Salta al contenuto principale

Il dolo politico

Chiudi
Apri
Didascalia Foto: 
Luigi di Maio e Matteo Salvini
Tempo di lettura: 
3 minuti m 10 secondi sec

NON c’è istituzione della Repubblica italiana che non scopra tracce dello zampino truffaldino delle Regioni e dei Comuni del Nord a spese delle Regioni e dei Comuni del Sud. Uno scippo di decine e decine di miliardi l’anno, operato con il trucco della spesa storica, alimentata a debito e violando i tetti nazionali, per cui al Nord si fanno lievitare i costi del 23% e l’anno successivo si eleva, di conseguenza, il fabbisogno certificato dalla spesa storica e, quindi, cresce il finanziamento pubblico. Sono tutte risorse sottratte alle bambine e ai bambini del Sud, ma anche agli anziani, al trasporto locale e alla scuola, alla formazione. Dopo dieci anni di deviazione integrano i presupposti di un autentico colpo di Stato. Una separazione di fatto delle due Italie attuata dai ricchi con i soldi pubblici dovuti ai poveri.

La Ragioneria generale dello Stato ha messo per iscritto in un documento che doveva rimanere riservato che tutto ciò è stato possibile perché, a dieci anni dalla legge Calderoli, non sono stati definiti né i livelli essenziali, né i fabbisogni standard, e non è stata attuata alcuna delle riforme federali promesse, a partire dal Catasto. Siamo alla vergogna delle vergogne perché non può essere solo incapacità, il dolo politico è evidente. L’autonomia differenziata è l’apoteosi di questo miope “disegno criminoso” frutto di “un’associazione a delinquere” politico-affaristica, smascherata da questo giornale sulla base di un lavoro di inchiesta che trova riscontri puntuali nei documenti di tutte le istituzioni pubbliche più rilevanti di questo Paese.

CLICCA QUI PER ACQUISTARE L'EDIZIONE DIGITALE

Per capirci, la realtà di oggi è che a Cetraro e Paola, nel cosentino, le sale operatorie si aprono solo per le urgenze perché mancano gli anestesisti e non se ne può assumere neppure uno mentre in Piemonte e in Liguria (104 milioni di disavanzo complessivo) si continua a fare spesa allegra e si assume alla grande. Scrive testualmente la Corte dei Conti, (pag 191, rapporto sul coordinamento della finanza pubblica) “…il peggioramento dei conti è da ricondurre soprattutto alle Regioni a statuto ordinario del Nord”. Chiaro?

Più in alto, nella classifica delle vergogne, c’è solo la nuvola di balle pericolose che confezionano ogni giorno politici a gettoni e uomini dell’informazione compiacenti in un talk show permanente dove, rare eccezioni a parte, la regola sono l’incompetenza e il servilismo militante. Bucare la nuvola e scendere sulla terra è obbligatorio per gli italiani se non vogliono lavorare più o meno consapevolmente per l’Italexit. Siamo ultimi in Europa per crescita - rischiamo la terza recessione - e credito reputazionale, il mercato è arrivato (ingiustificatamente) a far pagare i nostri titoli di Stato quinquennali più di quelli greci. Gli uomini che, con il loro vaniloquio, ci hanno messo in mutande, continuano a giocare indisturbati con i minibot, una via di mezzo tra “buoni pasto” e fuffa pura, e altre simili amenità illusioniste.

Il Capitano e il prescelto di Casaleggio vaneggiano di mega sconti fiscali, hanno mille megafoni televisivi dove non si alza mai nessuno a dire che loro (non altri) hanno aumentato non diminuito le tasse. Fanno tremare con le loro balle, tutte insieme costano 73 miliardi, non solo i risparmiatori italiani ma quelli dell’intera Europa. Il Capitano, da solo, ripete che il suo co-comandante grillino, è d’accordo sull’autonomia differenziata e, cioè, che la costituzionalizzazione dello scippo di Stato e la separazione anche formale delle due Italie sono cosa fatta. Se l’Italia e l’Europa non vogliono saltare, le balle rimarranno tali. Il pericolo vero è proprio l’autonomia differenziata perché non ha un costo per gli europei ma solo per gli italiani. I ricchi del Nord pensano (sbagliando) che pagheranno solo i poveri del Sud e, quindi, non rinunceranno alla solita arroganza e ai soliti giochetti. Vorranno, insomma, andare avanti. Per fermarli, non basterà spegnere il televisore e i suoi mille megafoni.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?