione di quanti si sono resi responsabili di scelte incongrue ed erronee”.

Un po’ meno pacata la nuova richiesta della campagna “#oraacasarestatecivoi” che sulla sua pagina facebook ha riportato l’intervento del presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta il quale avverte dei grandi rischi che si stanno correndo dopo le riaperture di questi ultimi giorni e in seguito lamenta il fatto che sia stata “demandata interamente alle Regioni la responsabilità del monitoraggio epidemiologico e delle conseguenti azioni, con il ministero della Salute che rimane spettatore passivo: la gestione e il monitoraggio dell’epidemia sono affidati a 21 diversi sistemi sanitari che decideranno in totale autonomia ampliamenti e restrizioni delle misure in base ad una situazione epidemiologica autocertificata. La storia insegna che non è sano quando controllore e controllato coincidono”. Quindi, aggiunge “#oraacasarestatecivoi”, “ha prevalso la cosiddetta autonomia, che in Lombardia visto com’è andata la Fase 1 si traduce in una totale assenza di intervento e nell’abbandono del territorio. Ora più che mai è necessario vigilare sull’operato della Regione”.

Una necessità civica che il governo lombardo sta cercando di evitare in tutti i modi: mercoledì ancora fumata nera per l’elezione del presidente della commissione regionale d’inchiesta sull’emergenza sanitaria voluta dalle opposizioni alle quali, come da prassi, spetta la presidenza. Ma per la seconda volta la votazione non ha portato ad una nomina, poiché la maggioranza a guida leghista, con i suoi 49 consiglieri, continua a far valere la forza dei numeri facendo mancare il quorum. La prossima settimana la terza prova.

Nel frattempo però proseguono le azioni concrete su singole vicende scandalose, prima fra tutte quella dell’ospedale in Fiera a Milano, costruito spendendo oltre 21 milioni di euro per una ventina di pazienti e in probabile chiusura. Per esempio c’è l’invito ad agire arrivato dall’avvocato Giuseppe La Scala, a capo di un noto e ampio studio legale milanese, che ha donato 10mila euro per la raccolta fondi per l’Ospedale e che adesso ha intenzione di vederci chiaro nella gestione dei soldi, iniziando con l’accesso agli atti per poi eventualmente proseguire nei tribunali.

IRENE PANIGHETTI In tema di azioni legali il sindacato Adl Cobas ha presentato un esposto alla Procura milanese chiedendo accertamenti per “per valutare l’esistenza di profili di responsabilità sulla costruzione dell’ospedale alla Fiera di Milano City e della sua gestione”. Il portavoce del sindacato di base Riccardo Germani fautore dell’esposto, definisce l’operazione di mera propaganda e lo denuncia come uno “spreco enorme di risorse quando, proprio nel momento di maggiore criticità, tali fondi sarebbero potuti essere impiegati diversamente – e prosegue elencando esempi di uso migliore dei soldi – con pochi soldi e lo stesso personale si potevano attivare posti letto nei padiglioni dell’ex ospedale di Legnano, oppure allo Stomatologico di Milano o nella Rsa a Pogliano Milanese, con 280 posti letto da inaugurare”.

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