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Sta accadendo ciò che, secondo la vulgata comune, fino a pochi giorni fa era impensabile: la Sicilia che offre, in una tonante prova di solidarietà, aiuto alla Lombardia.

Mentre gli ospedali di Bergamo stanno scoppiando per i ricoveri causa Coronavirus, e cominciano a mancare i posti in terapia intensiva, due pazienti sessantenni orobici, in gravi condizioni respiratorie, sono stati trasferiti nottetempo al reparto di rianimazione dell’ospedale Civico di Palermo con la prognosi riservata. «All’ospedale Civico di Palermo sono state accolte e ricoverate delle persone malate di Codid-19 di Bergamo perché l’Italia è una e indivisibile.

Questo è un segnale che è stato chiesto alla Sicilia, che non ha avuto nessuna difficoltà a dare», ha spiegato l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza agli imbarcaderi della Caronte & Tourist a Messina dove sono stati avviati controlli sulle persone arrivate con treni provenienti dal Nord.

L’assessore ha una certa ragione anche nel lamentarsi: «Quello che chiediamo allo Stato è una distribuzione dei dispositivi di protezione individuale per i medici che sia celere, immediata e ci consenta di far lavorare tutti in sicurezza e un’equa redistribuzione dei ventilatori per aumentare i nostri reparti di rianimazione» . Però, nel momento in cui le agenzie riprendevano la sua dichiarazione ufficiale, usciva anche la notizia che il primario del Pronto soccorso pediatrico dell’Ospedale Cervello di Palermo era risultata positiva al Coronavirus. Non è che la punta dell’iceberg di un contagio in furiosa progressione. Iceberg che, nel frattempo, sta andando alla deriva nel mare della sanità lombarda. Sono, infatti, 252 i nuovi decessi per coronavirus nella Regione governata da Attilio Fontana che da oggi ha richiamato in servizio come superconsulente anche Guido Bertolaso: si tratta di una cifra mai raggiunta finora in regione in una singola giornata.

Dall’inizio dell’emergenza in Lombardia non erano mai stati superati i 200 decessi in un giorno: sabato erano stati 76, mentre mercoledì 11 marzo erano stati 149, il numero massimo di decessi fino a oggi. «I positivi sono 13.272, più 1.587, i ricoverati in ospedale sono 4.898, più 602 rispetto a ieri, c’è una crescita costante ma non esponenziale. In terapia intensiva aumentano solo di 25, 757 in totale, un dato molto più ridotto rispetto alla media di 45 ma non cantiamo vittoria, anche perché i decessi sono 1.218, con una crescita di 252», ha ribadito l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera. Qui la situazione, insomma, è ai limiti della sopportazione. Il sistema scricchiola pesantemente. Si intubano in terapia intensiva anche più di 7 persone al giorno e lavorano senza sosta, con in media un turno di riposo ogni 14 giorni, schiere di medici e infermieri. In due settimane si sono creati 300 posti di rianimazione aggiunti ai 650 che già c’erano. Ma non bastano. Non bastano neanche i medici e gli specialisti addetti a quegli stessi macchinari che la Lombardia sta cercando, affannosamente, in queste ore, di reperire. 

«Stiamo parlando con la Cina, con gli Stati Uniti, con il Sud America. Poi tra questi fornitori ci possono essere anche truffatori e mitomani… Quando ci rendiamo conto che sono persone serie, iniziamo la trattativa»  sostiene sempre Fontana il quale, ancora ieri lamentava che «che ci sia una percezione sbagliatissima a Roma e non solo. Sentivo in tv un medico di Genova, faceva i discorsi di chi non ha coscienza di cosa succede, perché la situazione è oggettivamente gravissima, il virus è subdolo, scompare e ricompare e colpisce duro».

La buona notizia è che ci sono anche 369 guariti più del giorno precedente. Ma non basta neanche questo. Il picco pare debba ancora venire. Le polemiche sono state, vivaddio, una fiammata. Qui, in trincea, si continua a combattere.

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