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Finanziamenti Ue e “manine” italiane: i soliti noti

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Giovani in cerca di lavoro
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A volte la realtà supera l’immaginazione. Potevate anche solo ipotizzare che le risorse messe a disposizione dall’Europa per contrastare la disoccupazione giovanile di Calabria, Puglia, Campania, Sicilia venissero dirottate in gran parte a Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto? No, di sicuro no.

Invece non è un’ipotesi, più semplicemente è accaduto, grazie alla regia di “sapienti” manine italiane. Nonostante le Regioni del Sud abbiano tassi di disoccupazione giovanile doppi o quasi tripli rispetto al triangolo del Nord, l’amministrazione italiana (non europea) ha destinato ai giovani calabresi un terzo di quanto destinato ai giovani lombardi, ai lucani addirittura un decimo.

FONDI UE PER LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE NELLE CASSE DELLE REGIONI DEL NORD

Per quanto all’inizio del programma (2014-2018) le tre Regioni ricche potevano formalmente accedere agli aiuti comunitari, non ci vuole molto a capire che il cuore del problema sta da un’altra parte e che a quella parte bisognosa - addirittura anche con i soldi pubblici non italiani ma europei - si è trasferito molto meno di quello che si è invece indebitamente trasferito alla parte ricca del Paese. Nei fatti, il sovranismo viene svilito a sopraffazione del ricco sul povero.

L’Europa della coesione e della moneta unica sono l’ultima speranza che resta al nostro Mezzogiorno. Anzi, all’Italia.

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