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Asili Nido e scippo al Sud: C'è un giudice a Berlino

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Esiste dunque un giudice a Berlino. Mi è venuto in mente il mugnaio dell’opera di Bertolt Brecht che lotta contro l’imperatore Federico II di Prussia. L’imperatore vuole buttare giù a Potsdam il mulino del mugnaio perché danneggia il panorama del suo castello di Sans Souci. Compra tutti i giudici e tutti gli avvocati a cui il mugnaio si rivolge, ma lui non molla e, alla fine, trova un giudice onesto che gli fa vincere la causa.

Le bambine e i bambini di Riccia, di Casoria, di Altamura - oltre 150mila abitanti tra Molise, Campania, Puglia e zero euro per gli asili nido - hanno trovato i loro giudici a Berlino.

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E

COME SI E ALLARGATA LA RIVOLTA DEI COMUNI

Si chiamano Ivo Correale, presidente facente funzioni del TAR del Lazio, Roberta Ravasio, consigliere, estensore, Lucia Maria Brancatelli, primo referendario. Tutti e tre hanno dato trenta giorni a ministero dell’Interno, dell’Economia e alla Presidenza del Consiglio per spiegare sulla base di quali criteri sono riusciti a aggirare le regole costituzionali, e addirittura federali secondo i principi fissati dall’ex ministro leghista Calderoli nella legge 42 del 2009, per cui tutti hanno uguale diritto di cittadinanza in materia di spesa sociale (asili nido e molto altro), trasporti, istruzione.

LEGGI LA NOTIZIA SUL PRIMO NO ALLO SCIPPO AL SUD: LA SENTENZA DEL TAR LAZIO SUGLI ASILI NIDO

Mi viene voglia di abbracciare idealmente Micaela Fanelli e Marco Esposito, ispiratori di questa battaglia legale, e non credo di esagerare se rivendico al Quotidiano del Sud il ruolo di “mugnaio” a difesa del mulino dei diritti sociali e civili delle popolazioni meridionali contro gli scippi di Stato operati in casa dal Nord a spese del Sud. Ballano decine e decine di miliardi l’anno nel silenzio complice di tutti o quasi. Questo giornale è nato anche per fare tale operazione verità e, come il mugnaio dell’opera di Bertolt Brecht, non mollerà fino a quando la vedrà pienamente riconosciuta.

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A quel punto, si saranno poste le basi per una più equa ripartizione delle poche risorse pubbliche disponibili e si sarà finalmente capito che l’Europa della coesione e della moneta unica (euro) è il più solido ancoraggio perché l’Italia nel suo insieme, non il Mezzogiorno, cominci a crescere per davvero in modo significativo. Bisogna uscire dalla miopia e dagli egoismi di una secessione dei ricchi in atto da dieci anni e mascherata oggi come autonomia differenziata. Bisogna farlo in fretta. 

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