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Il coraggio di Draghi e l'Europa politica

Basta amministratori di condominio

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Mario Draghi
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L’Europa di oggi ha un problema rilevante, nasce dall’allargamento non gestito ai Paesi dell’Est, riguarda la sua omogeneizzazione. Si trova nel guado, anche per la perdurante crisi di credibilità della classe di governo italiana, tra egemonia franco-tedesca e gelosia di tutti gli altri.

L’Europa ha bisogno assoluto di un leader politico che la prenda per mano, non dell’ennesimo amministratore di condominio o dell’ultimo portatore di acqua del partito franco-tedesco. Se giro lo sguardo all’indietro, che è sempre cosa buona per interpretare il presente e costruire bene il futuro, ritrovo solo due figure con la statura politica del leader.

Il primo è Jacques Delors perché è l’uomo che più di tutti ha legato il proprio nome alla creazione dell’Europa come qualcosa di nuovo, si è speso con intelligenza e passione per dare identità al progetto europeo. Il suo problema non era avvantaggiare la Francia, ma costruire l’Europa.

Il secondo si chiama Romano Prodi.

Ha avvertito prima degli altri che stava crollando il sistema bipolare Usa-Urss, ha difeso l’identità europea voluta da Delors e ha aperto all’allargamento ai Paesi dell’Est proprio perché voleva che l’Europa fosse l’elemento di stabilizzazione del vuoto che si sarebbe creato. Voleva evitare che i frammenti si spargessero per aria e che la Russia di Putin si potesse riprendere qualcuno di quei frammenti. Come dire: meglio di qua che di là. Non essendoci più l’Urss veniva meno l’interesse americano sull’Europa e il Vecchio Continente rischiava di perdere quell’identità che Delors aveva così tenacemente costruito sul piano economico e politico. La “lady di ferro” inglese, Margaret Thatcher, fece vedere i sorci verdi a Delors e Jacques Chirac che non le mandava a dire, fece vedere i sorci verdi a Prodi, ma entrambi resistettero.

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Oggi l’Europa politica, se vuole sopravvivere, ha bisogno di una leadership carismatica che faccia quello che ha fatto Draghi con la politica monetaria liberando la Banca centrale europea dalle ombre paralizzanti del suo ultimo “amministratore di condominio”, il patriota francese Jean-Claude Trichet. segue dalla prima Il celebre whatever it takes, la mossa giusta nel momento politicamente giusto, misura il coraggio americano del banchiere centrale europeo. Draghi agisce dentro i suoi poteri, quelle due parole esprimono la sua credibilità personale e la forza di fuoco potenziale della Bce; non ha un mandato, anzi ha contro il Governatore della Bundesbank Weidmann e il superfalco tedesco Schauble. Lui, Draghi, agisce dunque in assoluta solitudine, e dice: cari hedge funds, caro Soros, voi volete fare tanti soldi, voi perderete tanti soldi, insomma non passerete.

Per capirci, la Bce non caccerà nemmeno un euro, ma la speculazione si ritirerà. Questo è il capolavoro politico di Draghi che appartiene alla storia. Le tecnicalità, il quantitative easing, le nuove iniezioni di liquidità, verranno dopo, questo significa essere guida non amministratore di condominio. Larry Summers, un ex ministro del Tesoro americano molto stimato, ha dichiarato che Draghi è il più grande banchiere centrale degli ultimi trentacinque anni, e a chi gli chiesto perché, ha dato una risposta telegrafica: ha salvato l’eurozona. Per inciso, ha salvato l’Europa non l’Italia dalla crisi finanziaria e, salvando l’Europa, ha salvato l’Italia. Non si poteva fare diversamente.

Questa è capacità di leadership.

Vedremo che cosa succederà nell’urna in Italia e in tutti i Paesi europei. Ciò che, però, si può dire sin da oggi è che l’Europa che non confonde indipendenza con sovranismo e che sa che la sovranità nazionale oggi è tutelata solo da una sovranità monetaria condivisa, di tutto ha bisogno meno che di vecchi riti tipo spitzenkandidaten e, cioè, di candidati espressi dai maggiori partiti eletti in Parlamento e piazzati alla guida dell’Europa con un accordo spartitorio tra capi di stato e di governo che riguardi tutte le poltrone in gioco. Non abbiamo voglia di ripetere i nomi che sono usciti espressione dei popolari, dei liberali, dei socialisti, di questo o quel Paese, i sovranisti hanno fatto e fanno tanto rumore ma fanno fatica a entrare in partita. A noi preme dire che qualunque nome uscirà da questo bancolotto non servirà a nulla, di certo non servirà all’Europa. Non abbiamo bisogno di un altro amministratore di condominio che media tra una posizione e l’altra, un interesse e l’altro, ma di qualcuno che sorprenda tutti, che ascolti gli altri ma si presenti con un’idea sua.

L’Europa ha bisogno di mettersi nelle mani di uno che guida, di un leader vero, figure del valore dei Fondatori come Adenauer, Schuman, De Gasperi. Se no sarà sempre un litigiosissimo condominio. Fra un po’ grandina, ha detto il sottosegretario Giorgetti che ha orecchie per ascoltare i mercati, e grandina in Italia certo, per colpe chiaramente nostre certo, ma anche perché grandina in Europa, non è che in casa piove e lì splende un sole meraviglioso. Oggi l’Europa è alle prese con gli Stati Uniti e con la Cina in guerra tra di loro, ma anche con l’India, l’Africa e la Russia saldamente guidata da Putin, che si definisce un uomo dell’Occidente, ma che si presenta, spesso, come un fattore di destabilizzazione. Sarà un caso, ma in tutti i focolai del mondo, Venezuela, Libia, Iran, Turchia, il suo zampino c’è sempre.

Insomma: capi di stato e capi di governo dei Paesi europei che avessero un minimo di visione, dovrebbero capire da soli che si sta trattando della sopravvivenza, che la crisi mondiale chiederà di pagare il conto a tutti, a partire da loro. Servono lo spirito dei Fondatori, dei Delors, dei Prodi, e il coraggio americano di Draghi. Buttassero via quelle liste di sette, otto, dieci candidati e prendessero tutti coscienza che l’Europa ha bisogno di una guida che è rispettata nel mondo e ascoltata da tutti indipendentemente dal cappellino che ha in testa. Per tirare fuori l’Europa da questa crisi di passaggio e attraversare indenne la tempesta politica, serve una guida carismatica che ripeta con l’Europa l’operazione fatta da Draghi con l’euro.

Due parole e una faccia.

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