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Il governatore della Lombardia, Fontana, e il ministro per le Autonomie, Boccia

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LA potenza del virus non si esprime solo in termini di contagio. Nel giro di poche ore ieri ha fatto crollare certezze granitiche, tesi consolidate negli anni. Una su tutte: la sanità affidata alle Regioni. Ed è stato subito scontro tra governo e Lombardia. La prima bordata è partita con la lettera sottoscritta dai sindaci lombardi del Pd, tra i quali quello di Milano, Beppe Sala, e di Bergamo, Giorgio Gori, al governatore Attilio Fontana. Oggetto: la mancanza di presidi sanitari, la carente o inesistente distribuzione di mascherine e tute varie. E la richiesta di chiarimento su alcuni punti importanti. Tipo: «Cosa si sta facendo per proteggere i sanitari gli ospiti delle Rsa?». E perché la Lombardia non segue le direttive del Ministero e dell’Istituto superiore della sanità che prescrivono di sottoporre a tampone i sintomatici e qualora siano positivi i loro familiari e i contatti recenti?

LA SANITÀ TORNI ALLO STATO: ASSE PD-M5S

La seconda bordata, in realtà, era partita prima. La presa di posizione netta di Andrea Orlando, il vicesegretario del Pd. Con l’invito «a riportare in capo allo Stato alcune competenze come la Sanità». Dette in un contesto così drammatico, quelle parole di Orlando avevano tutta l’aria di essere state a lungo covate. E per di più all’interno di un partito il cui segretario, Nicola Zingaretti, è egli stesso governatore del Lazio, ovvero tutore della sanità dei romani. «Con 20 regioni che parlano 20 lingue diverse, credo sia necessario riconsiderare l’ipotesi della clausola di supremazia prevista dalla riforma del 2016, ovvero di un ritorno delle competenze sanitarie allo Stato centrale», ha detto ancora più esplicito l’ex ministro della Giustizia, intervistato da “La Stampa”. Non è mai troppo tardi, insomma, per cambiar opinione. Benvenuto, dunque, a Orlando tra quanti sostengono che 20 sistemi sanitari diversi creano caos e disuguaglianze. Nel governo sembra essersi formato un asse comune. Ieri mattina, infatti, anche Vito Crimi si è schierato di netto. «La sanità – ha detto in collegamento Skype con Agorà, su Rai3 – deve tornare di competenza dello Stato, questo concetto è stato tra i primi presentati dalla nostra senatrice Paola Taverna, la differenza di trattamento, alcune stanno dando risponde ottime, altre no: togliere la tutela della salute dall’articolo 117 della Costituzione».

CRIMI (M5S): FONTANA SI RICORDI DI FORMIGONI

Il viceministro dell’Interno, bresciano, si è impegnato a contattare direttamente il governatore della Lombardia Fontana. «Dalla Protezione civile la Regione ha ricevuto circa 8 milioni di euro. Come sono stati spesi? – ha chiesto Crimi – E come? E perché, nonostante la pressante richiesta dei sindaci del territorio, uno dei più colpiti dal virus, non si è ancora allestito un ospedale da campo nel Bresciano? La Lombardia – ha rincarato la dose il leader facente funzioni del M5S – è indicata come una regione che ha una sanità d’eccellenza ma sta facendo fatica a dare risposte. E ricordo – ecco la frecciata finale – che un presidente che ha guidato la Regione per 4 mandati è stato condannato per tangenti nella sanità». Riferimento affatto velato a Roberto Formigoni, “il celeste”. «Cattiverie gratuite», ha commentato Maria Stella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, anche lei, come Crimi, bresciana ma convinta, nonostante i disastri di questi giorni, che la sanità lombarda con il suo sistema misto pubblico/privato resti un modello, e preoccupata dell’alleanza giallo-rossa, «un asse che inquieta».

FONTANA: SOLO POLEMICHE DA SALA E DAGLI ALTRI

I gruppi di opposizione intanto hanno chiesto la convocazione urgente di una seduta del Consiglio regionale lombardo per riesaminare la strategia sanitaria regionale. E Fontana? Il governatore non si è lasciato processare e ha ribattuto colpo su colpo. «La nostra sanità non è una delle migliori, è “la migliore” – ha subito rivendicato, intervenendo a Radio Padania – Sala e gli altri sindaci sanno fare solo polemiche, la nostra è una Regione seria che agisce solo in base a riscontri scientifici, sul tema dei test rapidi ho più volte ribadito che stiamo verificando il valore effettivo di queste procedure. Agiremo solo nella direzione che ci indica la scienza e non sugli umori e le sparate dei sindaci». E ancora: «Se quello che è successo nella nostra regione fosse successo altrove non so come sarebbe finita, io posso dirmi orgoglioso. Da Roma abbiamo ricevuto solo briciole, abbiamo dovuto arrangiarci da soli». Le critiche non arrivano però solo dai sindaci. Fontana è stato accerchiato. Anche in consiglio regionale è rivolta. «In altre regioni, esempio in Emilia-Romagna e a Roma, i decreti si scrivono tutti insieme – dicono i gruppi di minoranza del Pirellone – Tutti siamo chiamati a collaborare, due settimane fa abbiamo chiesto l’istituzione di un tavolo permanente ma tutto tace».

SALVINI ATTACCA: «SALA E GORI DIANO UNA MANO»

Matteo Salvini, il leader del Carroccio, ha incontrato intanto i sindaci leghisti di molti Comuni lombardi. In quanto alla lettera, l’ex vicepremier ha replicato: «Sala e Gori diano una mano anziché fare polemiche, la Lombardia si è aperta da sola un ospedale in tempo record alla Fiera Milano, domenica se ne apre un altro a Bergamo e uno a Cremona. Si sono aperti mille posti di terapia intensiva e ci si sta dotando da soli di respiratori polmonari in giro per il mondo, mascherine e bombole a ossigeno». E sempre da Milano partono altre accuse pesanti: a molte Rsa sarebbe arrivata da parte delle unità sanitarie locali la richiesta di ospitare pazienti Covid. Come dire: mettete la miccia nel focolaio.

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