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Così muore il Mezzogiorno

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Danilo Toninelli
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Nel 1944 Cristo si è fermato a Eboli, parola di Carlo Levi. Nel 2019, con rispetto parlando, Toninelli si è fermato a Pontecagnano.

Qui, più di 70 anni fa, in questo fazzoletto di terra a sud di Salerno, nella piana del Sele, si fermavano sia la strada sia la ferrovia. Finiva l’Italia. Iniziava una landa di terre aride, dimenticate da Dio e dagli uomini, che scendeva giù sempre uguale fino alla punta dello Stivale. C’era allora, a Pontecagnano, un aeroporto militare bombardato dai tedeschi e ridotto a un campo di fortuna.

LEGGI L'INCHIESTA SULL'AEROPORTO DI PONTECAGNANO/SALERNO-AMALFI

C’è oggi, un aeroporto che il Piano Nazionale dei Trasporti ha inserito tra i 31 scali di interesse nazionale e, per il quale, ha stanziato nello SbloccaItalia del 2014 un finanziamento di 40 milioni per realizzare la pista di atterraggio con “capacità significativa di posti passeggeri”.

Il piano prevede l’integrazione con lo scalo di Capodichino e regalerebbe la “sua infrastruttura” di sviluppo a un pezzo d’Italia con il maggior numero di riconoscimenti Unesco (Riserva di Biosfera, Patrimonio Mondiale dell’Umanità, Geoparco, Dieta Mediterranea e altri) che si snoda tra le bellezze della costiera amalfitana, del Cilento e della Basilicata.

Si decongestiona Napoli e si creano prudenzialmente 1500 nuove opportunità di lavoro, dirette e indirette, per le ricadute nel turismo e nell’agroalimentare.

Bene. Regione, Gesac, Enac hanno da tempo dato il via libera. Da una settimana è arrivata anche la firma pesante del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, manca solo quella del collega delle Infrastrutture, Danilo Toninelli.

Persone vicine al dossier attribuiscono a Toninelli titubanze dovute alla volontà politica di non dare vantaggi elettorali indebiti a avversari politici come il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, da sempre fautore del progetto dell’Aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi. Non sappiamo se sia vero, ci rifiutiamo di crederlo. Sappiamo che quel finanziamento, recuperato in extremis è sotto proroga, si perde per sempre se i lavori non iniziano entro il 2019. Un politico meridionale di grande spessore, che una pubblicistica sbrigativa voleva ridurre all’uomo delle infornate di postini, risponde al nome di Remo Gaspari.

È morto nella casa dove era nato, secondo piano senza ascensore, ma in vita ha rotto l’isolamento geografico del suo Abruzzo collegando le montagne con le autostrade dimostrando visione strategica e capacità realizzativa. Gli abruzzesi lo hanno ricambiato con il talento e la determinazione di un popolo cocciuto e hanno fatto della loro infrastruttura di sviluppo la base per una crescita turistico-alberghiera, artigianale e commerciale, a propria misura, costruito con capitale umano e capitali privati senza pesare sulla finanza pubblica.

Non ci permettiamo di chiedere a Toninelli di avere la stessa visione strategica di Remo Gaspari e di non abbassare più il capo. Tanto meno, di riscrivere da cima a fondo il piano delle opere pubbliche strategiche per dare finalmente al Mezzogiorno ciò che gli spetta (almeno il 34% del totale; se non proprio il 40% che è la quota Pescatore degli anni d’oro del dopoguerra) e non pochissimi interventi come quelli individuati peraltro (guarda caso) quasi sempre senza copertura. Avremmo titolo per farlo perché questo è l’interesse del Paese e avrebbero titolo per farlo i suoi elettori perché questo è il mandato che hanno dato al partito con il quale Toninelli è stato eletto. Non lo faremo, signor ministro, perché ci sembra di chiederle troppo. È un po’ come chiedere ai due compagni belligeranti, i vicepremier Di Maio e Salvini, di rendersi conto che camminano in bilico sul filo della crisi finanziaria.

LEGGI L'INCHIESTA SULLO "SCIPPO" AL SUD
IN RIFERIMENTO ALLA SPESA PUBBLICA PER IL MEZZOGIORNO

Lo facciamo ogni giorno senza successo. A mettere, però, la firma per il via libera a Pontecagnano e per dare il suo aeroporto a mezza Campania e a tutta la Basilicata, può farcela ministro, anche lei. Mi creda. Soprattutto, eviterebbe la vergogna di avere tradito il Sud anche quando non costa niente. Sarebbe davvero troppo. Carlo Levi, da lassù, la guarda di sicuro. Evitiamo almeno che si rivolti nella tomba.

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