Salta al contenuto principale

Acque Torbide

Chiudi
Apri
Per approfondire: 
Tempo di lettura: 
2 minuti m 54 secondi sec

La “banda del buco” del Grande Partito del Nord può stare tranquilla. Noi ogni giorno chiederemo conto di quei 61 miliardi che la più organizzata macchina estrattiva di soldi pubblici preleva dal bilancio statale, li sottrae alle famiglie meridionali (prima ancora che possano neppure vederli) e li trasferisce pari pari a quelle settentrionali.

Quando si tornerà ad alzare la voce e si chiederà l’esecuzione di uno scellerato contratto di governo in nome di un improbabile sovranismo addirittura regionale, potete stare tranquilli che questo giornale chiederà conto ai profittatori di ieri e di oggi.

Perché fino a quando lo Stato è uno e la nazione pure non solo i principi fondanti della Costituzione ma addirittura la legge 42 del 2009 del leghista Calderoli si premura di chiarire che i diritti di cittadinanza – sanità, assistenza, istruzione, trasporto - sono uguali per tutti. Donne, uomini, nonni, nipoti, del Nord e del Sud, sui diritti civili e sociali non si fanno discriminazioni.

Non può esserci una differenza legata al certificato di nascita e invece c'è. Se è vero che al 34,3% della popolazione (il Sud) la spesa pubblica allargata dà il 28,3% e al 65,7% (il Nord) trasferisce il 71,7%, è un fatto indiscutibile che da una parte si toglie il 6% e dall'altro si aggiunge il 6% e che, quindi, ballano in termini assoluti 61,5 miliardi.

C'è un'infanzia tradita che paga con l’assenza di asili nido e con un’edilizia scolastica fatiscente le colpe di una classe dirigente meridionale irresponsabile, quasi sempre inefficiente, spesso corrotta. Su di essa, però, pesa anche la miopia arruffona, di bassa lega, di una classe politica di amministratori del Nord di sicuro più valida, ma che fa sotto traccia il gioco delle tre carte con spesa storica, costi standard, fabbisogni, e finanzia così servizi migliori per i suoi ragazzi usando i soldi pubblici che dovrebbero essere destinati al Sud.
 
 Questa è la realtà e non mi si venga a dire che ovviamente il Nord paga molte più tasse e, quindi,  contribuisce in misura nettamente più significativa alle entrate dello Stato semplicemente perché lo so bene. Il punto è che se continuiamo con la logica della miopia arruffona non solo si sottrarrà sempre al Sud ciò che gli è dovuto se siamo ancora una nazione ma il Nord stesso dovrà continuare a pagare sempre più tasse per sostenere un Sud sempre più povero e francamente questo lo capisce anche un bambino.
 
 Se poi l’obiettivo è separarsi anche sul piano istituzionale sarebbe corretto dirlo e sottoporsi al giudizio degli elettori, perché tutti – ricchi e poveri – siano consapevoli dei rischi capitali che si corrono. Invece no, si continua con i giochetti sottobanco e, per questo, abbiamo deciso di aprire il giornale con il patto non scritto, rivelato da par suo da Claudio Marincola, tra Lega e Cinque Stelle dove si scambia il colpo di spugna sui debiti pregressi della Capitale che vengono messi a carico dello Stato con il via libera dei grillini ai finanziamenti regionalizzati dell’istruzione. Guardate la tabella che pubblichiamo all’Interno frutto di questo presunto diabolico accordo, è da brividi: Lombardia e Veneto fanno il pieno, tutti gli altri pagano dazio, le scuole del sud probabilmente pagano dazio e chiudono. Questo ennesimo baratto concepito e in via di realizzazione sulla pelle del Mezzogiorno avviene nelle solite acque torbide che infestano il tessuto civile del Paese tra le mille opacità con cui il ricco si accanisce vigliaccamente sul povero. Noi sappiamo bene da che parte stare e sveleremo tutte le trame. Almeno saranno costretti a giocare a carte scoperte.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?